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ELLE: il disco di rinascite e di nuove forme del folk

Elle

Intervista alla band dietro al progetto ELLE, fuori con il terzo disco “Silent Search of Spring”

Si intitola “Silent Search of Spring” questo terzo disco del progetto ELLE, dove sempre svetta il DNA contemplativo del chitarrista Marco Calderano, anima che sempre si tiene fuori dal centro della scena (lo fa anche quando veste i panni di Antihero) lasciando il palco alle voci combinate di Danilo Ramon Giannini e Miriam Fornari (la combo di voce maschile e femminile è la vera firma del gruppo romano).

Ad arricchire tutto la batteria di Giovanni Lafavia e pennellate di elettronica della stessa Fornari. Risultato? Un disco di potentissima quiete di nuovo folk industriale, tra gocce di psichedelia e pennellate di orizzonti aperti e di caldissime contemplazioni. Si muove in punta di piedi, ragiona sulla condizione umana quando questa si confronta con il sentire, con l’emozione, con i sentimenti. La fragilità della nostra evoluzione dentro un disco di piccolissime cose…

Ho come l’impressione che questo disco rifletta sull’uomo e sulla sua condizione ma con moltissima leggerezza… niente di catastrofico, molta speranza… o sbaglio?

Noi come band abbiamo sempre avuto un occhio ed un interesse, poi riflesso nei testi, sui rapporti umani. Abbiamo la presunzione di pensare che, così come i rapporti malati e disastrosi portino a farci ammalare, un rapporto sano possa guarire da qualsiasi ferita. Quindi indubbiamente abbiamo sempre proposto una visione ottimistica della vita. Ma quando parliamo di malattia parliamo non solo di malattia del singolo ma malattia di una intera società che continua a proporre rapporti superficiali e basati sulla sopravvivenza. Sul bisogno. Noi abbiamo sempre cantato di rapporti che guardassero alle esigenze di un essere umano. Nell’ultimo disco un esempio eclatante sono “Babylon” e “Another water”.

I suoni: da molte parte avete detto che tutto è sempre stato frutto di una demo… da li poca raffineria… o sbaglio?

I provini dei brani suonavano in maniera sincera. Così sincera che reincidere il disco daccapo sarebbe stata questa volta un’operazione manieristica. Quindi si, poca raffineria e molta spontaneità. Buona la prima!

Per voi che tipo di rinascita merita l’uomo? E a che tipo di rinascita può ambire?

L’uomo ha la capacità, essendo nato una volta, di ripetere quella dinamica, ovviamente psichicamente, più e più volte e questo lo porta inevitabilmente a cambiare sempre. Chi si ferma e inibisce un processo di crescita naturale rischia di rimanere incastrato in una spirale malata.

L’elettronica di questo disco è piccola… l’importanza delle piccole cose… sono tastiere e colori… o sbaglio? Ha una ragione questa scelta?

Questa volta abbiamo messo l’accento sulle chitarre che disegnavano trame continue. Il tutto spesso in acustico. L’elettronica è stata un colore, ma indispensabile per rendere poi tutto più coeso e dinamico. Probabilmente è l’acustica che ha fatto da padrone in questo disco.

La scena live di ELLE… che cosa state raccontando? Ve lo chiedo perché mio sempre avuto l’impressine che il vostro suono viva molto più su disco che sul palco. Anche qui: sbaglio?

No, non sbagli. Il problema però non è rendere autentico un disco dal vivo, ma trovare gli spazi giusti che possano accogliere una musica così diversa e distante dal mainstream di oggi.

— Onda Musicale

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