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Operapop: fuori il singolo “Cuore Mio (Mon Coeur)”

Cuore Mio

Quando il bel canto incontra il pop: la celebre aria di Saint-Saëns rivive in una nuova veste in “Cuore Mio (Mon Coeur)”

Cuore Mio (Mon Coeur) è il nuovo singolo degli Operapop, il duo composto dal soprano Francesca Carli e dal tenore Enrico Giovagnoli. Il brano nasce da un’originale elaborazione in chiave pop di una delle arie più amate del repertorio lirico mondiale: “Mon cœur s’ouvre à ta voix”, dall’opera “Sansone e Dalila” di Camille Saint-Saëns.

Oltre a essere interpreti siete anche autori e compositori: come nasce solitamente il vostro processo creativo?

Il momento della composizione, per noi, è come il passaggio di una scia nel cielo: un’illuminazione che arriva in un istante, in cui percepiamo che una melodia o una sequenza di parole può trasformarsi in qualcosa di significativo. In quel momento fissiamo l’idea, sul telefono o in studio, e poi inizia la fase di scrittura, che spesso non è immediata.

Quella cellula iniziale deve maturare: è necessario valutarne punti di forza e criticità, lavorare con lucidità e pensare in modo lungimirante, cercando di capire se potrà arrivare e coinvolgere chi ascolta. Perché comporre solo per noi stessi non avrebbe senso: la musica nasce per essere condivisa.

Nel corso della vostra carriera avete attraversato televisione, teatro e cinema: quale di queste dimensioni sentite più vicina alla vostra natura artistica?

Quest’anno Operapop compiono 20 anni. In questi vent’anni abbiamo avuto la fortuna di vivere esperienze molto diverse: televisione, teatro, cinema, concerti e grandi eventi. Ognuna ci ha lasciato qualcosa di importante e ci ha permesso di crescere artisticamente. Se però dovessimo scegliere il luogo in cui sentiamo di esprimerci al meglio, diremmo il palcoscenico dal vivo. È lì che la musica diventa un dialogo autentico con il pubblico.

Ogni concerto è diverso dal precedente, perché cambia l’energia delle persone, l’atmosfera e persino il modo in cui interpretiamo lo stesso brano. La televisione offre una straordinaria visibilità, il cinema racconta attraverso le immagini e il teatro aggiunge la forza della narrazione, ma il concerto resta il momento in cui tutto prende vita senza filtri. È lì che percepiamo realmente se un’emozione è arrivata a destinazione, ed è probabilmente questo il motivo per cui continuiamo a considerare il live la forma più autentica della nostra identità artistica.

Il singolo “Acqua nel deserto” ha anticipato un nuovo progetto discografico: cosa potete anticiparci del prossimo album?

Esattamente, “Acqua nel deserto” è stato il primo singolo che, insieme a “Cuore Mio”, rappresenta uno spartiacque in vista dell’uscita del nostro nuovo album. Il progetto sarà composto da brani inediti, rielaborazioni e cover. Il filo conduttore sarà l’amore, declinato però nelle sue diverse sfaccettature: il desiderio e la passione, la forza che nasce dall’incontro con l’altro, la capacità di superare le difficoltà, la rinascita dopo una ferita, la scoperta di sé e la consapevolezza che matura nel tempo.

Un percorso intenso ed emozionante che racconta l’amore nelle sue infinite forme, fino a diventare un sentimento universale, capace di unire, ispirare e abbracciare l’intera esperienza umana. L’album è arrangiato da Davide Di Gregorio e prodotto da Giordano Tittarelli per Astralmusic. Al suo interno sarà presente anche un brano inedito firmato da un noto autore italiano, del quale al momento preferiamo non svelare ulteriori dettagli.

Quali sono oggi le principali sfide per un progetto musicale che unisce opera e pop nel panorama discografico contemporaneo?

Il crossover, o più precisamente l’operatic pop, nel nostro caso purtroppo suscita nel pubblico reazioni contrastanti. Da una parte vengono apprezzati e valorizzati gli artisti che ripropongono, con una vocalità potente e impostata, i grandi brani del passato, non solo del repertorio operistico ma anche della tradizione napoletana. Dall’altra può emergere una certa diffidenza da parte di chi è molto legato alla musica attuale e fatica a riconoscere una vera forma di modernizzazione.

Va anche detto che questa modernizzazione non può essere totale, soprattutto sul piano vocale, proprio perché legata a uno stile preciso e codificato. La sfida, quindi, è trovare un equilibrio tra rispetto della tradizione e ricerca di nuove forme espressive, continuando a sperimentare senza snaturare l’essenza del repertorio. L’obiettivo resta quello di arrivare a un riconoscimento sempre più ampio, nella speranza che anche gli ascoltatori più scettici possano avvicinarsi, approfondire e riscoprire il genere classico, che oggi viene spesso percepito come distante, ma che in realtà è ancora ricco di grande attualità emotiva e musicale.

Se doveste descrivere l’identità degli Operapop con tre parole, quali scegliereste e perché?

Tenacia, Passione e Prospettiva. La Tenacia rappresenta la costanza e la determinazione con cui abbiamo costruito il nostro percorso artistico, affrontando sfide e cambiamenti senza mai perdere la direzione. La Passione è il cuore del nostro lavoro: ciò che alimenta ogni interpretazione, ogni progetto e ogni incontro con il pubblico, rendendo la musica una necessità prima ancora che una scelta.

La Prospettiva è lo sguardo rivolto al futuro, la capacità di evolversi, sperimentare e immaginare nuovi orizzonti senza perdere le proprie radici. Tre parole che non descrivono solo chi siamo, ma il modo in cui continuiamo a costruire il nostro percorso artistico.

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