6 Agosto 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Mercoledì, 08 Luglio 2020 08:55

Una felice anarchia. I Beatles e la “Summer Of Love” (1967) [Prima Parte].

Una felice anarchia. I Beatles e la “Summer Of Love” (1967) [Prima Parte].
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L'autore Massimo Bonomo


La televisione e le attuali tecnologie di comunicazione ci hanno ormai da tempo abituato alla partecipazione virtuale ad eventi di dimensioni mondiali i quali - proprio grazie ai social media - hanno ulteriormente aumentato la loro già vasta risonanza.

In questi mesi, funestati dal propagarsi di una pandemia di dimensioni eccezionali, televisione, social media e servizi di videochiamata, sono stati un aiuto fondamentale nel renderci consapevoli del problema (non ancora risolto), delle fatiche profuse dal personale sanitario (generalmente bistrattato in tempi normali) e del fatto che il virus è un nemico che riguarda ogni essere umano, senza distinzioni etniche, religiose o di qualsivoglia tipo.

Nel mese di Aprile 2020 si è tenuto il più importante evento concepito per sensibilizzare l’intera umanità sul problema insidioso del Coronavirus: l’iniziativa One World: Together At Home, nata dalla sensibilità di Lady Gaga, in grado di coinvolgere numerosi artisti in vista della raccolta fondi a sostegno dell’OMS (il WHO per i paesi anglofoni).Tra le esibizioni degne di nota si ricordano quella della stessa Lady Gaga - interprete di “Smile”, canzone nata dall’unione della melodia di Charlie Chaplin con le parole di John Turner e Geoffrey Parsons - e quella dei Rolling Stones, i quali ci hanno regalato una versione fresca e moderna del loro classico del 1969 “You Can’t Always Get What You Want” (brano posto a gloriosa conclusione di Let It Bleed). L’esibizione di Paul McCartney invece ha deluso, dato che la sua “Lady Madonna” in chiave vagamente jazz è stata accompagnata da una voce dal timbro tutt’altro che deciso, anzi, abbastanza sgasato e calante. Peccato.

Il McCartney di 53 anni fa - era l’estate del 1967 - invece fu tutt’altro che deludente.A cosa mi riferisco? Alla prima trasmissione televisiva in mondovisione, evento passato alla storia per il fatto che - oltre a celebrare le potenzialità della tecnologia più moderna di cui si potesse disporre sino a quel momento - vide l’esibizione dei Beatles al picco della loro popolarità: davanti a un pubblico stimato tra i 400 e i 700 milioni di telespettatori, il gruppo eseguì per la prima volta una canzone recentemente scritta da John Lennon e che si adattava perfettamente al clima dell’evento. Sto parlando di “All You Need Is Love”, probabilmente una delle canzoni più conosciute nella storia dell’umanità, in Italia per lungo tempo fortemente associata al celeberrimo programma “Stranamore”.

Vediamo un po’ l’antefatto di tale momento storico.

Il 19 Maggio 1967, lo stesso giorno in cui presentarono alla stampa il loro ultimo lavoro Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, i Beatles firmarono il contratto con cui accettavano di partecipare, come rappresentanti del Regno Unito, alla trasmissione Our World, che sarebbe andata in onda il 25 Giugno in mondovisione. Ai quattro musicisti si chiedeva di realizzare ed eseguire una canzone che veicolasse - tramite un linguaggio comprensibile da chiunque, evitando quindi termini troppo ricercati e metafore/giochi di parole - un messaggio altamente positivo. La scelta del tema cadde sull’amore: nulla di anomalo in ciò, se pensiamo che esso era il sentimento più spontaneo che in quell’anno venisse in mente di esprimere, soprattutto in musica, sulla scia di una situazione generale in cui una radiosa positività rafforzava la fiducia dell’umanità nelle proprie possibilità di cambiare il mondo.

Eloquenti, a questo proposito, le parole di Brian Epstein, il quale disse che era carino che la canzone (dei Beatles) non potesse essere fraintesa, dato che esprimeva un chiaro messaggio in cui si affermava che l’amore è tutto. Da ricordare anche il fatto che “All You Need Is Love” presentava un’affinità tematica con “Within You Whitout You” (contenuta in Sgt. Pepper’s), viaggio di George Harrison nell’universo musicale indiano, esperienza mistica in cui si affermava che “con il nostro amore noi potremmo salvare il Mondo”.

L’anno dell’amore, se visto a posteriori, era la vetta dell’ottimismo di quel decennio, ultimo sprazzo di luce prima delle tensioni che avrebbero appesantito e incupito il triennio 1968-1970.

[Prosegue nella seconda e ultima parte]

 

  Massimo Bonomo – Onda Musicale

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