Recensioni e Interviste

“Impronte”, il nuovo disco degli Human Tapes. La nostra intervista

Fuori dal 22 maggio “Impronte”, il nuovo disco degli Human Tapes. Otto pezzi che si muovono tra soul e R&B contemporaneo con una scrittura fortemente introspettiva e narrativa. L’album attraversa emozioni, ricordi e fragilità quotidiane, trasformandoli in un racconto sonoro intimo e profondamente umano.

Ciao ragazzi, ben trovati. E’ finalmente uscito il vostro EP “Impronte”. Ci volete raccontare come è nato?

È stato un lungo viaggio. Abbiamo trascorso tantissime ore in saletta e questi brani, nel tempo, hanno subito continue trasformazioni prima di arrivare alla forma definitiva che potete ascoltare oggi.

Ogni traccia contiene davvero qualcosa di noi: è il frutto di momenti diversi delle nostre quattro vite.

I testi raccontano esperienze vissute da Imma, che trovano poi nuova forma nelle emozioni di Francesco al basso, nei frammenti di vita di Alessandro alla batteria e nelle atmosfere create dalle chitarre di Raffaele. “Impronte” è proprio questo: un pezzo di ciascuno di noi lasciato dentro ogni canzone.

Se doveste descrivere l’EP a qualcuno che non vi ha mai ascoltati, quali tre parole usereste?

Groove, nostalgia e contaminazione

Sono molto belle anche le copertine, chi le ha realizzate e come vi sentite ad essere diventati dei fumetti?

Le copertine sono state realizzate da Michele Palumbo in arte Mikmikdraw un illustratore straordinario che abbiamo avuto la fortuna di incontrare sulla nostra strada. Per questo album sentivamo il bisogno di raccontare una storia parallela: un altro punto di vista dei brani, lontano da una rappresentazione puramente descrittiva dei testi, per evitare di cadere in qualcosa di già visto. Ci siamo immaginati all’interno di una storia a fumetti ispirata ai grandi classici polizieschi anime degli anni ’70, come la più grande opera di Monkey Punch in particolare Lupin III, reinterpretata però con un gusto più nostrano, vicino all’immaginario tetro ed oscuro di Dylan Dog.

Le vostre canzoni sono molto introspettive e narrative: scrivete prima le parole o la musica?

Non abbiamo un processo standard: a volte nascono prima le parole, altre volte prima la melodia, e in certi casi prendono forma insieme. Con la musica abbiamo un rapporto molto intimo: ogni nota viene scelta con un motivo preciso, deve completare ciò che vogliamo raccontare e non confonderlo. Per noi testo e musica devono fondersi in modo naturale, quasi come un matrimonio perfetto.

C’è un brano dell’EP che considerate il più personale o difficile da scrivere?

La musica, soprattutto per chi fa più fatica ad esprimere le proprie emozioni, può diventare un’ alleata salvifica. Tra tutti i brani, il più personale è sicuramente “Ricordi”, perché è stato scritto dopo la perdita di una persona importantissima e soprattutto le parole del ritornello sono interamente dedicate ad alcuni momenti difficili da dimenticare.

Qual è il brano a cui siete più legati o il primo che uno sconosciuto dovrebbe ascoltare per innamorarsi di voi?

Tra tutti direi “Ladro”, sia perché rappresenta a pieno anche lo stile grafico che abbiamo voluto dare all’intero EP, con i vari riferimenti alla saga di Lupin, sia perché è il brano più vecchio del progetto e quello che, nel tempo, ha subito più trasformazioni. Siamo cresciuti insieme: cambiava mentre cambiavamo anche noi, senza però perdere mai la sua identità. Forse è proprio questo che lo rende speciale

L’EP si chiude con una traccia strumentale: cosa volevate lasciare all’ascoltatore in quell’ultima immagine sonora?

Dopo aver attraversato emozioni e riflessioni legate ai temi dei brani precedenti, questo finale offre uno spazio di respiro e sintesi, lasciando sedimentare le sensazioni emerse lungo il percorso.

Da “Childhood” a “Impronte”: qual è la trasformazione più evidente del vostro percorso?

La trasformazione più evidente è stata sicuramente la scelta di passare alla lingua italiana. È una decisione che da un lato ci ha aperto nuovi orizzonti, permettendoci di comunicare in modo più diretto e personale, e dall’altro ci ha inevitabilmente portato a lasciare qualcosa indietro. Ma il cambiamento più grande si sente soprattutto nella composizione e negli arrangiamenti: oggi c’è una cura molto più dettagliata di ogni elemento, con un sound più analogico, più vero e più vicino a quello che siamo davvero. Senza rinnegare “Childhood”, che fa parte del percorso che ci ha portati fin qui, sentiamo però di essere quasi un progetto nuovo, con la stessa identità di base ma con una consapevolezza diversa e la voglia costante di migliorarci ogni giorno di più.

Avete in programma un tour?

Abbiamo sicuramente tanta voglia di suonare dal vivo, ma al momento non c’è ancora un tour ben definito. Durante tutta l’estate però non mancheranno le occasioni per incontrarci e farvi ascoltare i nostri brani dal vivo. Vi consigliamo quindi di restare aggiornati sui nostri canali social per non perdervi i prossimi appuntamenti.

https://www.instagram.com/humantapes

— Onda Musicale

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