“Balcanica” è un brano synth pop con ritmi elettronici e un piglio cinematografico fatto su misura per chi ama viaggiare con la musica.
Ci siamo, i Gate66 tornano a raccontarci il futuro con “Balcanica”, il nuovo singolo disponibile dal 4 settembre su tutti i digital store. Un brano synth pop con ritmi elettronici e un piglio cinematografico fatto su misura per chi ama viaggiare con la musica.
Dopo “La Tecnica del Doppio” arrivate con “Balcanica”, un brano che mescola speranza e resistenza. Cosa vi ha portato a spostarvi da avventure spaziali a un racconto più “terrestre” e politico?
Siamo sempre nell’ambito della SF seppure di ambientazione distopica. Difatti, il disclaimer iniziale del video recita “Questa storia si svolge da qualche parte, fra un po’ di anni” ed è non solo un dato temporale della storia ma anche un affettuoso omaggio all’incipit iniziale che compariva all’inizio di ogni puntata di “A come Andromeda” (“Questa storia si svolge in Inghilterra l’anno prossimo”), miniserie SF televisiva RAI del 1972. Noi da sempre siamo appassionati di fumetti. Per es. il remix di “Quando nevica” pesca a piene mani da un fumetto (L’Eternauta) ed è uscito una manciata di mesi prima della serie Netflix che, abbiamo poi saputo, si è avvalsa dell’AI per generare alcune sequenze.
Anche per il video di Balcanica abbiamo pescato dai fumetti e per la precisione da una graphic novel comparsa a puntate dal 1980 al 1991 sul magazine americano RAW ed insignito del premio Pulitzer nel 1992, primo ed unico fumetto a ricevere tale onorificenza: stiamo parlando di “Maus: storia di un sopravvissuto” di Art Spiegelman, che racconta in una sorta di diario a fumetti le vicissitudini dei propri genitori ebrei polacchi, internati e poi miracolosamente fuggiti da Auschwitz, così come narrate da Vladek, il padre dell’autore. Del resto il contrasto gatto/topo è vecchissimo nei comics e cartoon se si pensa a Topolino e Gamba Di Legno, Tom & Jerry e chi più ne ha, più ne metta.
In “Balcanica” citate come ispirazione “Was Dog a Doughnut?” di Cat Stevens del 1977. Cosa vi affascina di questo pezzo pionieristico e come avete integrato questa influenza nel vostro sound futuristico?
Innanzitutto che l’ha realizzato Cat Stevens, che se uno pensa al suo repertorio non può rimanere stupito che avesse realizzato nel 1977 una traccia totalmente strumentale “funk electro” (genere indicato da Gemini), episodio peraltro unico in tutta la sua carriera. Poi, il sound di basso e synth su quel groove un po’ sospeso ma robusto ed ipnotico. Era roba che funzionava molto bene alla Mecca o alla Baia degli Angeli, o almeno così riferiscono gli annali storici.
Si era pensato quasi di campionare la ritmica ma il nostro distributore americano è molto ligio sul discorso “sample” e ti blocca la release in un lampo. Per cui ce lo siamo risuonato, adattato e poi ci abbiamo costruito sopra qualcosa che doveva suonare molto epico, in linea con il testo realizzato da Bruno J. Tra l’altro, questa è la nostra prima traccia dove compare uno strumento acustico, la chitarra, suonata per l’occasione da Simone Mularoni che è anche il titolare dello studio dove abbiamo mixato il brano.
Il videoclip con due topi antropomorfi in fuga da un golpe felino ha un forte potere simbolico. Come nasce questa scelta narrativa e cosa rappresentano questi personaggi nel vostro immaginario?
Pensavamo fosse una storia epica che nel nostro cervello si sposava bene ad un brano che dovrebbe suonare a sua volta epico. O almeno così dovrebbe suonare alle orecchie dell’ascoltatore secondo le nostre intenzioni. Vista l’ispirazione originaria data dal fumetto al video, la rappresentazione dei personaggi potrebbe sembrare scontata. I topi sono gli ebrei oppressi, i gatti sono i nazisti oppressori, e non andiamo oltre per evitare spoiler per chi si vuole guardare il video. Ma, come detto, questa storia non si svolge ORA bensì in un futuro non proprio prossimo.
