Recensioni e Interviste

Nyco Ferrari: “A volte succedono cose per cui mi dico che tutta la fatica è valsa la pena”

foto artista

Con Olè, Nyco Ferrari sceglie la leggerezza come punto di partenza per parlare di libertà, di luoghi e di quella necessità di riconnettersi con la realtà che spesso si perde nel ritmo della vita urbana.

Il singolo di Nyco Ferrari, attraversato da immagini mediterranee e da un’atmosfera solare, nasce infatti dall’incontro tra esperienze concrete e riflessioni più profonde. Dietro l’apparente spensieratezza dell’estate si nasconde una ricerca esistenziale che prende forma anche attraverso la scrittura e la cura del suono.

“Olè”

Il brano rappresenta inoltre un tassello importante del prossimo progetto discografico di Ferrari, un album costruito attorno ai concetti di umanità, concretezza e impegno sociale. Un percorso che passa attraverso città diverse, esperienze internazionali e incontri che hanno contribuito a definire la sua identità artistica. Fino ad arrivare a una Milano capace di raccogliere e mettere in relazione mondi differenti.

In questa intervista, Nyco Ferrari racconta il rapporto tra musica e luoghi, le scelte che guidano la sua scrittura e quei momenti, rari ma preziosi, in cui anche dopo anni di dubbi riesce a guardarsi intorno e pensare semplicemente: «Olè!».

“Olè” ha un’atmosfera leggera e solare, ma sotto la superficie sembra raccontare qualcosa di più profondo. Quanto è stato importante trovare un equilibrio tra spensieratezza e riflessione?

“Con Olè volevo semplicemente racchiudere in una canzone delle immagini sparse, dei fermi immagine mentali che descrivessero il mio ideale di libertà e di vita vissuta a pieno. Volevo farne una specie di manifesto.

Nello special invece, e nel penultimo ritornello, lascio che il testo si complichi creando una specie di matriosca di prospettiva su se stessi, il mondo, l’universo, per dare ad Olè la profondità esistenziale che io sento insita al senso dell’estate di cui parlo.”

Il brano richiama sonorità mediterranee e immagini di viaggio. Quanto contano i luoghi, reali o immaginari, nel tuo modo di scrivere e costruire una canzone?

“I luoghi che ho vissuto contano moltissimo. Nelle immagini di Olè c’è la Puglia, la Sicilia, la Toscana, le Marche, la Grecia, tutti quei luoghi in cui ho sentito il mio corpo riconnettersi alla realtà dopo l’isteria urbana (che comunque amo).”

Sei passato da Crema a Milano per inseguire la musica. Guardandoti indietro, credi che quel cambiamento abbia influenzato soprattutto il tuo modo di vivere o anche quello di raccontarti nelle canzoni?

“Milano paradossalmente è stato il punto di arrivo dopo una peregrinazione che mi ha portato a vivere a Londra, a Parigi, a Shanghai e a New York. E in qualche modo la Milano che vivo racchiude tutte queste città. E sono molto grato a questa città perché essendo meta per molte persone da molte parti d’Italia e del mondo mi ha permesso di conoscere le anime straordinarie che popolano la mia musica dall’ispirazione, alla produzione, alla performance.”

“Olè” anticipa il tuo prossimo album. È un brano che rappresenta fedelmente il disco che ascolteremo o è solo una delle sue tante sfaccettature?

“Il disco a cui sto lavorando è un disco incredibilmente coerente, nei testi, nella composizione e negli arrangiamenti. Tutto si sviluppa attorno al concetto di umanità, concretezza, impegno sociale per un mondo migliore, e trovo che l’inno alla vita e la sonorità acustica di Olè si inserisca esattamente in questa prospettiva.”

Nei tuoi brani riesci spesso a unire immediatezza e cura per i dettagli. Quando componi, pensi prima all’impatto emotivo che vuoi trasmettere o alla ricerca di un suono preciso?

“Quando compongo penso alla finalità della canzone, a volte devo rinunciare ad alcuni effetti estetici perché potrebbero depistare l’ascoltatore dal messaggio a cui voglio condurlo.

Qualche volta il messaggio deve essere trasmesso attraverso un senso estetico, che allora diventa dominante. Ad esempio in Bembada, tutto il testo voleva ricordare una filastrocca per bambini, ma al contempo dare un senso tribale e ho ricercato di ricreare una sonorità in qualche modo subsahariana nella ripetizione di sillabe con B e di D.”

Il titolo “Olè” richiama un’esclamazione di festa e liberazione. Oggi, nella tua vita e nella tua carriera, qual è il momento che ti ha fatto dire davvero “olè”, quello in cui hai capito di essere sulla strada giusta?

“Ahahah! Mi chiedo ogni santo giorno se sono sulla strada giusta! A volte però, in effetti, succedono delle cose che mi fanno provare delle emozioni per le quali mi dico che tutta la fatica, la speranza, il lavoro e spesso la frustrazione, sono valsi la pena. Essere tra i vincitori di Musicultura e suonare su quel palco, ad esempio, è uno di quei momenti; oppure quando ho cantato al compleanno di Madonna. Beh in questi momenti, ritiratomi finalmente sul mio balconcino a considerare quello che avevo appena vissuto, guardando il cielo mi son detto “Olè!”.”

— Onda Musicale

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