15 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Mercoledì, 11 Settembre 2019 06:27

Layne Staley, il musicista che si trasformò nel fantasma di se stesso.

Layne Staley, il musicista che si trasformò nel fantasma di se stesso.
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L'autore Carlo Zannetti


Layne Thomas Staley, è giustamente considerato uno dei migliori cantanti della storia del rock, è stato il co-fondatore, insieme al chitarrista Jerry Cantrell, del famoso gruppo Alice In Chains.

Ha firmato la maggior parte dei testi delle canzoni di questo complesso musicale divenuto in breve, insieme ad altri celebri gruppi come Nirvana, Pearl Jam e Soundgarden, un indiscusso protagonista di livello internazionale del cosiddetto grunge.

Il grungeo Seattle sound è un genere, facilmente riconoscibile, di alternative rock, suonato da alcune band formatesi a partire dalla seconda metà degli anni 80 fino ad arrivare alla prima metà degli anni 90, in una zona specifica dello Stato di Washington, a Seattle, negli Stati Uniti.

Musicalmente derivato dall’hard rock e punk rock, i musicisti nel grunge, ritornano ad usare le sonorità e gli strumenti (ad esclusione delle tastiere) che si usavano negli anni 60, suonati utilizzando un perfetto equilibrio tra suoni cristallini e potenza, prediligendo suoni distorti che accompagnano voci tormentate che urlano ritornelli fatti di testi spesso ripetitivi e angoscianti.

Parallelamente nasce anche una vera e propria manifestazione culturale, con un suo abbigliamento particolare, ed una predisposizione nel trattare argomenti legati alla frustrazione delvivere, alla tristezza, alla povertà e all’uso della droga, specialmente dell’eroina.

È in questo contesto, che purtroppo,  Layne Staley,  muore, a soli 34 anni.

È un giovane, che entra di diritto nella storia del rock per le qualità eccezionali della propria voce, per le innate ed impressionanti doti di frontman, per le sue storiche interpretazioni nelle quali i suoi demoni facevano da padroni, per una fragilità esibita come un valore aggiunto e non come un difetto.

È un altro esempio di celebre musicista, volato in cielo troppo giovane, per problemi legati alla droga, alla presenza di una figura paterna assolutamente negativa, all’ennesima sfortunata vita sentimentale e ovviamente dovuta anche ad alcune circostanze sfavorevoli.

Un altro giovane costretto dagli eventi a seguire fino in fondo quell’immagine di sé totalmente sbagliata, negativa, forse costruita su misura per i fans e magari assai lontana dai limiti del proprio carattere.

In questo caso, calzerebbe a pennello, una frase di John Lennon tratta dalla canzone “Mother Love” che cita: ” Bambini, non fate come me, che non sapevo camminare e ho provato a correre”.

Quando si guardano i video di Layne Staley si vede un uomo che non si nasconde dietro ad una corazza per difendere il proprio animo fragile, si sente un uomo che cantando ci racconta una totale disistima per se stesso, si osserva un uomo lacerato dai continui sensi di vuoto, si ascolta una voce così forte uscire da un corpo così debole.

Già, la fragilità umana, da non confondere assolutamente con la debolezza, spesso si diventa così quando da bambini si è costretti a crearsi un mondo di fantasia per evadere da una vita orrenda.

Il padre di Layne sembra essere stato un tossicodipendente, il quale una volta lasciata la famiglia per dedicarsi alle cattive frequentazioni, trova poi il “coraggio” di ricomparire  improvvisamente dopo quasi 20 anni di assenza, solo dopo aver visto una foto del figlio su un giornale musicale. Purtroppo, sembra anche che padre e figlio si facessero di eroina insieme.

Come se non bastasse, anche il lato sentimentale della vita del giovane Staley non era certo migliore, il suo grande amore si chiamava Demri Lara Parrott, un’aspirante modella amante dellapoesia, dell’arte e a quanto pare anche dell’eroina. I due rimasero assieme quasi dieci anni. La loro storia d’amore finì con la morte di Demri avvenuta il 29 ottobre 1996, dovuta ad un’endocardite batterica (alcuni dicono da un’overdose).

Dopo la scomparsa della sua amata, Layne si lasciò andare definitivamente. Ricordando i bei tempi rimane l’amaro in bocca guardando quella memorabile performance del frontman degli Alice In Chains (ascolta il brano a questo LINK) che canta benissimo il brano “God Smack” anche se seduto su una sedia a rotelle a seguito della rottura di un piede, un infortunio che non fermò né Staley, né la tournée del gruppo.

Molto triste invece l’apparizione “ Unplugged ”, registrata nell’aprile del 1996, presso il Majestic Theatre della Brooklyn Academy of Music e trasmessa per la prima volta il 28 maggio dello stesso anno, su MTV. È una delle ultime apparizioni dal vivo di Layne  Staley con la sua band.

Il povero artista è in condizioni pietose, e offre al pubblico un epilogo spietato, cantando molto bene sia bene inteso, ma fisicamente devastato dall’uso massiccio di droghe pesanti, magrissimo, occhiali neri a coprire gli occhi e addirittura guanti neri. È quasi la fine.

Il 19 aprile del 2002 Layne Staley viene trovato morto per overdose nella sua casa di Seattle. Il suo corpo viene scoperto dopo due settimane dal decesso, testimonianza di un fine vita trascorso nella più assoluta solitudine e nel peggiore degrado.

La misera uscita di scena di un uomo buono e sfortunato, dotato di una voce incredibile, piena di bellezza, tristezza e inquietudine.

 

Carlo Zannetti - Onda Musicale

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