Recensioni e Interviste

Vendrame: «Se chi ci segue da anni non capisce cosa stiamo combinando, allora siamo ancora riconoscibili» (intervista)

La band dei Vendrame

A sei anni dalla pubblicazione di “Burro – I Grandi Successi Vol. I”, i Vendrame tornano alle origini con “Burro – I Grandi Successi Vol. I Rimasterizzato Meglio”

 I Vendrame tornano con “Burro – I Grandi Successi Vol. I Rimasterizzato Meglio”, nuova versione del disco uscita il 24 settembre. Un ritorno che arriva dopo “Barz8 – I Grandi Successi Vol. II”, pubblicato a gennaio, e che non sembra avere nulla di nostalgico: anche nel recupero di un lavoro del passato la band continua a muoversi dentro quel territorio fatto di nonsense, paradossi, personaggi e situazioni surreali che negli anni ha definito il loro immaginario.

“Burro” diventa così un nuovo punto di partenza per interrogarsi su cosa sia rimasto uguale e cosa invece sia cambiato nei Vendrame, ma anche sul rapporto tra il loro linguaggio e un presente sempre più veloce e affollato di contenuti. Ne abbiamo parlato con Riccardo Di Virgilio Mambella, che ci racconta il senso del “malcomplesso”, l’importanza degli inside joke e la scelta di non rendere necessariamente tutto immediatamente comprensibile.

Risponde alle domande Riccardo Di Virgilio Mambella.

Avete costruito negli anni un immaginario in cui spesso sembra che chi guarda da fuori capisca solo una piccola parte di quello che succede davvero dentro i Vendrame. È una scelta consapevole quella di non spiegare tutto, o semplicemente non vi interessa rendere il vostro mondo comprensibile agli altri?

Ma, direi che negli ultimi anni, forse più di un decennio, si è persa sempre di più la voglia di andare in profondità. Giocare con il nonsense come hanno fatto in passato tanti autori e cantautori è una forma espressiva ben decisa: avere una forte finalità comica, ironica o grottesca, pensata per rompere le regole della razionalità e quando riesce, sorprendere l’ascoltatore. Ci permette di superare i confini del linguaggio convenzionale per evocare atmosfere, emozioni o immagini astratte e nel nostro caso grottesche. Essere scambiati per troppo autoreferenziali ci fa sorridere… purtroppo temo che la realtà sia che non c’è più interesse né pazienza nel provare ad andare un minimo in profondità, vittime di un quotidiano che vomita contenuti di basso profilo ogni istante al fine di intorpidire e soprattutto distrarre la vita di ognuno di noi.

Anche nei vostri social c’è spesso la sensazione di essere davanti a una serie di riferimenti, battute e situazioni di cui conosciamo solo il contesto esterno. Quanto è importante per voi che esista una parte dei Vendrame che rimanga deliberatamente inaccessibile a chi ascolta?

Ma anche qui… forse di primo impatto ci si aspetta un demenziale facile, o perlomeno ci si è abituati… come dicevo nella domanda di prima. Per noi non è importante che vi sia una inaccessibilità, saremmo folli, suoneremmo solo in camera nostra, noi puntiamo a evitare l’etichetta, a giocare con i paradossi, a generare personaggi vittime di un quotidiano vorticoso, proviamo a suscitare una curiosità, diversa, senza tempo né etichette, forse difficile? Non immediata? Incollocabile? Supercalifragilistichespiralidoso? Sì… fa parte del malcomplesso.

Con la nuova versione rimasterizzata di “Burro” state tornando su un disco che appartiene a un momento preciso della vostra storia. Riascoltandolo oggi, c’è qualcosa che vi fa ridere, qualcosa che vi imbarazza o qualcosa che invece vi sembra ancora inspiegabilmente attuale?

Ci imbarazza sicuramente la pernacchia del Dottor Palmito presente sul brano “La Cacca Sociale”, che pretese di essere registrata con un Neumann U47 degli anni ’50, recuperato dagli studi RAI, che rese però la performance troppo naïf, troppo maliziosa. Inoltre, come si evince già nel secondo progetto Barz8 – I Grandi Successi Vol. II uscito a gennaio di quest’anno, probabilmente spingerei più su un’ironia visibile, più tangibile… ma il confine della banalità è sottilissimo.

A volte sembra che i vostri inside joke siano quasi diventati una forma di linguaggio interno. Vi è mai capitato di accorgervi che una cosa nata per caso tra voi tre/quattro persone è diventata talmente importante da finire inevitabilmente dentro la vostra musica o nel vostro modo di presentarvi?

Qualsiasi cosa dei nostri “inside joke”, come li hai definiti, è finita inevitabilmente nei nostri progetti. Praticamente trasformiamo ogni cosa in concetto, soprattutto le persone e subito dopo in brani e dunque album. Basta una conversazione tra di noi, per far venire fuori mondi paradossali che utilizziamo per esprimere il malcomplesso.

Se “Burro” rappresentava quello che eravate in quel momento, quanto vi interessa oggi essere ancora riconoscibili come Vendrame e quanto, invece, vi divertirebbe arrivare a un punto in cui anche chi vi segue da anni non riesce più a capire cosa state combinando?

Se chi ci segue da anni non capisce cosa stiamo combinando, allora siamo ancora riconoscibili come Vendrame.

La band dei Vendrame

— Onda Musicale

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