Nel sottobosco del rock alternativo degli anni ’90, dominato da grunge, Britpop e dall’emergente nu-metal, esisteva una band di Los Angeles che seguiva una traiettoria completamente diversa. Questa band si chiamava Failure.
I Failure non conquistarono mai le classifiche, non divennero mai un nome familiare, eppure riuscirono a creare un’eredità musicale così profonda che oggi sono conosciuti come “la band preferita della tua band preferita“. Questa è la storia di tre musicisti visionari che trasformarono il significato stesso del loro nome ironico in un trionfo artistico postumo.
Le origini: un incontro tra estranei (1990-1992)
La storia dei Failure inizia nel modo più prosaico possibile: con un annuncio su un giornale. Nel 1990, Ken Andrews, studente di cinema profondamente immerso nella scena musicale di Los Angeles, pubblicò un annuncio su “The Recycler“, un giornale di annunci economici californiano, cercando musicisti per formare una band. Dall’altra parte della linea telefonica rispose Greg Edwards, un bassista ventunenne che stava studiando letteratura e cercava disperatamente una band.
“Ken era di gran lunga il musicista più serio che avessi incontrato fino a quel momento.
(ricorda Edwards)
E soprattutto, era molto bravo a pianificare passi pratici verso un obiettivo.
Avevamo rispetto artistico l’uno per l’altro immediatamente, ma non è che fossimo amici nati.
La nostra amicizia era davvero periferica rispetto al nostro rapporto di lavoro”
Questo rapporto professionale, privo dei tipici legami emotivi che caratterizzano molte band, si rivelò paradossalmente la loro forza
Andrews, influenzato dalla scoperta della dark wave britannica e in particolare dei primi album dei Cure, aveva trovato una nuova prospettiva sulla musica che andava oltre l’hard rock e l’AC/DC con cui era cresciuto. Edwards condivideva un background simile: amava Led Zeppelin e il rock classico, ma non riusciva a relazionarsi con il metal più recente o con Van Halen. Entrambi, invece, erano affascinati da quella corrente musicale dove evocare un’atmosfera era importante quanto la canzone stessa – dove la canzone ERA l’atmosfera.
Il primo batterista della band fu Robert Gauss, che aveva già abbozzato alcune canzoni su un registratore a quattro tracce insieme ad Andrews. Il trio iniziò a sviluppare il proprio sound in uno spazio nel centro di Los Angeles, registrando demo e perfezionando quella che sarebbe diventata la loro caratteristica sonora: riff di chitarra vorticosi, linee di basso pesanti e distorte, e un’attenzione maniacale ai dettagli texturali e agli effetti sonori.
Il nome della band è un atto di auto-ironia
Il nome “Failure” (fallimento) fu scelto con un misto di ironia e pragmatismo. Come ricorda il batterista Kellii Scott, che si unì alla band nel 1993: “Quando sei in una band e arriva il momento di decidere come chiamarsi, tutti sembrano essere così seri al riguardo. Finché non è un nome terribile, qualsiasi nome andrà bene. Voglio dire, cosa rende popolare un grande nome di band? Possiamo tutti pensare a band enormi, storiche e moderne. Hanno tutte una cosa in comune: decine di migliaia di fan. Alla fine sono quelle persone che decidono se hai un buon nome o no.”
Il nome era un tentativo di Ken Andrews, Greg Edwards e Robert Gauss di alleggerire il peso e la serietà della scelta di un nome sbagliato. In un’epoca dominata da nomi aggressivi o pretenziosamente poetici, “Failure” rappresentava un’affermazione paradossale: siamo qui, e non ci prendiamo troppo sul serio. Ironicamente, questa scelta si rivelò profeticamente appropriata per una band che avrebbe ottenuto il successo commerciale solo dopo lo scioglimento, diventando icone di culto.
