“Rimanere soli” è un messaggio universale di connessione e consapevolezza
Silvia In Blues nasce dall’incontro tra la voce di Silvia Morelli e la visione musicale del chitarrista e autore Luigi Giovanni Ricci. Il progetto fonde radici blues e sensibilità pop, dando vita a un sound intimo ed essenziale. Attraverso una scrittura autentica e un’interpretazione intensa, supera i confini di genere per cercare un contatto diretto con l’emozione. Dopo un percorso live ricco e coinvolgente, “Rimanere Soli” rappresenta un nuovo capitolo: più personale, più universale.
Nasce da ciò che è reale.
Arriva dove le parole non bastano.
Ciao, intanto: come nasce il progetto Silvia In Blues?
Il progetto Silvia In Blues nasce prima di tutto da un incontro umano. In una calda giornata d’estate stavo tornando a casa in bicicletta, cantando ad alta voce. Gio sentì la mia voce, si avvicinò e rimase colpito dalle sfumature blues che portavo naturalmente nel modo di interpretare la musica. Da lì è nata prima una conoscenza personale e poi il desiderio di costruire qualcosa insieme. Abbiamo iniziato preparando un repertorio acustico voce e chitarra, ispirato ai grandi classici internazionali dagli anni ’50 ai ’70, creando live molto essenziali ma intensi, dove il racconto e l’emozione diventano centrali. Con il tempo è nato anche il bisogno di raccontare qualcosa di nostro, ed è così che abbiamo iniziato a scrivere e produrre brani originali come Rimanere Soli.
Come nascono, in generale, i vostri brani?
I nostri brani nascono quasi sempre da un pensiero, da una frase o da un’emozione vissuta davvero. Per noi il testo viene prima di tutto: cerchiamo parole che abbiano qualcosa di autentico da dire e solo dopo troviamo il “vestito musicale” più adatto per accompagnarle. Le nostre radici blues ci portano a lavorare molto sull’intensità emotiva e sulla verità dell’interpretazione. Anche quando il suono incontra sensibilità più pop, cerchiamo sempre di mantenere qualcosa di essenziale e umano. Non ci interessa impressionare: ci interessa arrivare alle persone. Spesso le canzoni prendono forma in modo molto naturale, magari partendo da una poesia o da un’immagine semplice, per poi crescere insieme alla chitarra, alla voce e alle emozioni che emergono durante il lavoro.
“Rimanere Soli” sta avendo buoni riscontri radiofonici. State preparando altri inediti? Farà parte di un album?
Siamo molto felici del percorso che sta facendo Rimanere Soli. Vedere il brano entrare nelle radio, nelle classifiche indipendenti e, soprattutto, ricevere messaggi personali da chi si è riconosciuto nella canzone è qualcosa che ci emoziona profondamente. Stiamo già lavorando ad altri inediti perché sentiamo il bisogno di continuare questo percorso artistico e umano. Ci piacerebbe che ogni brano fosse un capitolo coerente della nostra identità, senza rincorrere mode ma cercando sincerità. L’idea di un album ci affascina molto. Per ora stiamo lasciando che ogni canzone trovi il suo spazio e il suo tempo, ma sicuramente c’è la volontà di costruire qualcosa di più ampio in futuro.
Quanto conta il live per un duo come il vostro?
Il live, per noi, è fondamentale. È il luogo dove la musica smette di essere solo una canzone e diventa un incontro reale tra persone. Essendo un duo acustico, sul palco non possiamo nasconderci dietro grandi produzioni: tutto passa attraverso la voce, la chitarra e l’emozione del momento. È proprio questa essenzialità che ci permette di creare un contatto molto diretto con chi ascolta. Negli ultimi mesi abbiamo avuto la possibilità di portare il nostro live in contesti molto diversi, anche grazie alla collaborazione con Hard Rock Cafe, e ogni esperienza ci ha lasciato qualcosa. Il pubblico spesso ci racconta le proprie emozioni dopo i concerti, ed è lì che capiamo davvero il senso di quello che facciamo.
Tre aggettivi per descrivere ognuno di voi
Silvia: intensa, autentica, istintiva.
Gio: sensibile, riflessivo, visionario.


