“The Door”, il singolo di esordio di Mirk O’ Vega che anticipa l’album in preparazione, è una rock ballad intimista, il cui tema è quello della “porta” che si apre oltre le nostre certezze e la nostra zona di comfort.
In radio e negli store dal 20 marzo, “The Door” è stato arrangiato da Alessandro Macchiavelli eWilliam Garbo: pianoforte, chitarra classica e qualche distorsione, a cavallo di una sezione ritmica in un crescendo senza fronzoli o “effetti speciali”: ciò che arriva è un senso di immediata integrità che prende per mano l’ascoltatore e lo accompagna verso l’essenza viva della canzone. Il concept della porta è ripreso nel videoclip per la regia di Matteo Sambero, girato tra la campagna bresciana e la suggestiva dimora di Palazzo Facchi (BS). È lo stesso Mirk a raccontarci qualcosa in più…
Come è nata l’idea di “The door”?
Questo brano è nato in viaggio, in un viaggio speciale. Attualmente vivo e lavoro in Olanda; tutto è iniziato circa sette mesi fa: da un po’ desideravo prendere un periodo sabbatico, dopo quasi vent’anni di attività ininterrotta a Bologna. Anche se ho sempre amato il mio lavoro di operatore olistico, la routine e la fine di una relazione sentimentale mi avevano convinto che fosse arrivato il momento di rimettersi in gioco altrove, con la gioia e la curiosità innocente del bambino.
Così, ho voluto pormi davanti all’ascoltatore come un vecchio amico che confida, a cuore aperto, slanci di coraggio, ma anche spazi di vulnerabilità; è proprio questa apparente fragilità la forza del brano: l’ascoltatore, immedesimandosi, scorge un riflesso del proprio mondo interiore. La melodia è romantica e incede in un crescendo costante dipathos, è un parlare nudo dell’anima attraverso le note, con la delicatezza e, al contempo, con tutta la forza di chi sa prendere per mano la propria vulnerabilità.
Il videoclip è stato pubblicato in anteprima su SkyTg24, raccontaci questa esperienza…
Ne sono davvero felice, non mi aspettato tanti riscontri positivi, anche frutto dell’intenso lavoro di tutto un team di professionisti, amici appassionati al progetto… La regia è di Matteo Sambero (assistente regia Rudy Franceschini); è stato girato tra la campagna bresciana e Palazzo Facchi una splendida dimora storica nel centro di Brescia. Una delle cose che colpisce particolarmente è la fotografia, che accresce l’emozione suscitata dalle immagini.
Abbiamo scelto di utilizzare una doppia ambientazione (aperto e chiuso) come sfondo alle azioni di due misteriosi personaggi, i quali sembrano comunicare attraverso un improbabile “portale”: una valigia che diventa simbolo del viaggio, ma anche e soprattutto della scelta di cosa portare con sé, fuori e dentro sé stessi: dall’altrove al proprio animo e, viceversa, dal proprio cuore al mondo degli altri, partendo dai nostri amici più cari. Chi siano i due protagonisti lo scopriamo nel colpo di scena finale,
Posso dire che, nello scambio di oggetti, opere in bozza e in versione finita, si indaga anche il mistero che sta dietro il processo creativo. Non è un caso il riferimento – interno al video – alla creazione e nascita della stessa canzone “The door”. Se è vero diversi oggetti vengono riposti o raccolti dai due protagonisti attraverso la “valigia portale”, ce n’è uno che ad un certo punto rompe ogni logica e ci risveglia, come un’intuizione fulminea, da ogni sogno narrativo, lasciandoci di fronte ad una domanda: ”E se il portale non fosse la valigia, ma la canzone stessa… Il migliore strumento che l’autore aveva a disposizione per attraversare sé stesso e restituire davvero a noi ascoltatori ciò che avrebbe trovato?”
Ognuno potrà trarne una propria interpretazione, per cui consiglio di andare a guardare il video sul mio canale Youtube e di cogliere, nei piccoli dettagli, tanti spunti e indizi curiosi…
Come ti sei avvicinato alla musica?
Ho sempre fatto musica e scritto testi poetici, fin da ragazzo. Credo che la composizione di sonetti e poesia negli anni dell’adolescenza sia alla base del mio modo di fare musica. Ricordo che le mie prime canzoni nascevano spontaneamente dai testi, dal modo in cui erano accentate le parole, dalle rime interne, dall’enfasi sui suoni dominanti; poi nel tempo ho coltivato e approfondito questa capacità, apprezzando anche le diverse qualità della lingua inglese, più diretta e, per certi versi, più “maschile” dell’italiano.
Ho preso parte a diversi progetti musicali, per lo più band (Exlex, Infecta, Abusives per citarne alcune) spesso come cofondatore, compositore di brani (musiche e testi), a volte nel ruolo di bassista/cantante. L’ispirazione era tratta dall’incipiente scena grunge degli anni Novanta; in seguito, mi sono avvicinato ad un mondo più cantautorale, dei maestri italiani, da Battiato a Dè Andrè, da Conte a Fossati, da Battisti alla PFM… Dopo una pausa di qualche anno, avvicinandomi al mondo olistico, ho riscoperto un modo diverso di “fare musica”: notando delle interessanti ricorrenze nei rapporti tra scale musicali e meridiani energetici nello Shiatsu, ho approfondito il rapporto tra la melodia nei suoni e l’armonia energetica nel corpo umano.
Pochi anni fa, attorno al 2023, ho pensato che fosse giunto il momento di dare una veste più concreta a quella miriade di brani, poesie e componimenti sviluppati durante la giovinezza, ma, è inutile dirlo… Non appena ho preso in mano la chitarra una nuova ventata di ispirazione mi ha travolto e sono nati tanti nuovi brani, tra cui “The door”. Quindi questo singolo non è un vero esordio, ma un ritorno alla musica con un progetto nuovo.
Da dove nasce il tuo nome d’arte?
Nasce dalla mia vocazione, che mi ha portato a fondare una Associazione Culturale Olistica, l’ormai noto SpaziO’Vega di Bologna (da cui ho tratto appunto il mio nome d’arte, Mirk O’Vega).
Progetti futuri?
Finalmente è pronto l’album, non vediamo l’ora di pubblicarlo: sarà un progetto complesso, multidisciplinare e non solo musicale. Sto lavorando anche ad un libro associato all’album stesso. Intanto, continuo a fare musica, a creare nuovi brani, a portarli in giro live, per condividere con il pubblico emozioni, sentimenti, idee.