Comfort: gli inizi difficili (1992)
Nel 1992, i Failure firmarono con Slash Records, un’etichetta indipendente di Los Angeles, e registrarono il loro album di debutto “Comfort” con il leggendario produttore Steve Albini, noto per il suo lavoro con Pixies e per il suo approccio minimalista alla registrazione. Albini era famoso per documentare essenzialmente il suono grezzo dal vivo di una band, piuttosto che costruire produzioni elaborate.
Tuttavia, la band rimase insoddisfatta del risultato. “Eravamo insoddisfatti del sound di Comfort e della nostra mancanza di coinvolgimento nel processo di missaggio“, ha spiegato Edwards. “Volevamo un suono più lusinghiero e prodotto che andasse oltre lo stile di Albini.” Questa esperienza insegnò a Andrews e Edwards una lezione fondamentale: se volevano che la loro visione artistica fosse realizzata completamente, avrebbero dovuto prendere il controllo totale del processo di produzione.
Nello stesso periodo, i Failure iniziarono a costruire la loro reputazione dal vivo, aprendo i concerti per una band emergente chiamata Tool. Questa collaborazione non solo li mise di fronte a pubblici più ampi, ma creò un’amicizia duratura: il chitarrista dei Tool, Adam Jones, si univa regolarmente a loro sul palco durante i tour, suonando la chitarra ritmica durante i set dei Failure.
Magnified: prendere il controllo (1994)
Per il loro secondo album, Andrews e Edwards decisero di assumere loro stessi il ruolo di produttori. A metà delle sessioni di registrazione, Robert Gauss lasciò la band, costringendo Edwards a suonare lui stesso parte della batteria fino a quando non trovarono un sostituto in Kellii Scott, un batterista che proveniva dalla scena del Sunset Strip di Los Angeles.
Scott, che aveva 17 anni quando si era trasferito a Los Angeles nel 1987, era stato parte della scena hair metal con band chiamate Liquid Jesus e Dumpster. “Sentivo che era la cosa migliore al mondo per un diciassettenne che aveva vissuto tra le pagine delle riviste rock“, ricorda. “Ma quando ho sentito per la prima volta questi ragazzi, sapevo che era qualcosa per cui mi sentivo davvero forte.“
“Magnified”, rilasciato nel marzo 1994, rappresentò un salto qualitativo enorme
Andrews ed Edwards avevano scoperto un modo di lavorare estremamente efficace: potevano scambiarsi gli strumenti da sezione a sezione mentre componevano, entrambi scrivendo testi e melodie, entrambi suonando basso e chitarra. “Fu un periodo molto produttivo e creativo“, ricorda Edwards. I critici notarono i progressi sonori e musicali ottenuti con “Magnified“, e altri musicisti più noti iniziarono a elogiare i Failure. Quell’anno tornarono in tour con i Tool, consolidando ulteriormente la loro reputazione nella scena underground. Tuttavia, il successo commerciale rimase elusivo. Fu realizzato un video promozionale per il singolo “Undone“, ma ricevette pochissima, se non nessuna, messa in onda sui tradizionali canali musicali.
Pionieri dello space rock
I Failure sono difficili da classificare. Spesso etichettati come rock alternativo, grunge o addirittura metal alternativo, la band ha sempre rifiutato queste categorizzazioni troppo semplicistiche. Il modo migliore per descriverli è probabilmente “space rock“, anche se Ken Andrews ha scherzosamente affermato di credere che il termine sia stato coniato proprio per la sua band.
