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Luca Cescotti torna con il singolo “No tu!”

No tu!

“No tu!” è un brano che mescola malinconia e voglia di rinascita dopo la fine di una storia.

Luca Cescotti torna con il singolo “No tu!”, un brano che mescola malinconia e voglia di rinascita dopo la fine di una storia. Musicista dal background classico, suona la viola da gamba ma esplora anche sonorità contemporanee, creando un equilibrio originale tra antico e moderno. In questa intervista, Luca ci racconta come nasce una sua canzone, il rapporto tra vita personale ed emozioni nelle sue liriche, e ci anticipa qualche dettaglio sul suo prossimo album, in uscita nei primi mesi del 2026.

“No tu!” è un pezzo che unisce malinconia e voglia di voltare pagina dopo una storia finita — come è nata l’idea del brano e cosa speri che trasmetta a chi l’ascolta?

Di solito faccio fatica a ricordare come nasce una canzone: è un processo spontaneo, spesso originato da un accordo sbagliato o da un momento di cazzeggio dopo cena. Inizio a scrivere sempre dalla musica; il testo è secondario. Anche in questo caso è stato così: il testo l’ho aggiunto dopo, magari prendendo la chitarra, suonando il giro di accordi trovato poco prima e lasciando uscire le parole che sentivo dentro. Probabilmente, quando l’ho scritta, ero arrabbiato e deluso, ma ne è uscito un brano energico, e spero che possa trasmettere emozioni positive a chi ascolta.

Hai un background classico (suoni la viola da gamba) ma mischi questo con sonorità contemporanee e arrangiamenti moderni: come convivi con queste due anime nella tua musica?

Convivo bene con questo, e spero che emerga nel migliore dei modi nella mia musica.

Il singolo anticipa il tuo primo album, in uscita nei primi mesi del 2026 — puoi darci qualche anticipazione su cosa aspettarci? Ci saranno continuità stilistiche con “No tu!”, o ci saranno sorprese e sperimentazioni?

Considero il mio primo vero album Amarsi bene, uscito nel 2022, anche se in alcuni cataloghi è indicato come EP. In questo secondo lavoro in uscita a gennaio racconterò qualcosa di più di me, cambiando anche un po’ il registro musicale, come si è visto un po’ nei 4 singoli usciti quest’anno.

Parli spesso di emozioni contraddittorie: quanto attingi dalla tua vita personale e quanto invece è frutto di immaginazione o osservazione esterna quando scrivi?

I miei testi sono quasi sempre autobiografici e attingono soprattutto da ciò che provo, più che da ciò che vedo negli altri. Al tempo stesso credo di essere molto empatico, e in qualche modo, a volte, le due cose finiscono per sovrapporsi.

Negli ultimi anni ti sei cimentato anche come compositore e produttore di colonne sonore: come influiscono queste esperienze sul tuo modo di intendere la canzone pop/rock?

Non lo so. Penso che siano due cose molto diverse. I ritmi e gli sviluppi musicali della canzone pop/rock sono molto più brevi e richiedono un tipo di ricerca differente: non bisogna adattarsi alle immagini e da questo punto di vista si è più liberi. D’altro canto, a volte, mi sento più libero quando scrivo colonne sonore. Sono limiti diversi, ma anche esigenze diverse. Forse la ricerca del suono può essere un ponte tra questi due mondi.

— Onda Musicale

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