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Fuori dal 10 aprile “Urlami addosso”, il nuovo singolo di Mones

Urlami addosso

“Urlami addosso” è una ballad pop accattivante e dal forte impatto emotivo con un ritornello che rimane impresso nella mente

Urlami addosso è un grido crudo e sincero che nasce dal senso di colpa e dalla paura di perdere chi si ama. Racconta la vulnerabilità di chi ha sbagliato, ma sceglie di non nascondersi: c’è il bisogno quasi disperato di una reazione, anche dura, pur di non rimanere nell’indifferenza

Ciao Mones, come è nato “Urlami addosso”?

“Urlami addosso” è nata nella mia stanza a Roma, al pianoforte. Sono partito da un giro armonico e da lì ho costruito tutto il resto. Il testo è arrivato mettendomi nei panni di una persona che ha tradito e si trova a fare i conti con il senso di colpa. Questa canzone è la voce di qualcuno che smette di difendersi e sceglie di accettare i propri errori.

Nel brano il dolore diventa un modo per sentirsi vivi: è una visione che senti tua anche nella vita quotidiana?

In parte sì. Non credo che il dolore sia qualcosa da cercare, ma è inevitabile: quando arriva ti mette davanti a te stesso senza filtri. Nella vita quotidiana cerco un equilibrio, però riconosco che anche le emozioni più dure hanno un valore, perché ti ricordano che stai vivendo davvero.

Se dovessi descrivere questa canzone con un’immagine, quale sarebbe?

Una stanza vuota, illuminata da una luce naturale, senza angoli dove potersi nascondersi. Due persone ferme, una di fronte all’altra, senza più difese né giustificazioni.

Hai registrato la voce seguendo più l’istinto o cercando un controllo tecnico preciso?

Direi un equilibrio tra le due cose, ma con una forte componente istintiva. Volevo che la voce fosse credibile, imperfetta se necessario. La tecnica è importante, ma in questo brano era fondamentale non perdere l’emozione.

Che tipo di reazione speri di ricevere da chi ascolta “Urlami addosso” per la prima volta?

Spero che chi ascolta si senta toccato, anche in modo scomodo. Non cerco necessariamente una reazione “positiva”, ma autentica. Se qualcuno si riconosce in quello che ho scritto allora il brano ha fatto il suo lavoro.

In un momento storico in cui esce tantissima musica, cosa pensi renda davvero riconoscibile un artista oggi?

Quello che fa la differenza secondo me è l’autenticità. Non è solo una questione di suono o di tecnica, ma di come racconti quello che vivi. Quando un artista è vero, si riconosce subito.

Se dovessi immaginare il tuo percorso tra cinque anni, cosa vedi?

Tra cinque anni mi vedo con un’identità artistica più chiara e riconoscibile, ma ancora in evoluzione. La cosa importante sarà sperimentare nuove cose senza perdere libertà creativa. Per me resta centrale il legame con chi ascolta e la capacità della musica di creare connessioni reali. Più che un punto d’arrivo, immagino un percorso in continua evoluzione.

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— Onda Musicale

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