Il loro sound è caratterizzato da:
- Chitarre pesantemente elaborate: uso inventivo di effetti chitarristici e processamento del segnale che crea paesaggi sonori densi e texturali
- Linee di basso distorte e prominenti: spesso il basso guida le canzoni con riff ipnotici e vorticosi
- Temi spaziali e fantascientifici: i testi sono intrisi di riferimenti alla fantascienza, allo spazio e all’alienazione
- Produzione meticolosa: ogni suono è curato nei minimi dettagli, con particolare attenzione al design sonoro complessivo
- Atmosfere cinematiche: influenzati dal cinema (Andrews studiava cinema), i Failure creavano musica che evocava immagini visive potenti
- Contrappunto e dissonanza: a differenza del grunge più diretto, i Failure esploravano strutture armoniche complesse
“Avevamo rispetto per band come Pink Floyd e i Beatles per il puro volume di colori, temi, suoni variegati e cambiamenti drastici che si potevano trovare nel loro lavoro“, spiega Edwards. Questa influenza è evidente nel loro approccio alla composizione: ogni canzone è un viaggio sonoro, spesso costruita su loop ipnotici che si evolvono lentamente, aggiungendo strati di texture fino a creare muri di suono imponenti.
La casa di Lita Ford e la genesi di Fantastic Planet (1995-1996)
Ansiosi di capitalizzare lo slancio offerto dal relativo successo di “Magnified“, Andrews, Edwards e Scott iniziarono a registrare nuovamente nel 1995. Questa volta, però, scelsero una location insolita: una casa in affitto di proprietà della dea del metal Lita Ford, nelle colline appena fuori Los Angeles, a Tujunga.
La casa non era lussuosa. “La fondazione era stata crepata in un terremoto“, ricorda Andrews. “Lita e il suo fidanzato, Jim Gillette, stavano costruendo una casa in Oregon e potevano solo affittare il posto.” La band Medicine ci aveva lavorato prima di loro, e quando Andrews e Edwards dissero al chitarrista dei Medicine, Brad Laner, che stavano cercando un posto dove registrare, lui suggerì la casa di Lita Ford.
Il vantaggio? “Un vicino era morto e la casa era abbandonata, e l’altro vicino era una coppia di sordi!” scherza Andrews. Ma soprattutto, con la band che produceva di nuovo da sola e Andrews che gestiva la maggior parte dell’ingegneria, la situazione permetteva loro di prendersi molto più tempo di quanto avessero mai avuto prima, seguendo i loro istinti quanto volevano senza interferenze esterne.
L’intero scopo di comprare l’attrezzatura e affittare una casa economica era di rimuovere le restrizioni temporali e permetterci essenzialmente di scrivere in studio”, spiega Andrews. “Richiedeva più tempo, ma aveva più senso per noi artisticamente esplorare completamente una canzone prima di passare alla successiva. Non credo che avremmo potuto fare Fantastic Planet nel modo standard in cui si fanno gli album rock, dove prima si registrano le batterie per tutte le canzoni, e poi si costruisce su quello”
Il processo era innovativo
Invece di registrare prima tutte le tracce di batteria e poi aggiungere gli altri strumenti, i Failure finivano completamente ogni canzone prima di passare alla successiva. Questo permetteva loro di mantenere l’atmosfera e la coerenza di ogni brano, e spesso la canzone prendeva una svolta inaspettata nell’ultimo 10 o 20 percento del processo che la portava in un posto completamente diverso da quello previsto.
Durante questi sei mesi, la band visse praticamente isolata dal mondo, immersa nella creazione. Greg Edwards aveva anche un pianoforte digitale Korg che Lita aveva lasciato sotto un letto, che divenne strumentale per la creazione di uno dei loro brani più iconici, “The Nurse Who Loved Me“.
L’ombra cupa dell’eroina
Ma c’era un lato oscuro in questa creatività sfrenata. Greg Edwards stava lottando con una crescente dipendenza dall’eroina. “L’eroina era la musa di Greg durante Fantastic Planet“, ha ammesso Ken Andrews anni dopo.