Del resto, si fa presto a passare dalla parte del topo a quella del gatto (e viceversa) per cui “ogni riferimento a persone o fatti è puramente casuale”, famoso disclaimer che va di pari passo con l’antico detto “chi semina vento, trova tempesta”. Poi bisogna precisare che tutto quello che viene concepito in video è il frutto di visioni politiche totalmente opposte all’interno della band, come si può intuire dalla nostra simpatica foto dove siamo un gatto e un topo.
Di conseguenza, le storie narrate in video possono essere lette in una duplice chiave.
Sul video ci sono alcuni indizi mischiati che dovrebbero fare intuire questa dicotomia di pensiero ed invitiamo il lettore curioso a ricercare questi (3) indizi e magari a segnalarceli nei commenti del video o dei clippini rendendoci orgogliosi e gonfi come piccioni. Unico messaggio che forse potrebbe essere chiaro è il seguente: a prescindere dalle ragioni o dai torti, chi è dotato di forza maggiore, vince. Si può essere d’accordo o meno ma è un fatto di fronte al quale occorre essere realisti. Del resto, l’abbiamo scritto nei titoli finali citando Carl von Clausewitz, generale prussiano, che sicuramente non era di sinistra: “La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”. Ma questa frase poteva ben essere sostituita tranquillamente con “La rivoluzione non è un pranzo di gala” di Mao, che sicuramente non era di destra.
Il videoclip ha un finale a sorpresa che apre nuovi scenari conflittuali. Possiamo aspettarci un vero e proprio “universo narrativo” nei vostri prossimi brani e video?
Nei prossimi brani no e, per quanto riguarda i video di ogni singola release, siamo “antologici” come certe serie televisive, pur rimanendo nell’ambito fantascientifico: ogni storia inizia e finisce e la successiva non è collegata alle precedenti. Un universo narrativo in corso di sviluppo però c’è senz’altro e compare nei clippini che abbiamo rilasciato (e stiamo rilasciando) prima e dopo l’uscita di Balcanica. Chi vuole, se li può andare a vedere su You Tube dove c’è una playlist dedicata che li contiene tutti. Si tratta di brevi spezzoni con fatti e situazioni parallele a quello che viene mostrato nel video.
Il vostro messaggio in “Balcanica” è di speranza e resistenza. Come pensate che la musica possa oggi – nel presente – stimolare un cambiamento reale, come avete accennato nella scorsa intervista?
A Speranza e Resistenza aggiungeremmo anche Costanza, che sempre ci vuole sia che si vinca che si perda. Costanza nel portare avanti le proprie idee, cosa che poi nella realtà spesso si può tradurre nel dovere mazzolare il tuo antagonista o essere mazzolato dallo stesso.
Sul serio abbiamo detto che la musica può stimolare un cambiamento reale? Che teneri che eravamo. Ora come ora, il bollettino è divenuto più mesto: non c’è più modo di cambiare con la musica perché tempo 5 anni, non saremo più in grado di stabilire cosa è reale e cosa no. Siamo già entrati nell’era dell’immaginazione artificiale al potere, con buona pace di Marcuse. Già succede con i video, con la musica non parliamone neppure. Gli “AI Producer” si stanno moltiplicando come zombie in una popolazione di ciechi.
Spotify sembra che sottobanco stia incoraggiando la musica generata con AI perché gli fa risparmiare un botto di quattrini in royalties. Di conseguenza, noi abbiamo imparato a muoverci anche tra gli AI producers come facevano alcuni personaggi di The Walking Dead che si cospargevano di sangue e budella di altri zombie per non essere “sgamati”: postando i nostri clippini video AI con musica umana sulle pagine dedicate alla musica creata con AI. A noi non dispiacciono gli AI producers, ma la sensazione è che stiamo intravedendo all’orizzonte “l’inizio di una resa invincibile”.


