Marco Ligabue ha pubblicato il suo nuovo album “M.A.P.S. – Manuale Alternativo Per Sentire” il 21 novembre 2025 in vinile e il 28 novembre sulle piattaforme digitali
Il nuovo album di Marco Ligabue è un viaggio personale e profondo attraverso le emozioni e le riflessioni dell’artista, diviso in due lati: “La Geografia del Mondo Esterno” e “La Geografia Interiore“.
Il disco affronta temi come:
– La connessione con la natura: canzoni come “Anima in fiamma” e “Il vento dell’estate” rappresentano la passione e la libertà
– L’ecologia e la sostenibilità: “Toc toc ecologico” è un invito a riflettere sul nostro impatto sull’ambiente
– L’amore e la nostalgia: canzoni come “Spacca il cielo” e “L’ultima notte” toccano temi universali
– La ricerca di sé: “Una vita diversa” e “Sempre tutto bene” invitano a riflettere sulla propria strada
L’album è il risultato di un lavoro intenso e personale, con la partecipazione di musicisti come Jonathan Gasparini e Luca Zannoni.
Il 19 novembre a Roma, in anteprima, Marco Ligabue ha presentato il suo album presso lo storico e prestigioso negozio “Discoteca Laziale” e noi di Onda Musicale ne abbiamo approfittato per intervistarlo …

È un piacere ritrovarti. Questa volta ci vediamo per M.A.P.S. che è l’acronimo di “Manuale alternativo per Sentire” e allo stesso tempo richiama il termine “mappa”. Ma questo album è più una mappa per chi ha perso l’orientamento o piuttosto una mappa del tesoro, alla caccia e ricerca di cosa?
Ma guarda, diciamo che sì è un album per trovare direzioni, un modo per orientarsi in un mondo che cambia sempre più velocemente, a volte ci disorienta. In questo disco c’è molto viaggio, c’è molta voglia di orientarsi, di trovare direzioni e mi è venuta questa idea di M.A.P.S. con una seconda lettura con l’acronimo, dove “manuale alternativo per sentire” lo vedo un po’ come … siccome abbiamo istruzioni per tutto, scritte da ogni parte e i tutorial, questo manuale è alternativo perché bisogna “sentire”, non bisogna leggere o informarsi prima. Bisogna sentire proprio, questo è il concetto di questo progetto: fermarsi e sentire con le orecchie e in generale con il cuore, con l’anima, ognuno con i propri sensi.
Da qui nasce anche l’idea del titolo – ci spiega Marco Ligabue – che è una mappa geografica: nel lato A abbiamo la geografia esteriore. Ci sono 4 canzoni, ognuna dedicata a ciascuno dei 4 elementi, fuoco, terra, aria e acqua. Ho, quindi, prima voluto esplorare la geografia esterna, quella che ci ha creato e poi da lì mi è venuta anche la voglia di esplorare una mappa interiore, alcuni luoghi dentro di me che orami erano un po’ disabitati. Ho voluto con questa sorta di navigatore musicale andare ad esplorare e riscoprirli.
Sulla copertina, infatti, sei ritratto con una valigia in mano. Qual è la destinazione di questo nuovo viaggio musicale?
Per trovare nuovi orientamenti. Siamo in un mondo che cambia tantissimo e in questo album ho messo tanti spunti da “Toc Toc ecologico” che è un bussare alla coscienza perché del cambiamento climatico se ne parla quotidianamente con dati allarmanti, ma sembra che mai nessun dato ci faccia davvero cambiare le cose. È dagli anni ’70, sì, che se ne parla. Ho voluto così bussare alla coscienza: è un’emergenza oppure no? Toc Toc ecologico è il brano di “terra”
“Anima in fiamme”, invece ad esempio, è il brano del fuoco e l’ho voluto interpretare come il fuoco dentro che abbiamo in noi, il nostro fuoco interiore, la nostra scintilla. In un mondo che esternamente sembra che abbassi il volume delle nostre passioni, vedi le guerre, la pandemia, ogni giorno c’è qualcosa che sembra tenerci in attesa, come se dovessimo aspettare che fuori torni un’aria migliore per respirare. Io, invece, ho voluto rimarcare che malgrado tutto dentro di noi quel fuoco delle passioni va tenuto sempre alimentato, un’anima in fiamme. Questo è il tempo che ci viene dato, poi dopo non sappiamo … non possiamo restare in attesa. Questi sono, per dirti, due spunti di direzione che mi piacerebbe prendere attraverso questo navigatore musicale, questa mappa.