Ma penso ancora che quell’album fosse dentro di lui e dentro di noi. Le droghe permettevano di aprire canali liricamente. La pressione dal management e dall’etichetta a quel punto era enorme. Dicevano ‘ok, questo è il vostro terzo album, dovete consegnare, dateci qualche hit…’ Quindi penso che le droghe ci abbiano permesso di mettere da parte tutto quello e dire ‘fanculo, facciamo un album d’arte, facciamo quello che sappiamo fare'”
Edwards stesso riflette: “Ero da qualche altra parte, e sono sicuro che il fatto che questo sia il mio ricordo di quel periodo equivalga a molta frustrazione per i miei compagni di band. Ken prese la decisione di sciogliere la band. Io non ero in condizione di prendere decisioni su nulla. Ecco precisamente perché lui fece la scelta che fece.“
Fantastic Planet: l’album della svolta (1996)
Verso la fine della registrazione, i Failure ricevettero notizie devastanti: la loro etichetta, Slash Records, si stava mettendo in vendita e il loro accordo di distribuzione con Warner Bros. era scaduto e non sarebbe stato rinnovato. “Fantastic Planet” rimase sugli scaffali per circa un anno dopo il suo completamento nel febbraio 1995.
Durante questo periodo di limbo, la band si tenne occupata con progetti paralleli. Andrews ed Edwards, insieme ad alcuni amici, registrarono un album di cover sotto il nome Replicants (che includeva cover di Depeche Mode, diventando un modo per distrarsi dalla depressione della situazione con la loro etichetta). Nel frattempo, continuavano a cercare “non ufficialmente” di proporre l’album ad altre etichette.
Nella primavera del 1996, accadde un miracolo: dopo aver ascoltato “Fantastic Planet” e apprezzato l’album, Warner Bros. accettò di assoldare direttamente la band e di mantenere l’impronta Slash un’ultima volta. “Fantastic Planet” fu finalmente rilasciato nell’agosto 1996.
L’album prende il nome dal film d’animazione francese del 1973 “La Planète Sauvage” del regista René Laloux, un’opera surrealista e psichedelica che condivideva l’estetica aliena e inquietante della musica dei Failure
Con una durata di quasi 68 minuti e 17 tracce, “Fantastic Planet” era ambizioso, espansivo e profondamente personale. Il disco è caratterizzato da una continuità tematica straordinaria. È ciclico: l’effetto sonoro carillon che conclude la traccia finale “Daylight” dà inizio alla traccia di apertura “Saturday Saviour“. L’album include anche tre “Segue” (interludi strumentali numerati) che cuciono insieme le canzoni, creando un flusso ininterrotto di suono e atmosfera. Questo sistema di segue numerici sarebbe continuato negli album successivi della band.
I temi spaziali sono presenti in tutta la lirica, così come riferimenti indiretti alla dipendenza da droghe, esperienze legate alle droghe e alla prostituzione
Ma ciò che rende “Fantastic Planet” così potente è la sua capacità di trasmettere disfunzione emotiva e dolore psichico senza mai essere letterale o ovvio. Prendiamo ad esempio “The Nurse Who Loved Me“, probabilmente il loro brano più iconico. Il testo può essere interpretato in molteplici modi: è la visione delusa di qualcuno innamorato di te? La frase di apertura “say hello to the rugs topography / it holds quite a lot of interest with your face down on it” è un riferimento al sesso orale, come è stato interpretato? O è, più probabilmente, un riferimento velato all’eroina? “Questa è spesso il segno di un grande paroliere quando si possono applicare molteplici significati ai tuoi testi“, notano i critici.
Il primo singolo dell’album, “Stuck on You” (una traccia accattivante che paragona metaforicamente l’infatuazione ad una melodia fastidiosa bloccata nella testa), divenne un modesto successo radiofonico alternativo e ottenne una rotazione da leggera a media su MTV. La canzone raggiunse il numero 31 nella classifica Mainstream Rock di Billboard e il numero 23 nella Modern Rock chart. Altre canzoni, come “Saturday Saviour” e “Pitiful“, ricevettero qualche passaggio radiofonico da DJ più avventurosi, ma non furono realizzati altri video.
