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“Lezioni di canto” di Kublai : imparare a stare nella voce

il musicista milanese Teo Manzo in arte Kublai

Lezioni di canto è un disco che non alza mai il volume per farsi notare.

In Lezioni di canto Kublai continua a muoversi su un terreno personale, laterale, fatto di equilibri precari e di frasi lasciate a metà, come se ogni canzone fosse un tentativo più che un’affermazione. La scrittura evita sistematicamente il centro del discorso e preferisce restare ai margini, dove le relazioni si complicano e le emozioni non trovano una forma definitiva.

Il titolo suggerisce un percorso di apprendimento, ma qui il canto non è esercizio tecnico: è esposizione, fragilità, controllo che rischia di rompersi. La voce di Kublai resta sempre in primo piano, mai nascosta dagli arrangiamenti, e diventa il luogo in cui si concentrano dubbi, affetti, tensioni familiari. Non c’è retorica nel racconto dei legami: la famiglia, la città, le relazioni affiorano come presenze irrisolte, mai del tutto pacificate.

Musicalmente il disco si muove tra elettronica leggera e soluzioni minimali, con una cura estrema per i vuoti e per le pause. Ogni elemento sembra misurato, come se togliere fosse più importante che aggiungere. Milano resta sullo sfondo, percepibile più nei silenzi che nelle immagini esplicite, diventando uno spazio emotivo prima ancora che geografico.

Lezioni di canto non chiede di essere decifrato né accompagnato da una chiave di lettura. È un disco che accetta l’ambiguità, che convive con l’idea di non arrivare da nessuna parte, e che trova proprio in questa sospensione la sua forza. Ascoltarlo significa entrare in un tempo diverso, dove non serve arrivare a una conclusione per sentire che qualcosa, nel frattempo, è successo.

— Onda Musicale

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