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Montreal 1977: la notte in cui Roger Waters toccò il fondo e nacque The Wall

Roger Waters

Montreal, 6 luglio 1977. L’Olympic Stadium è gremito da oltre 80.000 persone, un’enormità anche per gli standard dei Pink Floyd, che in quell’estate stanno portando in giro per il Nord America il tour In the Flesh, legato all’album Animals.

È un periodo di tensione crescente: i Pink Floyd sono al culmine della fama, ma anche sull’orlo di una crisi interna. Gli stadi, sempre più grandi e caotici, hanno trasformato l’esperienza live in qualcosa che Roger Waters vive come un rituale impersonale, quasi ostile.

Un clima elettrico, ma non nel senso giusto

Fin dall’inizio del concerto, l’atmosfera è tesa. L’acustica dello stadio è pessima, il pubblico è rumoroso, e una parte degli spettatori sembra più interessata a fare confusione che ad ascoltare la musica. Fuochi d’artificio, petardi, spinte verso le transenne: un comportamento che Waters, già in un periodo di forte irritabilità, percepisce come una provocazione continua.

Tra i più agitati c’è un giovane nelle prime file. Non è un contestatore, né un fan ostile: è semplicemente eccitato, forse ubriaco, forse inconsapevole del clima che si sta creando sul palco. Ma per Roger Waters, quella sera, quel ragazzo diventa il simbolo di tutto ciò che non sopporta più del rapporto con il pubblico.

Il momento che cambiò la storia del rock

Durante uno dei passaggi più intensi del concerto, il giovane si avvicina ancora di più alla barriera, cercando di attirare l’attenzione del suo idolo. Waters, esasperato, si china verso di lui. Le testimonianze raccontano che gli avrebbe urlato di smetterla, ma le parole si perdono nel frastuono dello stadio.

Poi accade l’impensabile: Roger Waters sputa in faccia al fan. Un gesto istintivo, brutale, che congela per un istante l’intero stadio. Non c’è una reazione immediata: la band continua a suonare, il pubblico è troppo lontano per capire davvero cosa sia successo. Ma Waters lo sa. E ne rimane sconvolto.

Il momento esatto

Secondo le ricostruzioni più attendibili, lo sputo avvenne durante l’esecuzione di Pigs (Three Different Ones), uno dei brani centrali di Animals.
Le fonti disponibili non riportano esplicitamente il titolo del brano nel momento esatto dello sputo, ma i materiali video d’archivio e le testimonianze dei presenti collocano l’episodio nella parte finale del concerto, durante il set dedicato ad Animals, e in particolare nel segmento conclusivo di Pigs, quando Waters si avvicinò alla transenna per affrontare il fan che stava facendo esplodere petardi. Tuttavia, la documentazione più precisa e verificabile – quella che lega l’episodio a un punto specifico della scaletta – indica Money come il momento esatto.

La conferma arriva dalla scaletta documentata da setlist.fm, che riporta esplicitamente la nota:

“Money (Roger Waters spits in the face of a fan)”

Questo colloca l’episodio dopo l’intero blocco di Animals e Wish You Were Here, e precisamente all’inizio del primo bis, quando la tensione accumulata durante il concerto aveva ormai raggiunto il limite.

10 anni prima c’era stato un precedente

La musica dei Pink Floyd non era ben accolta nelle città più provinciali dell’Inghilterra. Persino i sobborghi di Londra non erano accoglienti. Quando un fan lanciò una moneta e aprì un taglio sulla fronte di Roger Waters durante un concerto del 1967, Waters rischiò di avere il suo primo scontro faccia a faccia con un membro del pubblico.

“Ho sanguinato parecchio. E mi sono piazzato proprio davanti al palco
per vedere se riuscivo a vederlo fare un colpo.
Ero furioso e stavo per saltare tra il pubblico e prenderlo.
Per fortuna, si è presentato un tipo strano a cui eravamo simpatici,
quindi il pubblico ha passato tutta la serata a picchiarlo a sangue”

Il giorno dopo: vergogna, crisi, rivelazione

Nelle interviste successive, Waters racconterà che quel gesto lo fece sentire “disgustato da se stesso”. Non era solo un eccesso di rabbia: era il segnale che qualcosa si era rotto definitivamente. La distanza tra lui e il pubblico, che da anni percepiva come un muro invisibile, era diventata insostenibile.

È proprio da questa immagine — un muro che separa l’artista dal mondo — che nascerà l’idea di The Wall. Roger Waters la concepisce quasi come un atto terapeutico: trasformare la sua alienazione in un’opera monumentale, un racconto in musica della solitudine, della paura, della disumanizzazione che aveva provato quella notte a Montreal.

Dalla crisi all’opera monumentale

Due anni dopo, nel 1979, The Wall diventerà uno dei concept album più celebri della storia, un’opera che ridefinirà il linguaggio del rock e segnerà per sempre la carriera dei Pink Floyd. Ma la sua origine rimane legata a quel singolo, drammatico momento: un artista che perde il controllo davanti al suo pubblico, e che da quella caduta trova la forza per reinventarsi.

Un episodio scomodo, ma fondamentale

Ancora oggi, l’episodio di Montreal è ricordato come uno dei più controversi della storia del rock. Waters non lo ha mai negato, anzi lo ha spesso citato come esempio di quanto fosse diventato fragile e insofferente in quel periodo. È un momento scomodo, certo, ma anche uno dei più rivelatori della complessità del suo rapporto con la fama, con il pubblico e con se stesso.

Le reazioni degli altri Pink Floyd allo sputo di Montreal

David Gilmour: distanza crescente e imbarazzo

Non esistono interviste in cui Gilmour commenti esplicitamente lo sputo, ma il contesto storico è eloquente:

  • Gilmour era già profondamente frustrato dal crescente controllo di Waters sulla band.
  • Durante il tour In the Flesh, si sentiva sempre più estraneo al progetto.
  • A Montreal, dopo il concerto, Gilmour lasciò il palco e non partecipò al secondo bis, lasciando Waters e Snowy White a improvvisare Drift Away Blues.

Questo gesto — documentato nella scaletta e nelle testimonianze dei presenti — è spesso interpretato come una forma di dissociazione da ciò che era accaduto e dal clima tossico della serata.

Nick Mason: comprensione, ma anche preoccupazione

Nick Mason, nelle sue memorie (Inside Out), non parla direttamente dello sputo, ma descrive:

  • la crescente irritazione di Waters verso il pubblico,
  • la tensione interna alla band,
  • la sensazione che il tour del ’77 fosse “il punto di non ritorno”.

È ragionevole dedurre che Mason abbia visto l’episodio come un sintomo di un problema più grande: l’alienazione di Waters e la difficoltà di mantenere un equilibrio umano all’interno del gruppo.

Richard Wright: silenzio, ma un malessere condiviso

Wright non ha mai commentato pubblicamente l’episodio, ma:

  • era già in una fase di forte conflitto con Roger Waters,
  • viveva il tour come un’esperienza logorante,
  • avrebbe lasciato la band (o meglio: sarebbe stato allontanato da Waters) poco dopo The Wall.

Il suo silenzio sull’episodio è coerente con il suo carattere riservato, ma anche con il clima di paura e tensione che Roger Waters esercitava in quel periodo.

— Onda Musicale

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