Nonostante gli elogi della critica e una base di fan solida, “Fantastic Planet” non riuscì mai ad entrare nella classifica Billboard 200. Ma come dice Edwards:
Quando Fantastic Planet fu completato, penso che avessimo creato qualcosa di davvero speciale. Non riuscivo a immaginare che non avrebbe risonato con le persone, almeno in qualche modo, a un certo punto“
Lollapalooza e l’inizio del declino (1997)
Nel 1997, i Failure furono invitati a contribuire con una cover per un album tributo ai Depeche Mode chiamato “For the Masses“, assemblato dai loro amici nella band industrial rock God Lives Underwater. Scelsero di coverizzare “Enjoy the Silence“, il successo mondiale del 1990 e il singolo più venduto e conosciuto dei Depeche Mode. I membri dei Depeche furono apparentemente molto soddisfatti dell’album, e in particolare della traccia dei Failure; Andrew Fletcher disse che in realtà preferiva la loro cover alla versione originale della sua band.
Quell’estate, i Failure si unirono al tour Lollapalooza, durante quello che divenne l’ultimo degli anni itineranti del festival
Originariamente programmati per fare da headliner al side stage, i Failure furono promossi per esibirsi anche sul palco principale per riempire il vuoto creato quando i Korn si ritirarono dal tour. Suonavano sia un set nel primo pomeriggio sul palco principale che un set più lungo da headliner la sera sul side stage per il resto del tour.
Ma dietro le quinte, la band stava crollando
Greg Edwards era completamente consumato dalla sua dipendenza dall’eroina. “Era più una lotta per rimanere in vita che per continuare con la band“, ricorda. La tensione tra i membri era palpabile. Ken Andrews, vedendo che la situazione era insostenibile, tentò di organizzare sessioni di scrittura con Edwards per un quarto album che Warner Bros. voleva, ma le sessioni non avvennero mai.
Il 19 novembre 1997, i Failure annunciarono ufficialmente lo scioglimento, citando differenze personali
Era brutto, era brutto” ricorda Andrews “Non credo che nessuno volesse che finisse. Era solo una questione di sopravvivenza a quel punto ed è stata una decisione davvero, davvero difficile, molto dolorosa“
Kellii Scott ricorda la telefonata:
Quando Ken mi chiamò e me lo disse, dissi solo ‘OK’, capisci? Non mi fermai un momento a pensare alle profondità di quello che era appena successo”
Dopo lo scioglimento, ciascun membro dei Failure perseguì progetti diversi, anche se l’ombra della band continuava a seguirli (1997-2013)
Ken Andrews lanciò diversi progetti musicali. ON (1999-2002) era essenzialmente un progetto solista che, in termini di songwriting, non era molto diverso dai Failure, ma il suono complessivo era più basato sull’elettronica, con meno enfasi sulle chitarre e sul tipico sound rock pesante. Year of the Rabbit (2002-2004) vide il ritorno di Andrews al formato di band rock a quattro, con un sound più vicino a quello dei Failure. La band perse però “slancio” quando la loro etichetta, Elektra Records, fu sostanzialmente chiusa in seguito alla sua fusione con Atlantic Records.
Andrews divenne anche un produttore molto ricercato, lavorando con artisti come Blinker the Star, Molly McGuire, e persino sua moglie Charlotte Martin (con cui si sposò nel 2005 e da cui divorziò nel 2017). Fondò anche un’etichetta, Dinosaur Fight Records. La sua reputazione come produttore e ingegnere del suono divenne così solida che oggi è “ampiamente accettato come uno dei migliori del settore.“
Greg Edwards formò gli Autolux, una band noise-pop/shoegaze con il bassista Eugene Goreshter e la batterista minimalista Carla Azar. Gli Autolux hanno avuto un successo limitato ma hanno guadagnato rispetto critico per il loro sound innovativo. Edwards fu anche membro di tourné di A Perfect Circle nel 2018.
