In primo pianoMusica

Forgemasters: tre amici, un synth e la nascita di un’etichetta leggendaria e della techno inglese

Per capire chi sono stati i Forgemasters bisogna prima capire dove sono nati: Sheffield, città simbolo dell’industria siderurgica britannica, un tempo capitale mondiale dell’acciaio e poi, negli anni ’80, teatro del suo lento declino industriale.

Non è un caso, dunque, che il trio abbia scelto di chiamarsi proprio come una storica azienda locale di ingegneria pesante, la Sheffield Forgemasters, ancora oggi attiva nella lavorazione dei metalli. Un omaggio diretto alle proprie radici, ma anche una dichiarazione d’intenti quasi profetica: come gli operai delle acciaierie forgiavano il metallo, loro avrebbero forgiato un suono completamente nuovo, capace di ridefinire il futuro della musica elettronica britannica.

Tre amici, un negozio di dischi e un’idea rivoluzionaria

I Forgemasters nascono dall’incontro di tre figure che si conoscono lavorando fianco a fianco al FON, storico negozio e studio di registrazione di Sheffield: Robert Gordon, ingegnere del suono e futuro co-fondatore di Warp Records; Winston Hazel, DJ e figura di riferimento della scena locale; e Sean Maher, meglio conosciuto con lo pseudonimo DJ Parrot. Non una band nel senso tradizionale del termine, quindi, ma un collettivo di menti che condividevano lo stesso studio, gli stessi strumenti e, soprattutto, la stessa insoddisfazione verso i suoni che circolavano in quel momento nei club britannici. Fu proprio questa alchimia informale, nata più da un’amicizia lavorativa che da un progetto artistico pianificato, a produrre uno dei momenti fondativi della musica elettronica europea.

Una notte, quattro ore, una rivoluzione

Nel 1989 i tre registrano, nello studio casalingo di Gordon, un brano scritto in appena quattro ore: “Track With No Name“. Un pezzo scarno e ipnotico, costruito attorno a un pulsare elettronico gelido e ossessivo — quel suono che sarebbe passato alla storia con il nome di “bleep“, capostipite del cosiddetto bleep techno, sottogenere nato proprio a Sheffield. Quel singolo diventa, quasi per caso, il primo disco mai pubblicato da Warp Records, l’etichetta che Gordon avrebbe fondato insieme a Steve Beckett e Rob Mitchell, e che nel giro di pochi anni sarebbe diventata una delle case discografiche più influenti nella storia della musica elettronica, casa di artisti come Aphex Twin, Autechre e Boards of Canada. Per lanciare il disco, i tre misero in atto anche una piccola strategia di marketing ante litteram: fecero chiedere il pezzo nei principali negozi di dischi del paese come se si trattasse già di un successo internazionale, generando un interesse genuino ancora prima che il disco venisse effettivamente distribuito.

Un’eredità enorme, una carriera brevissima

Nonostante l’impatto storico di “Track With No Name“, i Forgemasters non hanno mai davvero costruito una carriera discografica nel senso convenzionale del termine: pochi altri singoli, nessun album vero e proprio, e un progressivo allontanamento dei tre membri verso percorsi individuali. Ma il loro peso specifico nella storia della musica elettronica britannica resta enorme. Hanno contribuito a definire il suono di un’intera città e di un’intera epoca, gettando le basi sonore per tutto ciò che sarebbe arrivato dopo di loro sotto l’etichetta di Warp Records. In fondo, il loro nome non poteva essere più azzeccato: come veri e propri fabbri del suono, hanno forgiato con pochi strumenti e in poche ore uno stile che avrebbe attraversato decenni.

— Onda Musicale

Leggi anche
“Ode all’umiltà”: Edoardo Tincani sceglie la semplicità per raccontare una virtù universale
Grama Tera torna con “Sanmartin”, dedicato al viaggio