Intervista a Cris Pellecchia, bassista, compositore e arrangiatore dei NoIndex, fuori con l’album d’esordio “3024”.
Un titolo che sembra un manifesto di intenti politici, sociali, artistici… indeterminato questo suono pop che trovo dentro l’esordio titolato “3024”, solido sicuramente, di soluzioni coerenti, credibili, efficaci… ma indeterminato, quasi come nel non voler mai prendere posizione, quasi che sia indispensabile l’osservazione priva di dichiarazioni ufficiali, mera attitudine cronachistica non priva di visioni futuristiche, lisergiche, quasi prive di scossoni emotivi come giustamente dipingono il mondo che verrà, preda e conseguenza di atarassie globali. Indeterminato come inneggia il loro moniker: NoIndex.
Campani, a firma di Francesco Paolo Somma (voce, autore dei testi e compositore) e Cris Pellecchia (bassista, compositore e arrangiatore dei brani) – colui che fermiamo per la nostra chiacchierata. A seguire anche il lavoro sui video che portano avanti quasi come fosse un cortometraggio: imperano le nuove intelligenze programmabili. Impera il deserto edificabile ancora poco esplorato delle nuove fantasie evolutive. Un disco di pop d’autore questo “3024”: la trasgressione sonora poteva essere più decisa, spinta, esoterica. Le soluzioni adottate dai NoIndex comunque parlano la lingua di oggi…
L’arte dialoga con la matematica e con la tecnica. Credo che questo sia l’aspetto del disco che più rappresenti la condizione umana di oggi. Cosa ne pensate?
È un bel modo di vedere ciò che abbiamo creato. Secondo noi quello che già sta accadendo è che la matematica e la tecnica stiano soppiantando l’arte e la stessa condizione umana. Molto spesso, infatti, siamo giudicati per le cose che facciamo e per i numeri che produciamo più che per l’arte. L’EP che abbiamo prodotto è un modo per esorcizzare ciò che sta accadendo, cercando di mettere l’accento proprio sulla necessità che sia l’arte e l’umanità a rappresentarci davvero per quello che siamo.
È davvero interessante, voglio sottolinearlo, quanto sia importante per voi NoIndex il suono tanto da citare chi lo cura come membro integrante del progetto. È corretta questa lettura?
Sì. Gianfranco per noi è una figura cardine. Nonostante sia esterno al progetto, riesce a venire incontro alle nostre esigenze di dettaglio e a massimizzare il risultato. Nonostante sia una collaborazione esterna, per noi è ciò che Nigel Godric è per i Radiohead o Alan Parson per i Pink Floyd.
Bellissima la produzione video. Avete pensato anche ad un lungometraggio?
Assolutamente sì. Ci sono tanti progetti in cantiere intorno al concept. Uno di questi lo stiamo portando avanti su Instagram. Abbiamo creato una miniserie ad episodi che pubblichiamo ogni settimana, nella quale svisceriamo le vite di due personaggi principali (Anauel e Mebahel), che altro non sono che le nostre versioni AI (anzi, si direbbe quasi che noi siamo le loro versioni materiali).
NoIndex, avete pensato anche ad una direzione narrativa su carta?
Certo, stiamo scrivendo un libro a riguardo e non escludiamo la realizzazione di una graphic novel.
L’intelligenza artificiale in che modo lavora al progetto? Se in qualche modo intervenuto, ovviamente…
L’AI è uno strumento che abbiamo scelto di utilizzare per due motivi principali: ci consente di sviluppare le nostre idee creative abbattendo i costi riesce a declinare in maniera ancora più esaustiva il concept. Chiaramente non viene delegato nulla dal punto di vista creativo all’AI, siamo sempre noi a dettare l’idea per poi realizzarla con lo strumento. La utilizziamo un po’ come se fosse una “matita”: “disegniamo” le nostre idee grazie ad essa. Da un punto di vista prettamente operativo, Francesco si occupa della realizzazione dei video in AI con la mia co-coordinazione.
Ho come l’impressione che questo disco, prima ancora di sentirlo suonare, sia necessario vederlo suonare. Vi lascio con questa analisi, ve la consegno, e ve la lascio commentare…
Non sei il primo o la prima che ce lo dice. Tutti i nostri fan ci hanno dichiarato espressamente che il live è un’esperienza da vivere. Le parole che più ci hanno ripetuto sono state: “è stato un viaggio assurdo”, “un’esperienza che mi ha immerso in un altro mondo”. Questo anche perché, in ogni nostro live, abbiamo sempre portato visual e TV a tubo catodico in cui proiettiamo i video realizzati in AI, oltre a luci e fumo che rendono tutto più coinvolgente. Riteniamo questi aspetti fondamentali per regalare un’esperienza immersiva più che “soltanto” musicale. In tutta onestà, oltre a farlo per noi perché ci piace farlo, lo facciamo anche perché vogliamo lasciare un ricordo in chi ci viene a sentire. Quindi vi consigliamo di rimanere sintonizzati sulla nostra pagina IG perché a breve annunceremo alcune date live.


