“Stato: Instabile”: sei canzoni che raccontano momenti di vita di una generazione che cerca il proprio equilibrio in un mondo frenetico.
“Stato: Instabile” si muove in un sound originale che sa mescolare il rap old school con l’elettronica. Abbiamo brani che ti entrano in testa che suonano più rap come “Siamo Solo Persone” e “Ne Vale La Pena”, per passare ad altri come “Ansia” dall’impronta più elettronica. Ritroviamo pezzi anche come “Sto Nel Deserto” più cupo e arrabbiati.
Ciao ragazzi, iniziamo. Perché Under One Hundred?
Abbiamo una risposta seria e una meno. Risposta seria: ci ricorda di puntare sempre al cento rimanendone al di sotto a livello mentale. Si traduce nell’umiltà di costruire seguendo l’evoluzione. Risposta meno seria: non ci pagano mai più di cento euro, e quando sono cento li spendiamo in service!
“Stato: Instabile” è il vostro primo EP: che sensazione provate ora che è finalmente fuori?
Esaltante! Le nostre canzoni sono strumenti di resistenza a una vita normalmente balorda. Le costruiamo per sopravvivere. Poterlo condividere, poter ipotizzare che possa fare bene a qualcuno che come noi si ritrova dentro al buco nero del disagio normalizzato, ci fa sentire meno soli.
Il titolo dell’EP è molto forte e immediato. Cosa rappresenta per voi questo “stato instabile”?
“Stato” rende un’idea di immobilità. Di fermezza. Una fotografia istantanea inamovibile. “Instabile” porta l’immagine di un movimento sconnesso, fragile, perennemente in autocorrezione. “Stato instabile” è la nostra visione del quotidiano, di quell’apparente sicurezza di cui vestiamo le nostre mille perplessità e fragilità. Un modo onesto per dire quanto siamo umani, imperfetti, problematici, vivi. E va benone così.
Quali sono gli artisti o le influenze che vi hanno ispirato maggiormente nella creazione del vostro sound?
La pletora musicale che attraversa le nostre serate tocca Kraftwerk, Pink Floyd e il Prog italiano anni ’70 (Orme, Banco, Giganti), ma tocca anche elettronica spinta anni 90/2000 come i Prodigy, ma tocca anche l’old school classico (da Kaos a Joe cassano passando per Bassi), ma tocca anche i mostri sacri Noyz Marra Gue, ma tocca anche le nuove penne come Ernia Madame. Insomma, la musica nel suo insieme, escludendo il reaggaeton (Seabass non vuole) il Country da sagra di paese e poco altro, fa parte di noi.
“Ansia” affronta una tematica molto presente nella vostra generazione. Quanto è importante per voi parlare apertamente di fragilità emotive nella musica?
Rispondo con una domanda, che artista sei se non ti esponi in totale onestà? Fa parte del rapporto che abbiamo, nessuno di noi tre ha grandi capacità di gestire le fragilità emotive. La musica diventa l’antidoto alla disperazione. Dovremmo sentirci liberi di parlarne il più possibile, di smascherare la finzione estetica che ci vuole vincenti. Equivale per ogni generazione. È fondamentale per chiunque possegga un minimo di anima.
“Sto Nel Deserto” ha sonorità più cupe e rabbiose rispetto agli altri brani. È stato anche il pezzo più intenso da scrivere?
Nasce da un ascolto delle Orme, un viaggio in costruzione. Quella sera (Samakruss) avevo un forte odio contro Tananai. Non per lui in sé, ma per la musica leggera che fa canticchiare senza peso. Canzonette che vanno bene un po’ per tutti. Necessarie anche quelle, sia chiaro, ma il fatto di non riuscire ad avvicinarmi a livello di testi a quel tipo di facilità d’ascolto mi faceva arrabbiare. A quel punto, mi sono lasciato trascinare dalla cupezza splendida di Seabass e ho raccontato il contrasto che sentivo tra me e Tananai. Ha vinto lui comunque.
Com’è il vostro processo creativo? Nascono prima i testi, le produzioni o tutto insieme?
Nel tempo abbiamo trovato un buon equilibrio di creazione a sei mani. Nel tappeto musicale dirige il buon Seabass con il nostro supporto passo dopo passo. Nei testi io e Billy ci “sfidiamo” cercando coerenza e complicità. Il tutto sfocia in canzoni dove ognuno sente proprio in ogni singolo dettaglio, tutti e tre senza predominanza. Anzi, tutti e cinque! (saluto i nostri supporter Silvia e Gabri sempre presenti)
Se doveste descrivere “Stato: Instabile” con tre parole, quali scegliereste?
Potente, Sincero, Degno.
Tracklist
1. Siamo Solo Persone
2. Ansia
3. Ne Vale La Pena
4. Lividi & Brividi
5. Sto Nel Deserto
6. Ultime Luci