Kellii Scott suonò la batteria per varie band, tra cui Veruca Salt, Enemy (con Troy Van Leeuwen), Blinker the Star e Campfire Girls
Dal 2008 al 2012 suonò in tutte le sessioni di registrazione di Linda Perry, in particolare sulla canzone “You Lift Me Up” di Christina Aguilera e “Letter To God” di Courtney Love. Nel 2013 lavorò con Dr. Dre e un’orchestra di 72 elementi agli studi Capitol.
Troy Van Leeuwen, il chitarrista aggiunto che si era unito ai Failure poco prima dello scioglimento, riemerse nella formazione originale di A Perfect Circle, apparendo sul loro album di debutto “Mer De Noms” (2000). Durante le sessioni per il secondo album di A Perfect Circle, Van Leeuwen fu invitato a unirsi ai Queens of the Stone Age, cosa che accettò. È rimasto con loro da allora.
“Your Favorite Band’s Favorite Band”
Durante questi anni di inattività, accadde qualcosa di straordinario: i Failure divennero più popolari da morti che da vivi. “Fantastic Planet” in particolare iniziò a essere scoperto da una nuova generazione di ascoltatori attraverso il file sharing e il passaparola. Musicisti di band note iniziarono a citare i Failure come influenza fondamentale.
I Tool continuavano ad elogiarli pubblicamente
A Perfect Circle coverizzarono “The Nurse Who Loved Me” sul loro album del 2003 “Thirteenth Step“, introducendo la canzone a un pubblico molto più ampio. I Paramore coverizzarono “Stuck on You” sul loro EP del 2006 “The Summer Tic“, prendendo il titolo dell’EP dai testi della canzone (anche se cambiando “tick” in “tic”).
Band come Cave In, Deftones, Superheaven e Cloakroom citarono i Failure come band molto influente
Billy Howerdel degli A Perfect Circle, Billy Gould dei Faith No More e Dean DeLeo degli Stone Temple Pilots parlavano tutti di quanto amassero la band. I Failure erano diventati “la band preferita della tua band preferita“, un’espressione che catturava perfettamente il loro status di culto tra i musicisti.
Nel 2004, anche se la band era stata inattiva per anni, Andrews ed Edwards si riunirono per collaborare a un set CD/DVD intitolato “Golden“, che raccoglieva demo, outtake, filmati di tour, entrambi i video della band e altro materiale raro del periodo attivo della band. Nel 2006 fu assemblata un’altra compilation postuma, un set di 2 CD intitolato “Essentials“. Nel 2008 fu pubblicato un album tributo ai Failure intitolato “A Tribute to Failure: The Nurse Who Loved Me.“
La resurrezione: “We’re Not Dead Anymore” (2013-2014)
Alla fine del 2013, i Failure annunciarono la loro reunion. Con la “formazione classica” di Greg Edwards, Ken Andrews e Kellii Scott, si esibirono al loro primo show dal 1997 all’El Rey Theatre di Los Angeles il 13 febbraio 2014.
“I membri avevano detto di aver sentito voci che erano ancora più amati ora che negli anni ’90”, riporta la stampa, “e decisero di vedere se era vero.” Lo show si esaurì in meno di cinque minuti, cosa che non era mai successa negli anni ’90.
Il booker ci richiamò una volta iniziata la vendita e disse che lo show si era esaurito in meno di cinque minuti”, ricorda Ken Andrews. “E questo non ci era mai successo negli anni ’90. E tutte queste persone che volevano andare allo show non potevano venire.”
Fu successivamente annunciato che la band avrebbe aperto per i Tool nel loro tour imminente
Dopo la prima leg, che iniziò a marzo e culminò con gli spettacoli “Cinquanta” il 10 e 11 maggio al Greek Theater di Los Angeles, ebbe luogo il tour separato dei Failure chiamato “Tree of Stars” durante maggio e giugno 2014 per 18 spettacoli. Un EP esclusivo per il tour intitolato “Tree of Stars” fu disponibile durante questa leg. L’EP conteneva 4 tracce dal vivo e la loro prima canzone nuova da “Fantastic Planet“, intitolata “Come Crashing“.
