Il giorno dopo… i postumi. Disco decisamente punk questo che segna l’esordio personale di Loste, figura di culto della scena punk italiana tra fine ’90 e inizio ’00, oggi pronto a riemergere dalle proprie macerie personali con un suono nuovo, più ibrido, più feroce.
Dopo anni di silenzio, di errori e ripartenze, Loste torna con un disco che scava nel vissuto: la fine di un amore, la depressione, la rabbia, la solitudine, ma anche la lucidità di chi ha imparato a guardarsi dentro senza filtri. Il punk resta la spina dorsale, ma tutto si trasforma: reggaeton, elettronica anni ’80, folk e campionamenti analogici contaminano i brani, come se ogni suono fosse una cicatrice che vibra. È l’urgenza che parla. È l’urgenza che suona. E tutto si muove in bilico tra ironia ed eccessi fragili. Il punk vive di buona salute…
“Postumi” è un titolo che evoca un dopo, una ferita, una conseguenza. Ti sei mai chiesto se in fondo scrivere canzoni non sia proprio un modo per sopravvivere a ciò che resta?
Le canzoni, così come l’arte in generale, le considero forme di esorcismo. Riescono ad estirpare il male che uno ha dentro, veicolandolo da qualche altra parte sì, ma lasciando comunque delle tracce. I Postumi, per l’appunto.
Loste, in questo disco sembri mettere a nudo tutto: rabbia, ironia, malinconia, persino il disincanto. Mettersi a nudo in fondo è una cosa davvero “punk” … non trovi?
Diciamo che ultimamente il mondo del punk si è standardizzato su temi ben fissi che si devono trattare per forza: dalla becera politica (Meloni culo, Salvini culo, free Palestina, etc…) a temi sociali di grido ( LGBT, nazi vs punk, etc…) o semplicemente autocelebra tutti dei canoni che pensando al concetto di “punk” fa già ridere così… Personalmente, e credo che alla mia veneranda età me lo possa anche permettere, ho scelto di essere il più veritiero possibile e descrivere dei disagi che non solo io, ma che di cui tutta la società moderna è vittima. Gli abbandoni, l’esclusione sociale, il voler apparire a tutti i costi, la falsa carità, i problemi psicologici, gli eccessi intesi come autodistruzione e non come “allegre sbronze”, sono problemi di cui tutti in fondo soffriamo…
Che poi l’ironia permea tutto, proprio da stile punk. E qui penso al video “La terra è un posto bellissimo” (e anche da questo titolo che usi) … ironia appunto… non trovi?
Più che ironia pura, la intendo come una forma di sottilissima satira / provocazione. “Ti dico una cosa, ma non te la dico, però intanto te l’ho detta, ma intendo il contrario”. Sta a te poi decidere in cosa vuoi credere e se ci vuoi credere…
Penso che la rabbia sia una risorsa che dovremmo tornare a coltivare con intelligenza. In realtà siamo oggi in un mondo sopito, dentro cui nessuno ha più gli strumenti per arrabbiarsi e quindi protestare. Cosa ne pensi, Loste?
La rabbia è come la velocità in autostrada: se vai a 100/130 km/h sei nei limiti e sei più o meno sicuro di arrivare dove vuoi senza particolari rischi. Se superi i limiti sicuramente arrivi prima, sei più efficace ma c’è il rischio di fare incidenti o prendere multe; se vai troppo piano comunque ci metti tanto e diventi lo stesso un pericolo per te stesso e per gli altri. Ecco, la rabbia, secondo me, va usata in questo modo, per alimentare quello che si vuole dire e fare in modo che diventi uno strumento utile e non distruttivo/pericoloso. Certo, qualche eccesso però ogni tanto ci sta eh!
Questo disco fa protesta politica, sociale… o semplice fotografia punk di quello che viviamo?
È il mondo in cui viviamo: un mondo delle volte veloce, delle volte global/social, delle volte estremamente lento e depresso, delle volte più introspettivo, delle volte tragicomico, delle volte semplicemente spietato, delle volte paranoico, delle volte spensierato. La cosa che più mi spaventa, e che ho voluto (forse azzardando un po’) rappresentare nel disco è la velocità con cui questo mondo cambia. E il disco passa dal reggaeton delle Bionde Fanno Male alla twinpeaksiana Judy così, nel tempo di uno skip.
E tra le note stampa leggo il nome prezioso di Fabio Ilacqua. Dicci di questa connessione…
Fabio è un grande amico (e un compaesano) che ha seguito semplicemente con interesse questo lavoro dall’inizio dandomi dei preziosissimi consigli sulla scrittura e appunto sulla parte “ironica” dell’album, ma soprattutto infondendomi il coraggio di portare avanti un lavoro così audace e rischioso, sbattendomene dei canoni del punk e del pop. Senza di lui (e altre persone) sarei rimasto semplicemente a subirmi i Postumi…


