6 Agosto 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Lunedì, 24 Ottobre 2016 09:58

Intervista a Giovanni Rossi autore di "Roger Waters-oltre il muro"

Intervista a Giovanni Rossi autore di "Roger Waters-oltre il muro"
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L'autore Stefano Leto


Giovanni Rossi è uno scrittore e giornalista italiano. Nella sua carriera si è occupato di alcune riviste musicali fino a realizzare la sua prima pubblicazione nel 2011 con il libro "Industrial (r)Evolution".

Il libro è un'attenta analisi della storia e dell'evoluzione della musica industriale, con il prezioso contributo di oltre duecento interviste.

L'anno successivo pubblica "Nine Inch Nails - Niente mi può fermare", biografia dell'omonimo gruppo metal britannico e del suo frontman Trent Reznor.

Nell'autunno del 2013 Giovanni Rossi pubblica "Roger Waters - Oltre il muro", biografia dell'ex bassista dei Pink Floyd e autentico genio creativo della progressive band inglese.

Lo abbiamo contattato e gli abbiamo rivolto alcune domande.

 

Musicista, giornalista, blogger, scrittore. Chi è Giovanni Rossi?

"Sono emiliano, lo dico con la fierezza di chi è molto legato alla sua terra, alle radici, alla tradizione. Poi sono uno scrittore. Ho iniziato il mio percorso di avvicinamento alla musica prima imbracciando il basso, poi iniziando a collaborare con un periodico musicale, infine -  ci racconta lo scrittore - sono approdato alla saggistica e alle biografie musicali. Oggi mi occupo esclusivamente di questo, raccontare le storie e soprattutto le persone che per me hanno rappresentato pagine importanti della musica."

Nel 2013 hai pubblicato il libro “Roger Waters – Oltre il muro”, che è una minuziosa biografia dell’ex bassista dei Pink Floyd. Come è nata questa idea?

"Roger Waters è stato il mio primo grande amore musicale. Quello dei Pink Floyd a Modena alla fine degli anni ’80 fu il mio primo concerto. Ovviamente lui non era presente, ma come racconto nel libro, proprio quella assenza ha acceso una scintilla. Approfondendo i testi scritti da lui e la sua storia personale, mi sono trovato immerso in una dimensione che non era semplicemente quella di un grandissimo artista, bensì di una persona dalla sensibilità straordinaria, osservatore acutissimo dell’uomo. Tra le centinaia di libri sui Pink Floyd che ho scovato in libreria nel corso degli anni, mi sono accorto che ne mancava uno, per me quello più importante. Così ho deciso di scriverlo io."

Si è appena concluso il tour “Rattle That Lock” di David Gilmour che lo ha visto esibirsi nelle tre tappe italiane di Verona, Pompei e Roma. Cose ne pensi?

"Gilmour è un musicista impressionante e la sua chitarra resta per me una delle più preziose in circolazione. La sua poetica con la sei corde ha costituito uno dei pilastri dei Pink Floyd, e di questo ne è sempre stato consapevole lo stesso Waters. In più le cornici che sceglie per i suoi live sono sempre fortemente evocativi, e qui in Italia con le esperienze di Pompei e Venezia ne abbiamo avuto esperienza diretta. Detto questo - prosegue il giornalista -  non sono un fan sfegatato della sua carriera solista. Intendiamoci, Gilmour è e rimane un gigante, ma non sarebbe giusto paragonare un album come “Rattle That Lock” ai Pink Floyd, si tratta di qualcosa di completamente diverso. E i brani che sta componendo adesso non mi colpiscono più di tanto."

In questi giorni Roger Waters è in America dove suonerà insieme a Neil Young, The Who, Paul McCartney, Rolling Stones, Eric Clapton in quello che è già stato definito il “Woodstook del terzo millennio”. Cosa ne pensi?

"Tonnellate di invidia! Un evento del genere è qualcosa di irripetibile e chi c’è stato si porterà dietro un bel ricordo, per tutta la vita. Poi intorno a questa sorta di Woodstock aleggia anche una buona dose di mistero, in particolare sui cache versati agli artisti, e che hanno consentito all’organizzazione di mettere insieme questi mostri sacri. Ma non credo che per Roger sia stato questo il punto, non lo è mai stato. Secondo me ha voluto fare una bella prova generale per il nuovo tour, in più ha colto l’opportunità di dire la sua su Trump!"

All’inizio del prossimo anno dovrebbe uscire il nuovo disco di Waters, atteso da anni. Che cosa ti aspetti dal disco?

"Mi aspetto un capolavoro come e più di “Amused To Death”, introspettivo emotivamente, spietato politicamente, sferzante a livello di toni e musicalmente ricco. Waters è uno dei più grandi osservatori viventi delle vicende umane, e l’avanzare dell’età non ne ha attenuato sarcasmo, ironia, rabbia. L’attualità condita di guerre, lotte politiche, disparità sociali, discriminazioni, gli sta fornendo moltissimo materiale e sono certo che i suoi prossimi testi saranno uno schiaffo in faccia per molti. Oltre ad essere un grandissimo compositore di testi, Waters ha poi sempre avuto il pregio di intuirne la migliore traduzione sonora. Non ha mai esitato a circondarsi di musicisti fenomenali per avere lo strumento migliore a questo scopo e penso che anche in questa occasione ascolteremo musiche di livello assoluto."

Recentemente sono apparse delle frasi sui social che lasciavano intendere una possibile reunion dei Pink Floyd. La posizione di Mason, Gilmour e Waters è ampiamente nota. Tu cosa ne pensi e credi che un giorno sarà possibile che avvenga?

"L’unico motivo per cui i Pink Floyd potrebbero riunirsi è quello di una causa umanitaria, lo hanno confermato più volte sia Waters che Gilmour. Purtroppo, con le emergenze che vive il nostro mondo, oggi le occasioni sarebbero tante, ma probabilmente manca la scintilla. E la volontà. Waters sta vivendo una straordinaria carriera solista e Gilmour ha sempre scansato ogni ipotesi di ritorno dei Pink Floyd, anche e soprattutto nelle ultime interviste. Alla fine penso che non li rivedremo mai più su un palco insieme, ma lo dico con la scaramanzia di chi spera di sbagliare."

Che progetti hai per il futuro?

"In questo momento sto lavorando su due biografie ufficiali di artisti italiani: un gruppo emiliano davvero unico con cui sono cresciuto e a cui sono particolarmente legato e un compositore straordinario che ha scritto un pezzo importantissimo della nostra musica. E poi c’è sempre Roger… "

 

Stefano Leto - Onda Musicale

 

 

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