‘Come Crashing’ è stata sicuramente la prima di una manciata di canzoni dove ho pensato, ‘OK, questa è nuova. Non suona esattamente come i vecchi Failure, ma suona familiare ed è figa‘”, ricorda Andrews.
The Heart Is a Monster: il ritorno trionfante (2015)
Ispirati dalla loro chimica rinnovata, i Failure continuarono a scrivere e nel 2015 pubblicarono il loro album di comeback completo, “The Heart Is a Monster“, il primo disco della band di Los Angeles in 19 anni e il loro quarto album in totale. Il disco – di 18 tracce – fu accolto con entusiasmo dalla critica e dai fan, elogiato per aver mantenuto il sound caratteristico mentre aggiungeva nuovi elementi alla formula. “The Heart Is a Monster” dimostrava che la band non stava semplicemente facendo un giro nostalgia, ma era ancora capace di evolversi e creare musica rilevante.
“Mi sto godendo il processo molto più di quanto facessi negli anni ’90”, afferma Andrews. “Anche se non avessimo fatto quello che abbiamo fatto negli anni ’90, sento ancora che quello che stiamo facendo ora è figo. Perché dovresti smettere di fare qualcosa quando senti di ricevere più apprezzamento per questo? Sento che siamo questa piccola attività indipendente che capita di essere una band. E stiamo sopravvivendo.”
I Failure e un nuovo approccio: gli EP (2018-presente)
Per il loro quinto album, i Failure adottarono un approccio non convenzionale, rilasciando il disco come una serie di quattro EP nel corso del 2018, in modo simile a quanto fatto dai Nine Inch Nails con “Bad Witch“. “In the Future” uscì il 30 marzo, “Your Body Will Be” il 25 maggio, “The Furthest Thing” il 14 settembre, e l’album completo “In the Future Your Body Will Be the Furthest Thing from Your Mind” fu pubblicato il 16 novembre 2018.
Lavorare in questo modo è davvero divertente per me”, dice Andrews, “perché nella storia dei Failure, negli anni ’90, abbiamo avuto problemi orribili nel finire i dischi e poi nel farli uscire anche solo un anno o due dopo. Quindi decisero di combinare il loro amore per gli album con il bisogno del pubblico di gratificazione istantanea”
Nel dicembre 2021, i Failure spostarono le loro uscite digitali su Bandcamp, includendo gli album precedenti pubblicati con Ingrooves e Slash Records
Il 1 febbraio 2022, i Failure rilasciarono una dichiarazione in cui avrebbero rimosso la loro musica da Spotify a causa delle politiche riguardanti la disinformazione sui vaccini COVID e le royalty degli artisti. Gli album sotto Rhino Records, che acquistò i diritti del catalogo di Slash, rimangono sul servizio. Nel dicembre 2021, la band pubblicò “Wild Type Droid“, il loro sesto album in studio completo, contenente 10 canzoni che i fan e i critici descrissero come un ritorno alla forma, mescolando l’eredità di “Fantastic Planet” con le lezioni apprese negli album post-reunion.
Every Time You Lose Your Mind: il documentario (2025)
Nel giugno 2025, i Failure hanno rilasciato “Every Time You Lose Your Mind: A Documentary About Failure“, un documentario che ci ha messo dieci anni per essere completato. Il film, che Ken Andrews iniziò a registrare dopo che alcune persone interessate a un progetto tecnologico scoprirono la storia della band, offre uno sguardo senza filtri sulla formazione della band, il loro successo sotterraneo, la dipendenza da droghe, lo scioglimento e la reunion.
