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The Fragments raccontano il loro “Sketchbook”

Sketchbook

Intervista a The Fragments, fuori con l’album “Sketchbook”

Sketchbook sembra più un luogo che un formato: un insieme di idee, emozioni e passaggi. Che tipo di spazio volevate creare per l’ascoltatore con questo album?

Ben detto! È venuto fuori molto velocemente, con poco di premeditato. Avevamo due canzoni inedite – un EP sarebbe già stato un traguardo – ma abbiamo finito per registrarne una dozzina. Nel procedere abbiamo voluto utilizzare più idee, dal suono alla composizione; ognuno di noi ha avuto la piena libertà di suonare le proprie parti in ogni brano, ma sempre con l’obiettivo di descriverci nel più breve tempo possibile, laconici, prima dello skip dell’ascoltatore. Può sembrare un assist alla modernità liquida, dove tutto scorre e nulla si consolida, ma in realtà lo abbiamo pensato come un tributo allo stile radicale del primo hardcore punk: velocità, aggressività e durata ridotta all’osso.

La vostra musica nasce in un ambito riconducibile al punk e all’alternative, ma spesso se ne allontana per sensibilità e approccio. Quanto conta per voi oggi l’appartenenza a una scena rispetto alla libertà di movimento?

Il punk rock ci rende felici. Una grande happy family di cui condividiamo i valori. Ma da musicisti abbiamo delle esigenze a cui far fronte. Non mettiamo da parte un accordo o una nota perché troppo educata o al contrario troppo maleducata, questo ci fa andare di qua e di là rimanendo onesti con noi stessi.

In un’epoca in cui molti dischi sembrano pensati per funzionare a episodi, Sketchbook chiede un ascolto continuo. Che rapporto avete con l’idea di album nel 2020+ e quanto ha influenzato la sua costruzione?

Nel nostro piccolo, abbiamo voluto dare forma a un periodo particolarmente ispirato e sbattergli sopra un sigillo in ceralacca, marchiato con un bel “2025”. Serve a ricordarci chi siamo stati e andare avanti. Siamo ancora legati all’idea di album perché descrive la band in un determinato periodo e ne racconta le evoluzioni stilistiche, mentre l’artwork della copertina ne è la sintesi visuale che rende tutto il lavoro riconoscibile e unico. Oggi sembra di essere tornati negli anni ’50, quando l’industria musicale era dominata dai 45 giri, e non è poi tanto male vista così. Il long-playing trova ancora valore nelle band fuori dal circuito mainstream e, andandosele a cercare, si trovano dei veri capolavori; tutto questo mentre le band affermate pubblicano a cazzo anche se non hanno niente da dire, per essere ‘presenti sul territorio’ come i supermercati, e con la medesima formula vincente del disco che gli è riuscito.

I testi evitano spesso la spiegazione diretta, lasciando spazio all’interpretazione. Quanto è importante per voi che l’ascoltatore trovi qualcosa di suo nelle canzoni, anche a costo di fraintenderle?

Cerchiamo entrambe le strade, immedesimazione e interpretazione. I nostri testi non sono strettamente autobiografici, ma alcuni versi assolutamente sì. Mentre i brani che abbiamo riarrangiato sono stati scelti anche per i testi, oltre che per la resa che abbiamo ottenuto nel rielaborarli. All’interno del disco li abbiamo riportati tutti: per noi è un aspetto importante. Non c’è timore nell’intonare un melenso “I love you”; anche un banale verso come “Give me one kiss, and I’ll be happy” può nascondere qualcosa. Tu come lo interpreti?

Guardando al percorso della band, Sketchbook rappresenta più un punto di arrivo o un momento di passaggio? Cosa vi ha insegnato su di voi come musicisti e come gruppo?

Un importante episodio che ci ha permesso di ritrovarci e trovare un metodo per tornare a suonare. L’esigenza è tornata quella di anni fa. Sta di fatto che stiamo lavorando ad un nuovo disco, il singolo Art Gallery uscirà già il 9 agosto!

Il disco mantiene una dimensione molto umana, quasi domestica, anche nei momenti più intensi. Quanto incidono i limiti – di tempo, mezzi, aspettative – nel definire la vostra identità sonora?

Ora riusciamo a sfruttare il tempo come mai prima: ogni qual volta ci troviamo a comporre, sappiamo già che otterremo qualcosa. La nostra dimensione è questa, i nostri mezzi sono questi e va bene così.

Per un pubblico che magari vi scopre ora, senza conoscere il vostro background, qual è la chiave migliore per entrare nel mondo dei The Fragments senza etichette o preconcetti?

Siete arrivati al momento giusto. Abbiamo solo 70 follower su instagram, potete ancora dire di averci conosciuto prima di chiunque. Componiamo come mai prima d’ora e lo facciamo a spirito libero. Infilateci nella playlist di vostra moglie e ascoltaci a volume alto, naturalmente in auto o in doccia alla domenica mattina.

— Onda Musicale

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