Sottrarsi mentre tutto invita a mostrarsi, scegliere un proprio spazio mentre la musica viene spinta dentro piattaforme e algoritmi.
Con “Dai ciliegi” Apalis costruisce anche una piccola dichiarazione politica sull’identità dell’artista e sul valore dell’opera: niente culto dell’immagine, nessun obbligo di presenza continua e un solo luogo digitale attraverso cui incontrare il disco. Una forma di resistenza che parte dal suono ma finisce inevitabilmente per interrogare il sistema che lo contiene. Pop d’autore raffinato, elegante, sospeso, a volte capace anche di dedicarsi a forme più conosciute… a volte la psichedelica sensazione di estraniamento mi riporta alle libertà acide degli anni ’70. Un bel viaggio… disponibile solo dal suo sito https://apalis.it/
Un disco che sembra voler farsi resistenza contro un tempo di superficialità e pure estetica. Che ne dici?
Dico che sei molto benevolo e concessivo verso ciò che potrebbe definirsi estetica. Di estetico, oggi, non vedo molto. Di superficiale, tutto.
Possiamo dirlo politico in senso alto del termine?
Sì. Dici bene.
Contro l’estetica dedita ormai al grande consumo: che rapporto hai con l’identità?
È una domanda che non capisco. Ma per interpretarla benevolmente, posso dirti che godo di ottime relazioni con la mia personale identità, e anche con quella artistica. Per esser franco (non Battiato), ho identità da vendere: ma per rispetto a me stesso preferisco regalarla sottraendomi, piuttosto che metterla in commercio.
Il suono basta da solo a forgiare una identità secondo te? Te lo chiedo perché in poche tracce questo disco rimescola l’identità spesso nel suono che ha…
È interessante ciò che dici, non ci avevo pensato, e lo prendo sia come un complimento che come una sottile critica. In entrambi i casi, molto apprezzati.
Un sito soltanto… una scelta che vorremmo sottolineare. Anche questa nasce da una “lotta politica”?
Sì, dai. Mi sta sul cazzo Spotify: succhia un mucchio di soldi dall’arte della gente, lasciandogli le briciole. Capovolgendo la piramide, mi sono messo io in cima, aprendomi un sito, e così metter Spotify e compagnia cantante sotto i piedi del mio culo.









