Recensioni e Interviste

Mazzoli: “Il cielo sopra Milano” e l’idea di città come impulso creativo

Una città può diventare un archivio di sensazioni, un luogo in cui i gesti quotidiani si intrecciano con immagini che rimangono impresse anche quando sembrano sfumare.

Nel singolo Il cielo sopra Milano, Mazzoli trasforma questa relazione in un racconto che non ha l’ambizione di descrivere Milano in modo definitivo, ma di restituirne la percezione soggettiva, mutevole, filtrata attraverso un’esperienza personale che si costruisce passo dopo passo. Il brano nasce da un’osservazione attenta di ciò che si muove attorno, ma soprattutto da una riflessione su come ci si posiziona all’interno di un contesto urbano che cambia continuamente.

La scrittura sceglie un tono misurato, che cerca di tradurre in parole la complessità della città senza appesantirla con interpretazioni rigide. Le immagini evocate non cercano effetti immediati, ma si collocano in uno spazio narrativo che permette all’ascoltatore di riconoscere elementi familiari: una strada attraversata ogni giorno, un rumore che diventa parte del ritmo quotidiano, un cielo che osserva e allo stesso tempo distanzia. Mazzoli adotta uno sguardo che non pretende di possedere la città, ma che ne accoglie le sfumature.

“Il cielo sopra Milano” sembra raccontare anche una fase della tua vita. È un autoritratto nascosto dietro la metafora urbana? 

Ciao 🙂 beh si, nascosta tra le immagini urbane cercavo una metafora di un periodo di grandi difficoltà che andava a concludersi, dove da un lato avevo ancora molto amaro in bocca ma dall’altro riuscivo a tornare a trovare la magia nelle cose comuni

Come hai vissuto il passaggio dal silenzio delle tue canzoni più intime al clamore mediatico di X Factor? 

Ho provato a pensare il meno possibile, come di fronte ad ogni esperienza così esposta ero tanto felice quanto impaurito, ho cercato di guardare le cose un po’ in terza persona ma mi sono permesso di godere l’onda di affetto che si è creata poi.                                                                                                    

Dopo la visibilità televisiva, quali sono state le prime difficoltà o le prime sorprese che hai incontrato tornando ai piccoli palchi? 

Ammetto che per la prima volta prima di salire sul palco ho sentito una certa forma di pressione, ma quando ho visto il pubblico partecipare mi sono sciolto ed anche ricordato di quanto questo sia il mestiere più bello del mondo.

Lavori con un team di produttori che ha già collaborato con artisti premiati. Quanto contano per te la fiducia e la condivisione in studio? 

Beh i ragazzi con cui lavoro sono incredibili, oltre ad avere grande competenza e un gusto meraviglioso sono prima di tutto amici incontrati durante il viaggio, Ale e Albi li conosco da quando ho 17 anni, con Giovanni scrivo da 2 e Simone e Daniele sono della stessa pasta . Credo che per lavorare bene ci voglia un grande spirito di condivisione e una dimensione giocosa, che si è creata spontaneamente, non posso che essere più contento.

Nel tuo percorso c’è sempre una riflessione sul tempo e sul cambiamento. Quanto influisce la vita quotidiana sulle tue scelte artistiche? 

Penso che la quotidianità sia la mia prima ispirazione, mi piace rimaneggiare le vicende di tutti i giorni e trovare le immagini giuste per raccontarle, renderle un po’ magiche e surreali come sono del resto. il tempo e il cambiamento sono alcune delle poche certezze che ho, scenario obbligato sul quale mi interrogo sempre, forse per migliorare il mio rapporto con loro.

Cosa speri che il pubblico porti con sé dopo aver ascoltato Il cielo sopra Milano? 

Spero che la canzone accudisca chi arriva stanco a fine giornata, la trovo ottima per gettarsi sul divano dopo il turno di lavoro, il traffico ed i fraintendimenti,  che sappia sollevare chi ha avuto una giornata pesante, spero faccia questo effetto ecco.

— Onda Musicale

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