La provocazione degli Amennula si intitola “Tinnairi (loop di sale)”, scrittura anacronistica che intreccia identità, memoria e pura contaminazione del suono
Sono radici in movimento. Sono piedi nudi e sono mani tese, schiene piegate, sono deserti e scenari di meridione, terra di Sud e Magia, di anatemi e tamburi battenti. Ma anche di quella contaminazione salvifica che rende merito a tutte le arti del mondo. La provocazione degli Amennula si intitola “Tinnairi (loop di sale)”, scrittura anacronistica che intreccia identità, memoria e (amico a dirlo) la pura contaminazione del suono. Nato dall’incontro
artistico tra Daniele Grasso ed Elisa Milazzo, il singolo affonda le proprie radici nella Sicilia e nel tema delle partenze, trasformando un’esperienza collettiva in una narrazione musicale che unisce tradizione popolaresca di danze e modi “tarantolati”, sfide contemporanee e suggestioni del mediterraneo. E sta arrivando il disco…

C’è una differenza tra partire e andarsene. Secondo voi, questa canzone parla di….?
Sai com’è, le canzoni quando le liberi prendono il significato che la gente vuole dargli. Per noi Tinnairi parla di costrizione, di limiti imposti… di chi crede che per fare si debba andare via.
Le danze, nel video… la danza è “femmina”. La danza è ritualità, come il suono che si fa quasi lisergico. Che ruolo ha la danza?
Facci essere “poetici” per un attimo: l’universo tutto ha un ritmo. Che sia caotico o ordinato, l’universo danza. Danzare, intorno ad un fuoco o sotto la pioggia o alla luna è cosa fortemente umana. Con la musica e danzandola la gente si è incontrata, scelta, unita. È il sangue che corre più veloce, i battiti che aumentano, la logica che si attenua… Ci piace pensare che scriviamo e suoniamo per la testa ma anche per i “piedi”.
Ed è una canzone che parla di confini questa?
Parla di costrizione, di essere allontanati a forza da un luogo, per interessi altrui.
I confini servono per chiudere l’uomo o per difenderlo?
La nostra isola (per chi non lo sapesse siamo siciliani) è da sempre ponte e un ponte sta lì per superare le distanze. Qualcuno la vorrebbe come confine, ma i confini nella storia dell’umanità non sono mai serviti, mai per sempre. Forse la soluzione è smetterla di tracciare confini e mischiarci, tutti.
E questo suono che sembra sporco di ruggine? Siamo in America o a Catania?
“Mbari, a vita è rugginosa, a Catania come a Detroit, specie per chi “si busca u pani ogni iornu”. Noi facciamo una strada che dal Simeto va al Mississippi e ritorno, vi invitiamo tutti a venire e farla con noi.
E così: la Sicilia diviene contaminata di altri confini e altre misture culturali. In fondo è il marchio primigenio della vostra terra quello della contaminazione che arriva dal mare. Vive anche questo nel modo di pensare al suono degli Amennula?
La contaminazione è certo un nostro tratto distintivo ma non solo nella musica, lo è nel cibo, nel parlare, lo è nella vita. La solo idea di “purezza” nell’umanità fa paura e ridere allo stesso tempo, figurati se c’è “purezza” nella nostra identità sonora.
Il disco… indiscrezioni e anticipazioni?
Il disco è… un disco, nel senso migliore del termine (per noi). Ha dentro cose che volevamo raccontare insieme in un periodo preciso e no, non un numero di canzoni da integrare. È un disco suonato e sudato, è il disco di un duo che è diventato tale durante il disco, perché si, prima avevamo lavorato insieme in studio e dal vivo ma in contesti più allargati ma ora in duo accadono più cose e si diventa altro. È un disco con un coro presente qua e là, perché “volevamo compagnia” e a volte essere una tribù aiuta e con qualche amico a far capolino. Sarà minimale ma ricco, strutturato ma ricco di improvvisazione…ok, ora basta, abbiamo già detto abbastanza.