L’album è pervaso da sonorità e chitarre dal ritmo galoppante tra country folk americano e ballad. Si può ben dire che la bussola di questo album è il rock…
Il rock, sì. Perché il rock ha mille sfaccettature, per qualcuno è una chitarra distorta, per un altro è una voce “cattiva”. Per me è soprattutto un’attitudine, una vita da vivere con energia, a volte con spudoratezza, con l’istinto più che con la ragione. Quella è l’anima con cui sono nate tutte le canzoni. A livello di sonorità – racconta Marco LIgabue – mi piace mettere sempre varie sfumature, come dicevi tu il folk, il country, le ballad. “Anima in fiamme”, per esempio, parte con un banjo che è uno strumento classico tradizionale folk. Le ballate come “Le canzoni inglesi” è una ballata anni ’70, poi ci sono pezzi più energici, più in stile rock come “Sempre tutto bene”, “Toc Toc Ecologico”, “L’ultima notte” hanno l’imprinting che soprattutto dal vivo sono i brani che fanno saltare e ballare le persone.
Quindi come dicevi prima si possono prendere almeno due direzioni in questa cartina geografica, una tangente che si affaccia sulla realtà esterna e una convergente che riflette sul proprio mondo interiore. Forse questo è il tuo album più “intimo”, più personale scritto finora? Senti di esserti esposto?
Penso di sì. Mi sono scoperto tanto, quindi, parlando di amori, di confidenze e di luoghi dell’anima. Sono sempre stato un tipo molto diretto, però forse questo disco, a livello di intimità, è quello in cui mi sono esposto e aperto di più proprio nella parte interiore.
Quale brano è nato per primo è ha definito, appunto, la direzione di M.A.P.S.?
Mah! Io mi sono lanciato questa sfida di provare a scrivere qualcosa sui 4 elementi. Mi incuriosiva questa cosa. Sarò capace di scrivere una canzone su ciascuno degli elementi? Mi piace ogni tanto auto-stimolarmi, trovare delle nuove sfide artistiche. Quindi da lì son partito con il Fuoco, perché subito era quello che sentivo più urgente e impellente. Mi è nata “Anima in fiamme”. Dopodiché ho pensato: ”Come affronterei la terra?” ed è nato “Tic Toc Ecologico”, poi mi è arrivata la leggerezza “del vento d’estate” e poi sul brano d’acqua – l’acqua è l’elemento vitale, senza l’acqua non esiste nessuna forma di vita, quindi, ho provato a fare un po’ il bilancio di quello che c’è o non c’è, andando alla fonte della vita. A quel punto le ho messe in fila e ho detto:” Perfetto! Questo è il lato “A” di un disco”. Io ragiono ancora in vinile. Da lì sono nate queste canzoni a partire da Anima in fiamme che mi ha mandato in questa direzione per questo disco e dopo è stato altrettanto stimolante andare ad esplorare i luoghi della geografia interiore sul lato B.
In “Le Canzoni Inglesi” canti “ascoltavamo le canzoni di Elton John”: al di là della nostalgia verso un certo tipo di musica e un modo di fare musica negli anni ’80-90, senti che si sta perdendo qualcosa nella discografia di oggi? La stessa scelta dell’uscita in vinile – che penso non sia solo dettata dalla moda del revival – abbia un significato più profondo per te?
Allora, guarda …dal mio punto di vista viviamo da un po’ di anni una situazione musicalmente difficile da comprendere per me. Sono stati messi da parte gli strumenti musicali e i talenti dei musicisti, si sono messe da parte le urgenze di chi scriveva e si è badato alla produzione del “tanto” dove chiunque può far musica, chiunque con pochi mezzi economici e con poco tempo riesce a realizzare una canzone. Io mi sono sentito veramente disorientato. Ogni tanto andavo a vedere la classifica in radio o dei dischi e vedevo nomi sconosciuti, musica che onestamente a me diceva poco, poi però se vendeva sicuramente diceva qualcosa a qualcun altro. Sono stati anni di grande disorientamento e io da cantautore la cosa che mi mancava e sentivo meno era che non ci fosse mai un racconto, come se non avessero mai davvero qualcosa da raccontare. Adesso stiamo generalizzando, ovviamente.
