Recensioni e Interviste

I Lady and the Clowns si raccontano in questa intervista

Tra le formazioni indipendenti romane, i Lady and the Clowns hanno costruito negli anni un percorso coerente, fatto di sperimentazioni mirate e di un’identità che unisce energia e attenzione al dettaglio.

Il trio ha esordito con un suono vicino al rock e al funk, sviluppando col tempo un linguaggio personale che non teme di mescolare generi diversi. Con il nuovo singolo “Rebel Ship” compiono un ulteriore passo avanti, scegliendo atmosfere folk che valorizzano la scrittura e introducono una tromba dal timbro caldo, capace di aggiungere una sfumatura malinconica senza rinunciare alla loro vivacità di fondo.

Il brano nasce da una riflessione collettiva su come le persone si ostinino a rimanere in situazioni che non offrono più stimoli. La nave diventa un’immagine simbolica, mentre la “rebel ship” invita a cambiare rotta e a cercare nuove prospettive. Più che dare risposte, i Lady and the Clowns preferiscono porre domande, mantenendo un equilibrio tra introspezione e immediatezza musicale.

In questa intervista la band racconta la genesi di “Rebel Ship”, il rapporto con il pubblico e la volontà di continuare a evolvere senza perdere la propria cifra stilistica, offrendo un ritratto di maturità creativa che si riflette in ogni nota.

Nel testo di Rebel Ship vi chiedete perché ci si ostini a rimanere nella comfort zone. È un tema che riguarda anche il vostro percorso artistico? 

In realtà, si e no, abbiamo sperimentato tanto nel tempo, intraprendendo anche generi che non rientravano troppo nella nostra comfort zone.

La malinconia che emerge dal brano sembra in contrasto con la vostra energia dal vivo. È una contrapposizione voluta o naturale? 

Crediamo sia naturale. A una componente energetica corrisponde sempre una componente più introspettiva. Siamo proprio così, senza filtri.

Con Mar Viola avete pubblicato il vostro primo album. In che modo quell’esperienza vi ha preparato a un brano come Rebel Ship

Lavorare a un album per tanto tempo, ci ha insegnato a non aspettare troppo perchè i gusti, le idee cambiano. Ci ha insegnato a fare le cose più di pancia. Abbiamo scritto Rebel Ship in poco tempo e ci siamo lanciati a registrarla.

Avete partecipato anche al mondo dei videogiochi con la colonna sonora di Downtown Club. Quanto influisce questa dimensione crossmediale sul vostro modo di scrivere musica? 

Influisce molto perché ci spinge a ragionare in modo diverso. I nostri brani nascono dalla necessità di mettere le nostre necessità per iscritto ed in musica, mentre i brani per un videogioco nascono dalla necessità di trasmettere determinate sensazioni mentre si gioca. 

Ci sono riferimenti letterari o artistici che hanno ispirato le metafore marinaresche presenti nel brano? 

Primo fra tutti l’autore svedese Bjorn Larsson, con il romanzo “Bisogno di Libertà”. Poi, Melville e Moby Dick sempre al primo posto. 

Se doveste descrivere Rebel Ship con tre aggettivi che riassumano spirito, sonorità e messaggio, quali scegliereste? 

Apparentemente spensierata, leggiadra e diretta

— Onda Musicale

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