Recensioni e Interviste

“Shadows Collide”, il nuovo singolo di D.Guerrera (intervista)

D.Guerrera con il primo singolo in inglese "shadows collide"

Fuori dal 19 dicembre “Shadows Collide”, il nuovo singolo di D.Guerrera. Il primo brano in inglese che si butta su tonalità rock crude, intime e arrabbiate.

In “Shadow collide” si sente tutta la rabbia e il dolore di quando tutto ci crolla addosso e riusciamo a vedere solo nero. Tutto quel sentimento che può buttarci sotto terra si trasforma in un grido rock nel nuovo singolo di D.Guerrera. Un pezzo potente sia per sound che per sentimento che tira fuori tutto quello che hai dentro. Il dolore si trasforma in assoli di chitarra e quel buco nero viene rimpiazzato dall’energia della musica che ha sempre il potere di salvarci.

“Shadows Collide” segna il tuo primo brano in inglese. Cosa ti ha spinto a cantare in un’altra lingua?

È vero che cantando in italiano come ho sempre fatto, c’è la possibilità di mettere un sacco di attenzione e cura nei testi, per me
sempre estremamente importanti, ma è anche vero che il genere con cui mi diletto, in Italia non ha vita facile. Questo non significa che componendo un testo in inglese non lo abbia curato nei dettagli, ma ascoltando questo tipo di brano, con questo sound, con la lingua inglese ha tutto un altro tipo di impatto e magari potrà essere apprezzato spero anche fuori dai confini italiani

Raccontaci il significato di “Shadows Collide”. Che emozioni volevi trasmettere agli ascoltatori?

Shadows Collide è un brano che nasce dalla coscienza che vive nella claustrofobia della mente, che vuole liberarsi dalla mente,
dalle paure spesso senza senso, e cominciare a vivere a pieno la propria esperienza. Volevo creare un’atmosfera cupa, come quando si attraversa un tunnel di notte durante un temporale e le luci a neon lampeggiano in maniera irregolare. Poi però arriva la svolta, non possiamo nasconderci per sempre dalle ombre, se decidiamo di affrontarle cominceranno a dissolversi e spesso per rendersene conto bisogna proprio arrivare ad essere sopraffatti dalla paura per cominciare a reagire

Sei cresciuto con la passione per il rock fin da bambino. Quali artisti ti hanno maggiormente ispirato?

Ho ascoltato e continuo tutt’oggi ad ascoltare tantissima musica. Ho il difetto però di non riuscire ad ascoltare qualcosa che non mi provoca una qualche emozione, o meglio la ascolto una volta e poi basta. E per me un brano che non smuove niente a livello emozionale non è un buon brano. Può essere tecnicamente eccellente sotto ogni punto di vista, ma non è un buon brano.
Sicuramente sono stato influenzato da gran parte del rock classico, come Led Zeppelin, Hendrix, The Who, The Doors, per citarne alcuni, fino ai Guns’n’Roses, Aerosmith, Depeche Mode ,Bowie, Simple Minds, The Cure, the Smiths, Joy Division, Radiohead, Black Sabbath, Metallica, Iron Maiden, gli amatissimi SOAD, i Linkin Park, Gli Stone Temple Pilots, fino a sonorità poi estreme come gli Slipknot, Slayer, Opeth, Alex Terribile, e tanti altri, insomma la lista è lunga
.

Tra i gruppi italiani non posso non citare i Litfiba che ho adorato nel loro periodo new wave degli anni 80, i Diaframma per la stessa ragione. Ho apprezzato tanto anche diversi lavori dei Subsonica.

Hai militato in cover band come T Zigani e Sinaptide. Cosa ti ha insegnato sul palco l’esperienza delle cover rispetto alla musica originale?

Diciamoci la verità, suonare cover va bene ma non è il massimo dell’espressione artistica. Sicuramente ti fa imparare tanto,
soprattutto all’inizio. Ti insegna a gestire tante situazioni che solo la gavetta può dare, primo tra tutti l’impatto col pubblico. E può essere molto divertente farlo, dipende da che cosa si vuole e dove si vuole andare. Purtroppo l’Italia è ancorata al concetto di band che suonano cover in giro e non ci sono molti spazi di portare musica propria. Al pubblico piace andare sul sicuro, e quindi se deve scegliere tra andare in un locale dove c’è la cover band di un gruppo famoso e un cantante sconosciuto che presenta il suo album, indovinate dove si dirigerà? E lo dico da persona che porta in giro anche brani di famosi gruppi coverizzati
.

Con gli Tzigani è sempre un’esplosione di emozioni portando in giro i brani dei Litfiba che a me piacciono un sacco. Con i Sinaptide invece essendo un progetto acustico rock anni 80 e 90, è più ponderato e tranquillo, ma da comunque tante soddisfazioni. Almeno non ho mai tradito la mia fede rock, anche nelle cover. Mi diverte sicuramente e mi dà modo di esibirmi in giro, ma portare live i tuoi brani è sicuramente tutta un’altra storia

Qual è stato il momento più emozionante della tua carriera live fino a oggi?

Ho fatto tantissimi live tra contest, palchi e locali di ogni tipo. Ogni momento è un’emozione a sé, ogni serata è diversa e ogni palco è diverso. Un signore alla fine di una serata mi disse “mi hai messo addosso un’energia incredibile, sembravi uscito dagli anni ’80 che per me è un gran complimento. Mi fa molto piacere quando le persone a fine concerto si avvicinano a congratularsi, ti fa capire che hai fatto e stai facendo bene il tuo lavoro e ti spinge a fare sempre meglio di volta in volta, a migliorarti. Poi sicuramente c’è stato il live con Pino Scotto che resta memorabile, non tanto per la serata in sé ma per tutta la giornata che è stata a tratti surreale. Se l’avessi immaginata nella mia testa non sarebbe mai riuscita così, sono le cose belle che capitano e non sai neanche perché

Dopo “Shadows Collide”, quali sono i prossimi obiettivi musicali di D.Guerrera?

Penso che non potrò più tornare indietro. Shadows Collide rappresenta probabilmente un punto di rottura per me, è stato un
esperimento e credo sia stato un esperimento ben riuscito. Sicuramente in futuro mi muoverò ancora in quella direzione e darò vita a nuova musica. Il mio sogno è arrivare con i miei brani su un grande palco, penso che sia l’ambizione di tutti quelli che fanno musica. Oggi però non si rischia più, sei un numero (o una serie di numeri, followers, streams, visual etc) quindi nessuno ti dà un’occasione se non sei già affermato nell’ambiente. E affermarsi non è per niente facile, farcela da soli è difficilissimo. Insomma, il cane che si morde la coda. Ma se hai cose da dire te ne freghi dei numeri e le realizzi lo stesso, perché alla fine ne senti il bisogno, e va bene così

Ascolta D.Guerrera su Spotify

— Onda Musicale

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