7 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Venerdì, 04 Maggio 2018 16:10

Recensione: “Faccia” di Riccardo Maffoni

Recensione: “Faccia” di Riccardo Maffoni
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L'autore


Dopo dieci anni dall'ultimo disco, Ho preso uno spavento, ritorna sul mercato discografico il cantautore bresciano Riccardo Mafforni ormai giunto al suo terzo album.

Questo album s'intitola Faccia” proprio perché è quella che ci ha messo Maffoni! Diamoci dunque una bella ascoltata:

Provate voi: delicati arpeggi e strumming acustici dal vago sapore country aprono le danze di questo primo, accusatorio, brano. Con il continuo ripetersi di “provate voi” Maffoni affronta ipocriti, benpensanti ed ignoranti con tematiche come la morte, la fame, il razzismo, la violenza, la guerra.

Parafrasando il cantautore invita dunque a riflettere se, dopo tutte queste esperienze traumatiche, non viene voglia “di scappare da questo mondo e non tornare più”. Ad accompagnare il testo ci pensano le chitarre ricche di slide ed un assolo finale che riporta la mente indietro fino ai mitici anni '70.

Faccia: primo omonimo singolo estratto dal disco dove con faccia” s'intende il dover mettersi in prima linea per farsi valere, al pari delle proprie idee e convinzioni, di fronte ad un mondo sempre più freddo e chiuso.

Ovviamente ci vuole tempo per capire chi sei veramente” e per capire cos'è importante veramente, ma alla fine tutta questa pazienza e tenacia verranno premiate.

Cambiare: brano che vibra decisamente di più verso il rock, pur non disdegnando gli intervalli country, che invita al cambiamento per evolversi e per evitare di fossilizzarsi sulle nostre consuete abitudini e quotidiani sensi comuni.

L'uomo sulla montagna: brano dalle sonorità più tranquille ed eteree dettata da quei maledetti pensieri che non fanno dormire la notte. Siamo sulla nostra montagna, la nostra solitudine mischiata alla paura, isolati da tutto il resto del mondo rappresentato da una valle.

Con una citazione in pieno stile Who, Behind Blues Eyes, il brano si chiude con un messaggi di speranza nel quale il protagonista è finalmente sceso ed ora guarda la solitaria montagna illuminato dal sole della valle.

Sotto la luna: tenere chitarre acustiche ed un testo intimo e passionale sono il contorno di questa dolce ballata in cui si narra di quella toccante e struggente, pur nella sua semplicità, di stare sotto la luna con la persona amata mentre mani e sguardi s'incrociano in quel gioco senza tempo che è l'amore.

Quello che sei: delay e riverberi, anche nella voce, ricordano come noi alla fine siamo sempre quelli che siamo perciò non bisogna ascoltare le risate ed i falsi consigli degli altri. Del resto, che ne sanno loro di quello che ci passa per la mente, ma soprattutto per il cuore?

Le ragazze sono andate: da una solitaria chitarra si sprigiona tutta una serie di accordi arpeggiati per poi essere cullati da dei malinconici archi. Il testo poi è un autentico pugno nello stomaco.

Le ragazze che tutti noi conosciamo sono andate via per inseguire sogni e sentimenti, ma sono ritornate con il cupo e scassato treno che è la vita. Matrimoni falliti, violenza, depressione. Siamo davvero in grado di poter capire fino in fondo il cuore di una donna? Siamo in grado di coglierne appieno tutta la sua grandezza?

Mi manchi di più: la batteria elettronica scandisce il tempo come un pendolo mentre le tastiere segnano secondi e minuti passati a ricordare il viso di qualcuno che, anche se ci ha lasciato, non è mai scomparso come quelle fatidiche parole scambiate qualche tempo fa.

Rimpianti, ricordi, ripensamenti e tanti, ma tanti, se. Toccante come poche, questa è una canzone nella quale tutti ci possiamo rispecchiare. Alzate un po' il volume, chiudete gli occhi e ricordate quei bei momenti con chi sapete voi.

Sette grandi: atmosfere rockeggianti in stile anni '50, “bambina stiamo insieme”, cantano una storia d'amore rock per poi virare verso una tematica più politica ed ambientalista (il titolo vi dovrebbe suggerire qualcosa).

Vicino a casa del protagonista è stato scoperto il petrolio vicino e questi “grandi” vogliono prenderselo a tutti i costi senza esitare affatto ad usare il caterpillar per farlo sloggiare, nonostante sia in dolce compagnia.

La mia prima constatazione: ritmi più scanzonati e blues per affrontare con ironia il delicato tema dell'abbandono (“tu non m'ami più, questa è la mia prima constatazione”). È un punto delicato e per nulla facile, ma almeno c'è il tempo che prima o poi guarisce tutte le ferite anche se non è facile scordare tutte le risate e le palle inventate.

Il mondo va avanti: alla fine è proprio vero, nel bene o nel male, il mondo prosegue per la sua via nonostante i nostri drammi e le nostre preoccupazioni. Il mondo va avanti e siamo in così tanti a rincorrere un sogno” canta un ispiratissimo Maffoni che ha composto questo brano mentre camminava per strada ed osservava la vita attorno a lui. Scuole, lavori, case, passanti, alla fine comunque la vita ci sorriderà.

Senza di te: fuori piove, la ragazza ti ha lasciato ed i ricordi affiorano mentre le fredde gocce d'acqua rimbalzano. Intensa e malinconica, questa triste ballata saprà conquistarvi come non mai, in particolare per il finale strumentale che vi ricorderà i Beatles più orchestrali e sperimentali.

Scala D: come ha dichiarato lo stesso cantautore questo è un brano strumentale, dalle sonorità folk, un ultimo sguardo prima di rientrare a casa, dopo un lungo viaggio, dopo esser stato in tanti posti, dopo aver incontrato nuovi e vecchi amici. L’attimo prima di varcare la soglia di casa, o di fare il primo passo su quella scala, immerso nella notte, nella quiete, quando si è soli, ma ancora in compagnia di tutti i momenti passati a cercare quello che era già dentro di noi”.

Tommy è felice: brano calmo e lento intonato al piano nel quale si narra di Tommy, uno che nella vita se ne è viste di tutti i colori, ma sembra che ora abbia un lavoro ed anche un amore. La speranza c'è, a volte è dietro l'angolo dopo mille peripezie.

 

In conclusione, che dire di questo disco? Variegato e coinvolgente vi farà ricordare i vari Tom Petty, Bob Dylan, Neil Young più intimi e delicati pur non disdegnando una spruzzata di musica nostrana. Insomma, un album che segna il ritorno in grande stile del cantautore bresciano.

 

Vanni Versini – Onda Musicale

 

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