“Questo strano amore”, il nuovo singolo di Roberto Funaro, parte quando la relazione è già alle spalle e resta tutto il resto: i risvegli notturni, il desiderio che permane e una voce che sembra ancora chiamare. L’arrangiamento è di Roberto Costa, storico collaboratore, arrangiatore e produttore di Lucio Dalla
«Sono ancora qui, qui da solo ad abbaiare come un cane a questa stronza luna». Roberto Funaro apre così “Questo strano amore”, il suo nuovo singolo pubblicato per Watt Musik. Nessuna luna da contemplare, nessuna dichiarazione da affidare al cielo: c’è un uomo solo, ferito abbastanza da non voler più idealizzare niente.
La storia, quando la canzone comincia, è già finita
A vestire musicalmente il brano, con l’esperienza di chi ha attraversato decenni di grande canzone italiana, è Roberto Costa, storico collaboratore di Lucio Dalla e per trent’anni al suo fianco come bassista, arrangiatore e produttore. Costa ha lavorato a lungo negli studi Fonoprint, ha firmato la produzione e l’arrangiamento di “DallAmeriCaruso”, ha realizzato per la Pressing di Dalla i primi album di Luca Carboni e degli Stadio e, nel corso della carriera, ha collaborato anche con Ron, Ivan Graziani, Mina, Gianni Morandi, Matia Bazar e Luciano Pavarotti.
Funaro affida a questa veste sonora una storia che comincia quando l’amore è già finito e l’unica cosa che resta è un faccia a faccia con sé stessi e con ciò che continua a riaffiorare, soprattutto di notte.
Non sappiamo perché sia successo, non sappiamo chi abbia pronunciato per primo la parola “fine”. Funaro lascia fuori tutto ciò che normalmente alimenta il racconto di una rottura – il torto, le ragioni, le spiegazioni, il tentativo di ricominciare – e va direttamente alla notte successiva – «Quando poi esco fuori da un sogno mi sveglio di notte, ti cerco, ti voglio… dimmi che ci sei».
Perché una relazione può finire in un giorno, ma abituarsi alla sua assenza richiede quasi sempre più tempo
Il brano racconta tutto avvalendosi di pochi elementi: un sogno che sembra vero per qualche secondo, la memoria fisica dell’altra persona, una voce che pare ancora chiamare e quella domanda — «dove sei?» — che nel testo ritorna senza ricevere risposta.
«Quando ci si rende conto che un amore è finito, non resta che concluderlo, ma poi bisogna imparare ad andare avanti trasformandolo in un ricordo – dichiara l’artista –. A volte, però, la mancanza di quella persona si fa sentire, soprattutto nelle notti di luna. Ma al mattino torna la luce e ci si incammina verso un nuovo giorno, una nuova vita, e perché no, un nuovo amore.»
Decisione, notte, mattino: tre momenti che si susseguono senza bisogno di grandi svolte narrative. La scelta è stata fatta, la mancanza continua a presentarsi, poi arriva il giorno e si riparte.
Funaro evita di confondere la mancanza con il desiderio di ricominciare, il sentire ancora la presenza dell’altra persona al rimette automaticamente in discussione la scelta di lasciarla andare. Lo suggerisce anche l’immagine del libro: un libro può restare sul tavolo dopo che si è smesso di leggerlo, ma conserva intatta tutta la storia che contiene, anche quando quella storia non prosegue più.
“Questo strano amore” arriva dopo “Non credere a niente”, il singolo con cui Funaro aveva allargato lo sguardo alla sovraesposizione contemporanea, al sovraccarico di stimoli e a quella condizione in cui tutto è visibile, immediato e disponibile fino a diventare difficile da distinguere.
Qui il campo si restringe in una stanza, all’interno della quale la persona amata non c’è più. E fuori dalle finestre resta la luna, bersaglio muto di una notte in cui tutto ciò che sembrava già chiuso torna a farsi sentire. Lontana, eppure abbastanza vicina da diventare destinataria e custode di tutto quello che non si riesce a dire a chi non c’è più. Resta però un tratto già evidente della scrittura di Funaro: il ricorso a immagini capaci di dire molto prima che arrivi la spiegazione. Nel precedente singolo era la luce eccessiva a impedire di vedere; questa volta sono un uomo che abbaia alla luna, un libro lasciato da parte, un corpo cercato nel dormiveglia.
Il passaggio da un singolo all’altro mostra anche due registri diversi dello stesso autore: da una parte uno sguardo rivolto al presente e alla frenesia che lo attraversa, dall’altra una vicenda personale del passato che si muove tra la notte e il ricordo. In entrambi i casi, l’imperativo è uno solo: andare avanti, sempre e comunque.
“Questo strano amore” si chiude senza una riconciliazione e senza bisogno di inventarne una. La storia è finita; la mancanza, evidentemente, ha bisogno di qualche notte in più. Poi arriva il mattino, torna la luce e si può riprendere il cammino. Con quello che è stato alle spalle e tutto il resto ancora davanti.
Biografia
Cantautore, poeta e polistrumentista, Roberto Funaro è una voce riconoscibile del pop d’autore contemporaneo. Nato a Roma, si afferma con una scrittura che unisce immaginario visivo, attenzione alle sfumature e un approccio musicale che dialoga con pop, jazz, R&B e con le ritmiche morbide della Bossa Nova. La sua ricerca non si ferma alla musica: disegno, scultura e un’intensa attività di scrittura accompagnano un percorso in cui il viaggio — fisico e interiore — è una presenza costante. Negli anni Funaro ha preso parte a diversi progetti di sensibilizzazione, portando anche nel dibattito pubblico il suo impegno contro i femminicidi attraverso iniziative musicali e interventi civici. La sua produzione comprende lavori solisti e collaborazioni che hanno attirato l’attenzione di realtà culturali e musicali a livello nazionale, riconoscendone la qualità narrativa e la sensibilità compositiva.









