Recensioni e Interviste

MAIA: “Il Funerale” come rito emotivo e snodo narrativo

Il progetto di MAIA torna con un capitolo che amplia e approfondisce la sua identità narrativa: Il Funerale rappresenta una delle espressioni più maturate dell’universo emotivo costruito fin qui, unendo un brano carico di tensione psicologica a un videoclip che trasforma l’esperienza del lutto relazionale in una sequenza di immagini simboliche.

La scelta di ambientare la storia in una dimensione sospesa, dove la protagonista attraversa un rito immaginario per elaborare un’assenza improvvisa, permette di esplorare la zona grigia fra paura, dolore e bisogno di spiegazioni. Il silenzio di dieci giorni diventa così materia narrativa, punto di partenza per un viaggio interiore che precede gli eventi raccontati in Cuore.

La pubblicazione di questo singolo come prequel rafforza la volontà di costruire una continuità fra i diversi capitoli del progetto, assumendo un approccio quasi cinematografico: ogni uscita è un frammento di una storia più grande, che non si limita a raccontare una relazione interrotta, ma si concentra sui modi in cui la mente tenta di sopravvivere a ciò che non riesce a comprendere. In questo senso, Il Funerale rappresenta un punto di snodo fondamentale, perché mostra la fase in cui la protagonista immagina la morte del partner come unica spiegazione possibile, prima di essere costretta a confrontarsi con una realtà più crudele.

Il video, costruito con un linguaggio visivo che alterna immobilità e catarsi, porta avanti questa intenzione in modo coerente. Le scene statiche in cui la protagonista rimane ferma, i colori che cambiano in base allo stato emotivo, la presenza costante del rosso come filo simbolico che unisce più momenti narrativi: ogni scelta contribuisce a rendere la storia non solo comprensibile, ma tangibile, quasi fisica. L’intervista che segue nasce dalla necessità di approfondire queste scelte creative e di comprendere le motivazioni della mente autoriale che sta dietro a MAIA, in un progetto che utilizza il pop come linguaggio per raccontare la complessità dei legami umani.

Il Funerale alterna scene statiche e catartiche: come hai pensato questa dinamica visiva per trasmettere le emozioni della protagonista?

La staticità è la dissociazione, le scene catartiche sono l’impatto emotivo che rompe quel silenzio. Volevo un ritmo visivo che rispecchiasse il suo respiro interiore: fasi in cui il tempo si congela e altre in cui travolge tutto. È l’oscillazione naturale del trauma, torpore e onde improvvise. L’alternanza funziona perché non descrive l’emozione: la replica.

In che modo l’uso di strumenti AI come Higgsfield, Runway e Grok ha influito sulla realizzazione del videoclip?

Mi hanno dato controllo totale senza perdere coerenza estetica. Higgsfield è il cuore del processo: costruisce il mondo visivo di MAIA rispettando i codici che ho definito. Runway mi permette movimenti fluidi, Grok è una variazione che uso per scene specifiche. E poi c’è molta post-produzione manuale: Photoshop, ritocchi, compositing. L’AI non propone, esegue. La visione resta autoriale.

Quali strumenti tradizionali e digitali prediligi per realizzare il tuo universo visivo?

Parto da una struttura: palette precise, espressioni codificate, angolazioni standardizzate. L’AI generativa mi serve per tradurre questa grammatica in immagini, soprattutto con Higgsfield. Runway lo uso per animazioni controllate, Photoshop per la micro-correzione, Premiere per la costruzione finale. È un flusso ibrido: visione tradizionale, produzione AI-assisted, rifinitura manuale. Scelgo strumenti che mi permettono precisione, non casualità.

Quanto influisce il colore nella percezione della storia e delle emozioni della protagonista?

Il colore è la prima emozione. In Il Funerale dominano i freddi: distacco, sospensione, lucidità dolorosa. Il calore riappare solo nei punti in cui il tradimento emerge. Il rosso è trattenuto, quasi negato: è ciò che pulsa ma non trova spazio. Ogni palette è uno stato interno. In Cuore il rosso esplode, qui si congela. Lo spettatore percepisce la temperatura emotiva prima ancora della trama.

Che ruolo ha la regia nel creare coerenza tra sequenze musicali e narrative?

La regia è la struttura che tiene insieme tutto. Non cerco estetica, cerco significato. La coerenza nasce da codici ripetuti: la frontalità nei momenti di dissociazione, i movimenti minimi nei passaggi di consapevolezza, la simmetria nei simboli. La musica dà il ritmo, la regia lo traduce in spazio e silenzio. Non illustro il testo: amplifico ciò che musica e parole hanno già stabilito.

Come immagini che l’ibridazione tra strumenti umani e AI possa ridefinire il futuro della musica visiva?

Dal mio punto di vista permetterà visioni più libere. Un artista indipendente può costruire mondi che prima richiedevano produzioni enormi. L’AI non sostituisce nulla: estende. Rende eseguibile una visione già completa. Il futuro non distinguerà più tra umano e artificiale, ma tra lavori con un’intenzione forte e lavori senza identità. L’ibridazione è solo un prolungamento del gesto creativo.

— Onda Musicale

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