“Una parte del motivo per cui abbiamo messo così tanto impegno in questo documentario
(spiega Andrews)
è stato per chiarire la nostra storia e forse ottenere un po’
di chiusura su alcuni rimpianti ed errori”
Il filmato di apertura mostra un giovane Greg Edwards ventenne che parla con una perspicacia inquietante di quello che sarebbe diventato il suo futuro con l’eroina
“Quando Ken ha trovato quella prima clip che apre il film, sono rimasto scioccato da quanta intuizione avessi a quell’età su esattamente quello in cui mi stavo cacciando”, ricorda Edwards. “Sì, parte di me vorrebbe tornare indietro e impedire al mio giovane io di prendere in considerazione l’eroina, ma la parte più grande di me accetta semplicemente che questa è la mia storia. È quello che è successo.“
Kellii Scott aggiunge: “Dopo lo scioglimento della band, ho avuto una discesa abbastanza approfondita all’inferno. E parte di quello che dovevo fare per uscirne e trovare pace con tutto è stata la riconciliazione con il passato. Quindi quando Ken mi ha chiamato [nel 2013] e ha detto, ‘Io e Greg ci stiamo vedendo e scrivendo musica’, non ho davvero dovuto lottare con quel tipo di cose. Sembrava quasi che dovesse accadere in quel modo.“
Oggi i Failure sono riconosciuti come una delle band più influenti della scena rock alternativa degli anni ’90, anche se paradossalmente non raggiunsero mai il successo commerciale durante quel decennio
La loro influenza può essere sentita in:
- Il movimento post-grunge: band come Deftones, Helmet e Quicksand hanno tutti citato i Failure come influenza fondamentale per il loro approccio alla chitarra pesante e texturizzata.
- Lo space rock moderno: band come Hum, Failure stesso, e più recentemente Cloakroom e Narrow Head hanno tutti attinto al pozzo sonoro che i Failure hanno scavato.
- La produzione moderna: l’approccio maniacale di Ken Andrews alla produzione e al design sonoro ha influenzato un’intera generazione di produttori. Il suo lavoro con artisti come Charlotte Martin, Pete Yorn e innumerevoli altri ha diffuso l’estetica sonora dei Failure in tutta l’industria musicale.
- Il modello DIY per band alternative: la decisione dei Failure di lasciare una major label (RCA) per pubblicare autonomamente la loro musica anticipò di anni il movimento verso l’indipendenza artistica che oggi è la norma.
La storia dei Failure è anche una messaggio di redenzione
Greg Edwards ha superato la sua dipendenza dall’eroina e oggi è disintossicato. Ken Andrews ha costruito una carriera di successo come produttore mentre continua a creare musica con i Failure. Kellii Scott ha trovato stabilità e felicità dopo i suoi “anni dell’inferno” post-scioglimento.
“Sento che siamo questa piccola attività indipendente che capita di essere una band.
(Andrews)
E stiamo sopravvivendo. Non solo sopravvivendo, ma prosperando
in un modo che non avremmo mai potuto immaginare negli anni ’90”
Dal fallimento al trionfo
I Failure sono la prova vivente che il successo commerciale immediato non è l’unica misura di grandezza artistica. Una band che si sciolse considerandosi un fallimento (giustificando ironicamente il proprio nome) è oggi celebrata come pioniera, innovatrice e fonte di ispirazione per innumerevoli artisti.
La loro musica – densa, stratificata, sperimentale ma accessibile, pesante ma melodica, oscura ma bella – ha resistito alla prova del tempo in un modo che poche band degli anni ’90 possono vantare. “Fantastic Planet” in particolare è ora considerato un classico del rock alternativo.
“Quando Fantastic Planet fu completato, penso che avessimo creato qualcosa di davvero speciale.
Non riuscivo a immaginare che non avrebbe risonato con le persone,
almeno in qualche modo, a un certo punto”








