Joni Mitchell, al secolo Roberta Joan Anderson, nasce a Fort Macleod (Canada) il 7 novembre 1943 ed è una cantautrice canadese.
Dopo una gavetta tra café canadesi e locali statunitensi nei quali germogliava e veniva alla luce una nuova generazione di musicisti folk, Joni Mitchell ottenne il successo commerciale alla fine degli anni sessanta, definendo uno stile che farà epoca e sarà fonte d’ispirazione per tutte le cantautrici dei decenni successivi.
Il suo impatto sul cantautorato americano di cui è considerata una delle grandi capostipiti assieme a Carole King e Laura Nyro, è parallelo a quello di artisti come Neil Young e Eric Andersen. Col passare del tempo, il folk verrà sempre più relegato al passato, per dare spazio a nuove sonorità vicine al blues e al jazz che la porteranno a collaborazioni prestigiose con artisti come Pat Metheny, Jaco Pastorius, Herbie Hancock, Michael Brecker e Charles Mingus.
Joni Mitchell non è solo nota per la sua musica raffinata ed originale ma altrettanto piena di naturalezza melodica, di risoluzioni convincenti nell’armonia, dei testi estremamente ricercati e poetici, ma anche per la sua passione e talento per le arti pittoriche. È lei stessa infatti a dire: “Sono prima di tutto una pittrice, poi una musicista…“. Cura personalmente la grafica e le copertine dei propri album, utilizzando la maggior parte delle volte quadri, ma spesso anche elaborazioni fotografiche.
Al Newport folk festival, Joni si è esibita per un’ora portando 13 suoi grandi successi
Nel finale ha imbracciato la chitarra regalando al pubblico un assolo. Un festival storico, che ha visto nascere leggende come Bob Dylan e Joan Baez. Il Newport folk festival ha fatto da cornice ad un grande ritorno, quello di Joni Mitchell. La cantautrice canadese, che nel 2015 era stata colpita da un grave aneurisma, ha regalato una grandissima emozione a tutti i suoi fan, dopo oltre vent’anni di lontananza dalle scene e a 53 anni dalla sua precedente esibizione nella rassegna che si tiene ogni anno nella cittadina statunitense del Rhode Island.
Classe e carisma non comuni
L’artista (classe 1943) è salita sul palco a metà di un set di Brandi Carlile e ha mostrato fin da subito il suo carisma e la sua classe senza eguali. “Mi sono appena reso conto che Joni è la persona meno nervosa quassù”, ha esclamato Carlile a metà di una esibizione entrata a pieno diritto nella storia del Festival.
Seduta su un ‘trono’, la cantante ha presentato 13 brani del suo grande repertorio. In circa un’ora di esibizione, ha eseguito canzoni come Carey, Come in from the gold, Help me. E ha commosso con Both sides now, Circle game e una toccante versione di versione di Summertime di Gershwin.
Una jam fantastica
Che ha visto esibirsi anche artisti come la stessa Carlile, Blake Mils, Celisse, Taylor Goldsmith, Marcus Mumford e tanti altri. Poi, alla fine dell’esibizione, l’artista si è alzata in piedi, ha suonato un lungo assolo di chitarra (Just like this train).
E tutto all’insegna di un’idea: ricreare i famosi “Joni Jams”, gli incontri informali avvenuti fra musicisti di grande livello, nella casa di Joni Mitchell a Los Angeles. Una iniziativa presa dopo l’aneurisma che aveva colpito Joni Mitchell, lasciandola praticamente paralizzata e incapace di parlare. Da quell’evento così drammatico, sono però nate queste riunioni: da Carlile a Elton John, da Herbie Hancock a Bonnie Raitt, in tanti si sono ritrovati attorno all’artista, per scambiarsi canzoni e storie. “Nessuno unisce i cantanti folk come l’umiltà di provare una nuova canzone davanti a Joni Mitchell”, ha spiegato Carlile, che ha curato e organizzato l’intero set, nell’introduzione alla performance.
(articolo di Giovanni Gagliardi e pubblicato su repubblica.it)









