Ci siamo: fuori dal 19 giugno per Needa Records “Morfina e Seven up”, il nuovo EP dei mondocane!
Fuori dal 19 giugno per Needa Records “Morfina e Seven up”, il nuovo EP dei mondocane! Cinque canzoni registrate tra ottobre 2025 e marzo 2026, anticipato dal singolo “Deià”. Prodotto dai mondocane! con il supporto di Paolo “Mr M.” Mirabelli che
ha arrangiato e suonato le linee di basso. Il fidato David Campanini ha, come di consueto masterizzato le 5 tracce, dando il suono finale al disco.
Ciao ragazzi, è uscito il vostro nuovo EP “Morfina e Seven UP”, perché questo titolo?
Abbiamo voluto dare all’EP il titolo della canzone che uscirà come secondo singolo. La lettura è duplice: “Morfina e Seven UP” racconta, a modo nostro, il bisogno che abbiamo di costruire piccole e grandi dipendenze per evitare di confrontarci con l’angoscia che talvolta ci assale. Ci sono quelle chimiche che evocano dolore e malattia, morfina, ma anche quelle apparentemente dolci e frizzanti, Seven Up: anche queste possono diventare le nostre ossessioni. D’altronde abbiamo sempre bisogno di ricette veloci e poco faticose per stare in equilibrio: peccato che non esistano!
“Morfina e Seven UP” è anche la dualità musicale che abbiamo portato in questo disco: lentezza, disagio, malattia ma anche qualche bollicina che fa parte del nostro DNA.
Come vi sentiti cambiati rispetto alle prime pubblicazioni? E in cosa invece vi sentite sempre gli stessi?
Questo disco è più omogeneo del precedente perché lo abbiamo scritto e registrato in un momento piuttosto breve della nostra vita. Risulta più rappresentativo di quello che viviamo. Abbiamo rallentato, ci siamo scuriti, i testi sono più dolorosi. Questo periodo storico ci toglie la voglia di essere troppo leggeri ma questa non è una transizione: è semplicemente la fotografia
di quello che siamo ora. In noi c’è sempre anche la voglia di alzare i BPM, cercare il movimento del corpo e l’evasione (fino ad un certo punto). Certo in “Morfina e Seven UP” anche i momenti apparentemente più leggeri, nascondono un fondo claustrofobico. Lo spiega bene una delle recensioni, davvero positive, che hanno accolto questo lavoro: le nostre canzoni sono
crepe attraverso cui osservare il mondo. Guardano fuori ma si riflettono dentro.
Qual è il brano a cui siete più legati?
Non ci puoi chiedere di scegliere il figlio preferito tra i nostri figli! A parte gli scherzi è difficile rispondere a questa domanda. Sicuramente Deià ha rappresentato il portale che ci ha consentito l’accesso a questo EP, suonarla ci fa stare bene, ci evoca malinconia ma una malinconia in cui restarci ti fa sentire anche bene. E’ stato il primo singolo di questo lavoro e lo ha portato fuori da noi. Le vogliamo molto bene.
Qual è quello che ha avuto una genesi più complicata?
Deià ha avuto un’incubazione lunga e tormentata ma perché ha rappresentato il nodo da sciogliere per potere essere differenti. L’abbiamo scritta, presa, lasciata, fatta decantare ripresa, lavorata, cambiata e quando la guardiamo ne siamo orgogliosamente rapiti. Anche “Levante” che rappresenta il momento più emotivo e intenso del disco, ha avuto una genesi particolare. Non doveva entrare nell’EP perché non esisteva. Poi durante una session è nata questa suggestione e l’abbiamo sviluppata, in maniera quasi ossessiva, perché abbiamo da subito desiderato sentirla nel disco insieme agli altri brani.
In “Supernova” collaborate per la prima volta con Marco Costa. Com’è nato questo incontro e cosa ha portato la sua voce al brano che da soli non avreste ottenuto?
L’amicizia è come l’amore, vive di incontri istintivi e fatali! Coi Fattore Rurale è andata così. Sono una band della nostra agenzia, ci siamo incontrati sul palco e abbiamo sentito un filo profondo che ci univa. Veniamo dalla provincia, raccontiamo cose simili, il disagio, la malattia, le fusioni disperanti, il corpo come teatro del dolore e lo facciamo in maniera molto immaginifica. È stato quasi naturale pensare di fare qualcosa insieme.
Quando è nata l’idea, l’abbiamo registrata col telefono e l’abbiamo inviata a Marco, di notte, come sempre. Lui ha capito immediatamente il mood, ha scritto dei versi e registrato la sua voce. Non c’è stato bisogno di nessuna lavorazione particolare perché senza la voce profonda, dolorosa e disperante di Marco, Supenova non sarebbe mai uscita. Adesso però non ci fermiamo: abbiamo altri progetti insieme e questo ci carica molto. Siamo diventati amici, ci confrontiamo spesso, credo che stiamo costruendo una strada comune che ci intriga parecchio.
Negli ultimi anni avete condiviso il palco con artisti molto diversi tra loro, dai Meganoidi ai Sick Tamburo fino a Pierpaolo Capovilla. Qual è l’insegnamento più importante che vi siete portati a casa da queste esperienze live?
Suonare con artisti così diversi e cosi importanti ci ha lasciato molto. Ognuno di loro ci ha dato qualcosa. Coi Meganoidi suoniamo spesso. Sono musicisti molto preparati, con un rapporto viscerale col loro pubblico e ci stimolano ad essere professionali il più possibile perché loro sono così. Ci hanno aiutato moltissimo. I Sick Tamburo sono potenti e intensi e questo ci piace tantissimo poi sono persone alla mano e molto accoglienti. Suonare con loro è un piacere! Pierpaolo Capovilla….un maestro! Monumentale. I suoi live sono profondamente emotivi. Uno chansonnier che racconta storie che ti toccano. Con lui non puoi che avere la conferma che la musica ti deve sollecitare l’anima, in un modo o nell’altro, sempre.
Dal vivo i vostri brani assumono una dimensione diversa rispetto alle versioni in studio?
Noi siamo un duo che usa molto le macchine anche se, quando registriamo, pensiamo sempre a come porteremo la canzone dal vivo. Volendo suonare il più possibile live, le canzoni risultano più ruvide: ci sono meno macchine e più strumenti. Davide, oltre ai Synth e a pilotare le batterie, suona le percussioni, canta, io canto e cerco di suonare più linee di chitarre possibili. I nostri live sono impegnativi, pieni di sudore ed energia ma vogliamo rimandare le nostre canzoni al pubblico per come le abbiamo sentite quando le abbiamo scritte.
C’è una canzone di Morfina e Seven Up che non vedete l’ora di suonare davanti al pubblico?
Ti direi due: Levante perché è l’ultima scritta quindi siamo curiosi di sapere come risulterà dal vivo. La stiamo preparando perché ha una sua complessità e vorremo renderla emotiva e fragile come l’abbiamo scritta. Volano i Cani perché ha una potenza sotterranea che dal vivo potrebbe uscire fuori ancora meglio che su disco.
Prossime date dove potervi ascoltare live?
L’11 luglio apriamo per i Meganoidi all’Impronta Summer Fest a Pregnana Milanese, il 20 agosto siamo a Cologno al Serio alla Festa Bikers sempre coi Meganoidi poi da settembre intensificheremo l’attività live per portare in giro “Morfina e Seven UP”.



