Musica

Naesh “N”: le storie che non arrivano in televisione

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Vita lenta

Da questo mondo arriva “N”, il disco di Naesh prodotto da RameBiz

Non tutte le vite hanno una trama avvincente, almeno secondo i criteri con cui siamo abituati a raccontarle. Ci sono esistenze che non culminano in una svolta, che non conoscono una vera rinascita e che non hanno bisogno di un lieto fine per andare avanti. Si svolgono in città come Ventimiglia, tra strade familiari, giornate che si somigliano e rapporti che resistono al passare degli anni. È da questo mondo che arriva “N”, il disco di Naesh prodotto da RameBiz, un lavoro che sceglie di osservare la vita senza obbligarla a diventare spettacolo.

Ventimiglia è una città di confine, un luogo attraversato da chi guarda verso un altrove, ma anche uno spazio in cui si cresce, si resta e si costruisce la propria quotidianità. Questa doppia natura sembra attraversare l’immaginario del disco: da una parte il desiderio di cambiare prospettiva, dall’altra la familiarità con un contesto che continua a definire il proprio modo di stare al mondo. La provincia non è una cartolina nostalgica e nemmeno una condanna da cui liberarsi. È un insieme di contraddizioni, un luogo in cui si può provare insofferenza per ciò che si conosce e, allo stesso tempo, riconoscere quanto quel mondo abbia contribuito a renderci ciò che siamo.

In “N” il tempo ha un peso particolare

La vita lenta non coincide necessariamente con la serenità: può significare ripetizione, occasioni mancate e difficoltà a immaginare alternative. Ma è anche il tempo in cui le relazioni sedimentano, le esperienze acquistano significato e il passato continua a riaffiorare nelle scelte del presente. La maturità di Naesh sembra stare proprio nella capacità di abitare queste ambivalenze senza cercare risposte troppo semplici.

La collaborazione con RameBiz, legata a una storia musicale condivisa che attraversa oltre vent’anni, contribuisce a dare al progetto una profondità particolare. Le produzioni, radicate nell’hip hop e aperte a sfumature soul e jazz, accompagnano una scrittura che non ha bisogno di trasformare ogni esperienza in una dichiarazione. Al centro ci sono persone, luoghi e situazioni che non devono diventare eccezionali per meritare attenzione.

È anche qui che “N” si distingue da una parte delle narrazioni rap più esposte

In un panorama sempre più intrecciato alla costruzione di personaggi pubblici, alla visibilità televisiva e alla necessità di trasformare le esperienze in immagini riconoscibili, Naesh guarda a ciò che rimane fuori dall’inquadratura. Non si tratta di contrapporre un rap autentico a uno mainstream, ma di recuperare spazio per le esistenze meno spettacolari: chi non diventa famoso, chi non riesce a cambiare vita come avrebbe immaginato, chi continua a fare i conti con le stesse domande anche dopo molti anni.

La provincia, del resto, viene spesso raccontata come un luogo da cui fuggire oppure come un rifugio di presunta autenticità. Naesh evita entrambe le prospettive. Non idealizza Ventimiglia e non la usa come semplice sfondo identitario: la lascia esistere con le sue imperfezioni, con quel misto di appartenenza e distanza che caratterizza il rapporto con i luoghi in cui siamo cresciuti.

In fondo, “N” racconta quanto sia difficile capire che cosa significhi andare avanti. Non sempre crescere vuol dire lasciarsi tutto alle spalle; a volte significa imparare a guardare diversamente ciò che ci accompagna da sempre. In un mondo che chiede a ogni storia di essere rapida, visibile e memorabile, Naesh e RameBiz si prendono il tempo per raccontare una vita qualunque. Perché esistono realtà che non fanno notizia, ma continuano a meritare una voce.

— Onda Musicale

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