Ironico, dissacrante, coinvolgente: William Manera (classe 1982) è un cantautore e pianista siciliano con all’attivo due pubblicazioni ufficiali, I miei omaggi e Avete fatto in tempo. Ora è il momento di Altresì.
Altresì è il suo terzo lavoro discografico: un album di otto tracce orecchiabili e dirette, ma al tempo stesso criptiche, eleganti e di forte impatto. Le registrazioni si sono svolte tra la Sicilia e Bologna, negli studi di SanLucaSound Recording (BO), realtà che, dopo aver collaborato con l’artista in diverse produzioni come autore, musicista e produttore, ne accoglie oggi il progetto anche come etichetta.
La copertina è tratta da un’opera del 1982 di Costantino Manera, padre dell’artista, a cui è dedicata l’ultima traccia dell’album e, simbolicamente, l’intero lavoro. Il disco è prodotto da William Manera, Renato Droghetti e Fabrizio Scianò, coprodotto da Manuel Auteri e dalla William Manera Band.
“Dimenticare in fretta” è il singolo estratto da Altresì, un brano spumeggiante e al tempo stesso nostalgico, che si discosta parzialmente dalle sonorità tipiche dell’artista per esplorare nuove sfumature emotive. Racconta la storia di un uomo comune, immerso nella vita sociale contemporanea ma alle prese con le proprie fragilità, fisiche e interiori. In bilico tra destino e volontà, il protagonista attraversa momenti di smarrimento e consapevolezza, trovando infine un appiglio inatteso. Il racconto si sviluppa attraverso scene di quotidianità, arricchite da un linguaggio sarcastico e intimo che affronta temi profondi con sorprendente leggerezza, conducendo verso un finale aperto e luminoso. Il videoclip è stato realizzato a Milano da Alessandro De Fornasari per IKB Multimedia.
Tracklist Album
Briciole
Tutto il niente
Il maglioncino blu
Altresì detta importante
Dimenticare in fretta
Dove muoiono tutti i ti amo
Un universo di baci
Sei partito presto
Intervista
Hai ricevuto premi importanti come il Premio della Critica al Premio Lucio Dalla: quanto contano oggi i riconoscimenti nel percorso di un cantautore?
C’è sicuramente soddisfazione quando si riceve un premio, ma ho sempre anteposto il merito della canzone al merito personale. Nei concorsi ai quali in passato ho partecipato ho sempre scelto il brano più consono all’oggetto del concorso, anche se meno rappresentativo del momento, ma che calzasse con il significato e il mood della kermesse. Personalmente però provo compiacimento nel confronto umano con i colleghi nelle varie fasi dei festival, condividi emozioni, gioie e stati d’animo con chi parla la tua stessa lingua, è uno scambio d’amore.
Il titolo “Altresì” richiama un linguaggio quasi notarile, elegante e fuori dal tempo: perché hai scelto proprio questa parola?
Ci sono tre aspetti fondamentali, e li espongo senza girarci intorno: Il primo è il linguaggio aristocratico e sofisticato della parola stessa, in questo album, più dei precedenti, utilizzo termini bellissimi ma poco usati nel linguaggio comune come “battisoffia”, “rimugino”, “lungimiranza”, “procrastino”, “barattato”, “sterco”, “enunciamenti”, sono solo alcuni esempi, e renderli popolari in brani che cercano di essere comprensibile ai più è una sfida.
Il secondo è che sintetizza il titolo di “Altresì detta importante”, traccia del disco alla quale tengo molto e che prima della fresca pubblicazione aveva avuto un ristretto numero di ascoltatori, mi piace questa cosa che i brani vedano la luce prima su nastro e poi dal vivo, al giorno d’oggi è sempre più difficile conservare l’inedito prima della sua naturale pubblicazione.
Il terzo, e non lo nascondo, forse il più determinante nella scelta, che giocando con le sillabe che la compongono ne viene fuori un Al-tre-sì che è un buon augurio per me, dal momento che si tratta del mio terzo disco. Abbiamo già fatto riferimento al numero tre, giusto?
La tracklist alterna titoli evocativi e spiazzanti, come “Tutto il niente” o “Dove muoiono tutti i ti amo”: da dove nascono queste immagini?
I titoli dei brani sono di solito gli ultimi elementi che fissi quando chiudi una canzone. Fanno sintesi ma anche spiegazione. Alcuni, come “Tutto il niente” sono scontati, è ovvio che il titolo sia quello se ascolti la canzone, e lo stesso caso vale per ”Briciole”. Alcuni invece li scegli, proprio come dicevi, per evocare un’immagine. E “Dove muoiono tutti i ti amo” rende quell’idea, così come “Un universo di baci”. La sintesi diventa premessa per un ascolto con un campanello d’allarme.
Nel disco hanno collaborato molti musicisti e produttori: quanto è importante per te il lavoro collettivo rispetto alla dimensione più intima del cantautore?
E’ fondamentale. Una squadra coesa e una comunione d’intenti facilita la vita, le registrazioni, i live, il processo comunicativo e la storia di un brano. Se è vero che puoi anche scriverle da solo, che più solo non si può, seduto al piano nella penombra di un sottotetto, come nel mio caso, è altrettanto vero che quando le registri, da solo non basti. E questa squadra speciale merita il mio grazie più vero, la mia commozione più sincera, i miei applausi più rumorosi e il mio amore incondizionato più diffuso.
Se dovessi descrivere “Altresì” a chi non ha mai ascoltato William Manera usando solo tre parole, quali sceglieresti?
Ironia, leggerezza, profondità. E se non bastano ne ho altre duemilaeventisei.


