Intervista a LaLadra, fuori con il disco d’esordio eponimo.
Ecco il disco d’esordio de LaLadra, eponimo come nelle migliori tradizioni rock. Ma non solo rock… non solo pop… tantissima produzione che strizza occhio e stile al futuro senza abbandonare i cliché a cui tanto siamo legati. E le liriche di Susie Regazzi e la direzione artistica di Federico Poggipollini, come ampiamente anticipato dai singoli rilasciati in rete, sembrano confermare davvero tanto carattere e personalità.
Un disco che troviamo anche in vinile, canzoni velenose per niente corrette politicamente e anzi, manifesto – quanto possibile – di un “rimprovero” generazionale di ciò che stiamo diventando o di cosa siamo “costretti” a diventare. E qui brani come “Capolinea” o “Generazione Dieta” la fanno da padrone… da ingerire a stomaco vuoto e senza quello stucchevole perbenismo da bar.
Un suono underground, industriale, di confine… forme pop al limite… una voce che dentro custodisce molta rabbia, possiamo dirlo?
Si, c’è rabbia ma anche tanta speranza per un mondo nuovo.
E se vi dicessi che questo disco suona punk?
Ne siamo orgogliosi direi.
Immersi nelle tue canzoni, ti chiedo: siamo davvero la generazione che ha “inventato” l’allergia ai cani e che ha bisogno di studi prima di mangiare? Prendendo a prestito concetti forti dalle tue liriche…
Sicuramente ci sono anche alcune ‘mode’ o ‘paranoie’ ma per il resto siamo una generazione profondamente colpita da un sacco di anomalie di salute che prima non c’erano, o forse non venivano ricondotte al cibo ad esempio. Abbiamo ancora tanto da imparare sul nostro corpo meraviglioso e per tutti i cambiamenti che abbiamo fatto al cibo stesso, i processi artificiali, conservanti, coloranti, spesso è diventato controintuitivo nutrirsi, bisogna stare attenti a tante cose, davvero studiare per poter mangiare sano o non esporsi a sostanze molto allergizzanti.
Con Poggipollini: un binomio estetico o anche compositivo? Chi ha scritto cosa?
Ci siamo trovati molto bene a scrivere i brani. Principalmente io ho scritto i testi e le melodie e Federico ci ha messo accordi e l’abito newave post-punk che ora li distingue.
Posso dirti che “Seconda chance” esce molto fuori dallo stile del resto del disco? Ha senso questa osservazione?
Avrei detto più Offline con le sue derive verso il pop però è un parere interessante il tuo, seconda chance è forse il fulcro di questo album almeno come significato del testo per me, certo è l’unico brano in cui compaiono alcuni tipi di suoni come l’atmosfera di archi iniziale