Da un anno a questa parte vedo dei segni di cambiamento. Vedo che gli strumenti, un certo modo di suonare, lo stesso cantautorato … Prendi Sanremo che è la prima vetrina, lo scorso anno tra i primi posti ci sono stati Olly, c’era Brunori, c’era Lucio Corsi, non c’erano dei prodotti tipicamente costruiti al computer o elettronici, c’erano canzoni e canzoni di cantautori. Sento una voglia di racconto che sta tornando. Sono piccoli segnali, non siamo ancora ai grandi cambiamenti e sento che anch’io quest’anno – ti dicevo – supererò le 100 date.
Con la mia band facciamo due ore di live senza un computer, tutto suonato batteria, basso, chitarra che è la cosa classica che si faceva tanti anni fa. Vedo molti ragazzi giovani “stupiti” dal suonato vero. Io faccio molto le piazze – prosegue Marco LIgabue – e anche i quindicenni che non sanno neanche chi io sia o cosa faccia, vedevo che di fronte alla musica suonata cominciavano a fermarsi: è un altro piccolo segnale che qualcosa sta cambiando. Tant’è, per dirti un dato, mi ha fatto specie, perché noi arriviamo sempre un po’ dopo l’America, mi han detto che nella classifica americana nei primi 200 posti non c’è un brano “urban”, quindi di quelli di ultima generazione. C’è un cambiamento in atto, comunque. La musica è sempre stata ciclica.
“L’ultima notte” è il singolo estratto per il lancio dell’album e si colloca anche fisicamente all’interno dell’album quasi a ponte tra una direzione (il lato A) e l’altra (Lato B). Lo hai scelto perché è il singolo che racchiude in sintesi il senso dell’album?
Sono stato molto indeciso. Ero indeciso se lanciare come singolo questo oppure “Spacca il cielo” che è un’altra ballata in cui credo molto. Siccome, però, io sono uno che fa molti concerti, che fa molti live, volevo uscire con un pezzo che mi rappresentasse di più anche dal punto di vista dell’energia come è “L’ultima notte”. Ha questo andamento che appena parte ti mette la voglia di viaggiare, abbassare il finestrino della macchina, una sensazione che mi piace tantissimo e ho detto: “Andiamo su questo per lanciare il disco!” Dopo, tra un mese o due arriveremo anche con “Spacca il cielo”.
Hai affrontato nella tua ricerca interiore anche l’aspetto religioso, spirituale …
“Con quello che c’è”, sì, è una canzone in cui affrontavo il tema dell’acqua e immaginavo la goccia che può dare vita. Lì sono andato all’essenza per capire cosa c’è veramente che ci rimane. In una vita piena di stimoli e mille informazioni da tutte le parti, in realtà poi cosa ti resta veramente? In quel brano sono andato vicino a qualcosa di “religioso”, quasi di mistico per cercare veramente quello che ci rimane in questa vita.
E il tuo rapporto con il misticismo, la religione?
È un rapporto di ricerca. Io non sono uno che è nato credente o con una fede da subito. È una vita che sto cercando di credere in qualche cosa. Qualcosa c’è, perché è impossibile che tutto quello che esiste, anche lo stesso corpo umano che ha mille meccanismi … non può essere una casualità. Sicuramente c’è un’entità superiore, però continuo nella mia ricerca di una risposta, spero di trovarla (ride)
È previsto un tour promozionale?
Sì, faccio queste due presentazioni. Ieri ero a Milano, oggi [19 novembre n.d.r.] qui a Roma per presentare l’album, poi farò dieci, quindici tappe di concerti dove suonerò tra fine novembre fino a fine febbraio, sarò a Genova, Mantova, Torino, Verona, un po’ in giro per l’Italia proprio a suonarlo dal vivo così come è nato questo disco con voce e chitarra. E poi altre date che verranno …
Grazie ancora per la disponibilità a Marco Ligabue e … come si dice in questi casi speriamo in tanta merda, merda, merda …
Sì ahahah!









