4 Luglio 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Mercoledì, 07 Marzo 2018 11:13

The Beatles - “Strawberry Fields Forever” / “Penny Lane” (1967)

The Beatles - “Strawberry Fields Forever” / “Penny Lane” (1967)
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L'autore Massimo Bonomo


Con il 29 agosto 1966 i Beatles, in scena al Candlestick Park di San Francisco, avevano messo la parola fine alle loro esibizioni dal vivo, iniziate in un 1960 che pareva lontano anni luce, dal momento che avevano tenuto un’infinità di concerti in quasi ogni parte del mondo, dalla natia Liverpool passando per Australia, Germania e Stati Uniti.

Fermandosi con le performances intendevano dimostrare – al pubblico ma soprattutto al loro manager Brian Epstein – di essere innanzitutto persone dotate di una volontà, ma anche il fatto di non riuscire più a nascondere un’insofferenza per tournée di cui non si scorgeva la fine e la cui qualità era sempre più scadente (con un pubblico in delirio era impossibile sentire gli strumenti, e poi il pubblico era più interessato alla presenza dei quattro che non alla loro musica).

Il gruppo si prese tre mesi di pausa, durante i quali ciascuno dei membri si dedicò a progetti cinematografici (Lennon in “How I Won The War”) oppure ad interessi personali come i viaggi (McCartney in Kenya, Harrison in India). Smettendo di fare concerti i quattro di sicuro si erano chiesti cosa ne sarebbe stato del gruppo, ma per il momento potevano dedicarsi con tutta la calma possibile a creare un sound radicalmente diverso da quello ascoltato sino a quel momento, sperimentando un numero pressoché infinito di nuove architetture musicali, così rivoluzionarie da rendere necessario escogitare ardite soluzioni tecniche nel corso del complesso processo di registrazione e mixaggio.

I Beatles, che si riunivano negli Studi EMI, dopo una vacanza davvero lunga, nel tardo novembre 1966, avevano cambiato look e, con il progetto che di lì a qualche mese avrebbe pian piano preso forma, pure identità: sarebbero diventati la “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”. Ma in quei freddi giorni di fine 1966 non lo potevano ancora prevedere. Di sicuro avevano in mano idee e soluzioni per costruire e dare forma a due nuove canzoni: “Strawberry Fields Forever” e “Penny Lane”.

La prima, capolavoro che porta l’inconfondibile impronta di John, nacque quando lui era impegnato nelle riprese di “How I Won The War”: l’aspetto del giardino della residenza spagnola dove si trovava gli fece affiorare alla mente quello di un orfanotrofio di Liverpool (inaugurato nel 1936) dove lui, da bambino, aveva spesso giocato nel corso della consueta festa estiva nel giardino dell’istituto.

La canzone, con un’introduzione di mellotron inconfondibile (da pelle d’oca), rappresenta significativamente il grado medio di complessità delle sedute di Pepper: la versione finale del pezzo è il risultato della fusione e manipolazione di due takes (7ª e 20ª) con ritmo e tonalità differenti. L’aggiunta di archi ed ottoni è il tocco magistrale che conferisce nobiltà a questo racconto di una poesia unica.

In “Penny Lane”, riconoscibilissima creatura di Paul, il racconto realistico di uno scorcio della propria città natale è condotto con uno sguardo nostalgico del tempo passato, quello della Liverpool della sua infanzia. La composizione è resa davvero aristocratica dalla sezione degli ottoni e soprattutto dal fraseggio barocco del trombino di David Mason (nell’"Anthology 2" possiamo apprezzare un fraseggio orchestrale più ampio, scomparso nell’editing finale).

Dal breve racconto della genesi di questi due capolavori si può immaginare quale fosse la quota alla quale si sarebbe alzato in volo il nuovo disco: sarebbe stato (e così fu) un capolavoro senza eguali. Purtroppo l’evoluzione dei lavori vide prendere una direzione differente dagli esordi, dato che Pepper non fu l’immaginato quadro sonoro della Liverpool che fu: le due composizioni Lennon/McCartney, su pressione della EMI (dato che un singolo Beatles latitava da parecchio tempo sul mercato e nelle classifiche), furono inizialmente pubblicate come un 45 giri il 13 febbraio 1967 in USA ed il 17 febbraio in UK.

Il loro isolamento terminò il 27 novembre 1967, quando l’etichetta americana Capitol li pubblicò tra i pezzi del lato B di “Magical Mystery Tour” (uscito in UK nella forma dell’EP).

 

Massimo Bonomo - Onda Musicale

 

 

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