“Volatile”: sette canzoni viscerali, scure, ma dai colori caldi. La band di Milano affronta temi attuali con disillusione.
In “Volatile” ritroviamo brani molto differenti tra loro da pezzi più elettronici, psichedelici, come “Electroban”, ad altri più cantatutorali come “Il tizio con il pappagallo”. Questo è il primo disco dei BOBAN in cui compaiono synth ed elettronica, sax e flauto traverso e dove la batteria è stata sostituita da beat artigianali ottenuti manipolando vinili e vecchie drum machine. Nel suono si fondono così psichedelia, post punk d’annata e neo folk.
Ciao ragazzi, è uscito da poco “Volatile”, il vostro nuovo LP. Se doveste descriverlo con una sola parola, quale sarebbe e perché?
Pulsante. É un disco che vibra, nei suoni e nelle parole.
A chi ancora non ha ascoltato il disco, quale brano consigliereste?
Loop 45, perché è il pezzo che ci ha spinto verso una nuova dimensione sonora.
Invece, ora raccontaci un po’ la genesi di Volatile, come è nato?
Volatile è nato da un cambio di approccio nella composizione. Dal plug&play più tipicamente rock, siamo passati ad una composizione per stratificazione che parte da loop manipolati in modo artigianale, beat di vecchie drum machine o arpeggi di chitarra ipnotici e minimali. I testi sono stati scritti camminando per le strade della città. Nelle zone d’ombra che hanno creato i nuovi grattacieli, tra la gente, tra i piccioni.
Qual è il brano a cui siete più legati?
Non è facile, siamo legati a tutti i brani, e poi la poetica dei Boban è sfaccettata. Te ne dico due: Sotto un cielo topazio e Il tizio col pappagallo perché sono le due canzoni dalle quali siamo partiti. La prima ci emoziona, la seconda ci fa sorridere ogni volta che la suoniamo.
E quello che è stato più ostico nella creazione?
Arrangiare la coda finale di Loop 45 non è stato facile. Ma è stato molto stimolante. Un viaggio.
Siete passati da band a duo. È stata una scelta o una necessità?
Una scelta, difficile. Boban ora è un progetto open che si fonda su un duo, ma che rimane aperto alle collaborazioni. In Volatile ad esempio ha suonato con noi Mario Cominotti (sax e flauto traverso) che è un musicista fenomenale.
Dopo questo album, cosa non volete assolutamente ripetere nel futuro?
Vogliamo sperimentare nuovi suoni e nuovi modi per registrarli. Non escludo che il prossimo album, al quale stiamo già lavorando, possa essere più rarefatto. Nei suoni e nelle parole.


