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Noglò: un anno nel deserto, poi la chitarra e adesso un disco

"Alla terra ritornare" di Noglò

Recensione di “Alla Terra Ritornare”, l’album con cui Noglò costruisce un progetto che non ha niente di metaforico.

Alessandro Faedda ha passato un anno nel deserto dell’Arizona, a contatto con i Nativi Americani, prima ancora di comprare una chitarra. È lì che ha scritto le prime canzoni. Non è un dettaglio di colore: è la spiegazione di tutto quello che si ascolta in “Alla Terra Ritornare”, l’album con cui Noglò, al secolo proprio Faedda, costruisce un progetto che non ha niente di metaforico. Cinque figli, un terreno nell’alta Valle Impero, case in paglia e terra cruda, un progetto di vita in bioedilizia e agricoltura naturale che porta avanti da diciotto anni. La musica viene dopo, o meglio, viene insieme a tutto il resto.

Il disco è di tredici tracce, più una traccia fantasma, che si muovono tra critica sociale e dimensione spirituale senza mai mettere un muro tra le due. Le prime canzoni fotografano la società contemporanea con una messa a fuoco abbastanza impietosa: lo stress cronico, il potere delle élite, la disconnessione dalle radici. Non è pamphlet in musica, però, perché Faedda conosce la differenza tra denuncia e predicazione e tende a stare dalla prima parte. “La Casta” lo fa con una nitidezza che non lascia dubbi; “Nelle Città” lavora per contrasto, usando l’immagine urbana per far pesare ancora di più il silenzio che manca.

La svolta arriva a metà percorso, quando il disco smette di guardare fuori e comincia a scavare. “Astarte” è forse il punto di rottura più netto: una celebrazione della sacralità del femminile che arriva dritta, senza il filtro dell’allegoria. La traccia che dà il titolo all’album viene dopo, e porta con sé quella qualità rara di certi brani scritti davvero in mezzo alla natura: non la descrivono, ci abitano dentro.

Chiude “Aribella Ciao”, una riscrittura di Bella Ciao che trasforma il partigiano storico nel difensore del pianeta. È una scelta rischiosa, che in mani meno convinte suonerebbe come trovata. Qui regge, perché tutto il disco lavora nella stessa direzione, senza tentennamenti. Noglò non fa un album per piacere a chi ascolta di passaggio. Lo sa e probabilmente gli va bene così.

— Onda Musicale

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