17 Gennaio 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Giovedì, 01 Dicembre 2016 15:51

Recensione “Pindaricamente” di Andrea Lelli

Recensione “Pindaricamente” di Andrea Lelli
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L'autore


Andrea Lelli, sin da piccolo, ha respirato musica dato che segue il padre nelle esibizioni della Crazy Cosmos Band negli anni ’80 per poi iniziare a costruire il suo repertorio da autodidatta.

Il disco di cui vi vorrei parlare oggi si intitola Pindaricamente e rappresenta l’esordio per il cantautore che, dal 1995, gira per i vari locali trentini proponendo il suo repertorio blues, pop e rock.

Detto questo, direi proprio che possiamo dare un’occhiata alle tracce in questione, anche perché mi sono dilungato fin troppo.

Pindaricamente: Le chitarre sono effettate il giusto, come la voce verso la metà, ma la parte migliore arriva quando Lelli imbraccia la sua acustica e comincia a cantare Pindaricamente trascinando subito l’ascoltatore nel giusto mood.

Un mood, per dirla un po’ all’inglese, che lo accompagnerà per tutto il disco, ma cerchiamo comunque di procedere con ordine.

Noi due: L’intro ricorda molto il lavoro da solista di Phil Collins negli anni ’80, ma la voce di Lelli è potente e decisa per una intensa ballata d’amore fatta a modo suo.

Blu trasparente: più ritmato, funky ed effettato, questi i primi pensiero sul terzo brano di questo disco che fa capire da subito come Andrea Lelli sia un artista poliedrico dalle molte influenze.

Giochi di parole su “la mente mente” e sfoci nell’elettronica rendono Blu trasparente un pezzo veramente interessante dal punto di vista stilistico dove la sua chitarra, e naturalmente la sua voce, si inseriscono perfettamente.

L’emozione: la voce di Lelli echeggia come in un tunnel, ma poi atterra per risalire subito dopo come il suo testo.

Molto azzeccata, ed interessante, l’unione tra l’armonica blues ed il banjo per un finale che lascia soddisfatti e, piacevolmente, sorpresi.

Bel viso: tra il vecchio west e l’elettronica il cantautore ci parla di quella ragazza che tutti abbiamo conosciuto almeno una volta nella nostra vita.

Una “bambola di plastica” piena solo di estetica ed aridità interiore, ma che sa avviluppare molti uomini nella sua rete. Difficile resisterle mentre gioca con tanti però, ma questa volta non ci casca, questa volta no!

Martha: devo dire che mi ha ricordato un vecchio pezzo di Zucchero, ma ovviamente non stiamo parlando della stessa cosa. Qui ritornano i temi, ed i ritmi, tra il funk e l’elettronica. Ottimo pezzo!

Frammenti: pezzo leggermente più corale, forse meglio dire in controcanto, rispetto agli altri, ma devo dire che scorre una bellezza per la sua intensità e la sua tenerezza.

Insieme a me: non so neanche come descriverlo così come non credo che bastino le parole. Questo è tra i brani più intensi del disco perciò alzate il volume e lasciatevi trasportare dai ricordi e dalle fantasie.

I sogni: un altro ottimo innesto di giri di elettronica e di basso elettrico che danno il giusto ritmo all’ascoltatore.

Quelle come te: e qui è funky ed anni ’80 a piene mani per un finale al fulmicotone! L'album, quindi, è finito, ma a questo punto, che dire di questo disco?

Preciso, ben fatto ed emozionale che saprà far piacere a qualsivoglia tipo di ascoltatore. Speriamo che il cantautore torni a trovarci (link) presto per poterci congratulare di persona per il suo ottimo lavoro!

 

Vanni Versini – Onda Musicale

 

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