Recensioni e Interviste

Stefano Napolitano: un disco che reinventa il presente e il futuro

L’elettronica la fa da padrone in questo nuovo disco di un artista davvero ampio e “multidirezionale” se posso permettermi una simile sintesi.

Si intitola “Una nuova luce sul mondo”, lavoro che si rende prezioso nella sua ricerca sonora e nella tessitura di un nuovo fronte del pop moderno… necessario diviene se metabolizziamo la mission, la visione, la lirica: si torna alle radici del credo religioso per coglierne precetti e personaggi. Cosa ne sarebbe oggi? Chi saremmo e cosa diventeremmo? Sapremmo riconoscerli? E tutto questo mutuato anche da scritture quotidiane, e canzoni che in fondo potrebbero benissimo venir da una vita alternativa di Battiato. È un tempo nuovo quello che viviamo… anche per il pop d’autore, quello di classe…

Un tempo liquido e digitale: quanto la sacralità oggi ha peso e forza nella vita delle persone?

In alcune molto, in altre molto poco. In realtà ciò che ha maggior peso e forza oggi nella vita delle persone sono i soldi perché la politica ha creato una società in cui il denaro è l’obiettivo primario da inseguire e da raggiungere, ci indottrina con la teoria che senza soldi non sei nessuno, non vali niente e non fai nulla purtroppo. In tutto questo non c’è ombra di sacralità.

Ma questo lavoro, la sua ottica: ha senso dirti che prescinde dal Cristianesimo tout court ma parla più della fede in generale?

Non mi piace cascare nei luoghi comuni. Quando penso a Cristo considero solo gli ultimi tre anni della sua vita quando cominciò la sua arte oratoria di predicatore fino alla condanna a morte. Il cristianesimo non mi riguarda, credo sia la più grande operazione di marketing mai fatta nella storia da parte di Paolo di Tarsia. Sulla fede il discorso è molto più complesso. Non credo facilmente nelle cose, sono molto diffidente per natura anche se ogni tanto mi lascio affidare al mio istinto dando fiducia agli altri. Ho bisogno di documentarmi, fare ricerche. Se Dio esiste non si è messo nella condizione migliore per essere creduto. Questo è un disco speciale, molto personale. Una visione mistica e artistica proiettata verso il futuro.

Anzi direi quasi più un risvolto sociale piuttosto che religioso… cosa ne pensi?

Esatto, un modo per spingere le persone a cambiare riflettendo, guardandosi dentro con maggiore introspezione cercando di immaginare la tragedia, il dramma di quest’uomo che si è offerto alla croce pur di non tradire i suoi ideali. Il messaggio di Cristo è potente. Se fossimo stati tutti forti quanto Lui in questi duemila anni, pensa come sarebbe migliore il mondo adesso.

Il suono: innovazione tecnica ma anche tanti rimandi al classico. Vero? Radici?

Un esperimento per unire due modi diversi di fare musica. L’Occidente e la sua cultura pop rock e l’Oriente con i suoi suoni mistici e surreali. E poi la straordinaria partecipazione di Danilo Ballo che ha saputo cogliere il significato del disco e di trattarlo per ciò che meritava. La sua presenza è stata preziosa in fase di arrangiamento. Davvero un numero uno.

Riferendomi al video penso che il futuro non sia un mostro cattivo. Che rapporto hai con le nuove intelligenze meccaniche digitali?

Il problema sta sempre nelle mani dell’uomo e del suo modo di usare intelligenza e buon senso. Io penso di averlo fatto. Ho usato l’A. I. scrivendo tutto il video clip senza tralasciare nessun particolare e poi con l’aiuto di due ottimi video maker, Andrea Franco e Omar Es Sahhal sono riuscito a ottenere ciò che volevo. Quindi ben vengano tecnologia e innovazione per darci una mano ma l’artefice, il centro dell’attenzione, l’unico riferimento deve rimanere sempre l’uomo altrimenti è finita.

— Onda Musicale

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