17 Dicembre 2018
Magazine di Musica e Spettacolo
Mercoledì, 17 Ottobre 2018 16:43

“Bianco Rosso e Verdone”: ritratto di un'Italia che fu

“Bianco Rosso e Verdone”: ritratto di un'Italia che fu
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L'autore Vanni Versini


Sono le 5 e 14 minuti. Oggi, domenica 10 giugno, dopo una tranquilla vigilia elettorale, si vota in tutta Italia”. Questo l'annuncio proveniente dall'autoradio di un camion guidato da uno degli autisti più tamarri di sempre, catenazza e bandana al collo assieme all'immancabile sigaretta, che sfreccia per le strade tranquille poco trafficate dello Stivale.

Sempre domenica, ma ore 7.00 e un po' più in su a Monaco di Baviera, è l'ora della sveglia per l'emigrato italiano Pasquale Ametrano (Carlo Verdone). Capellone, trasandato e pure sfortunato, il buffo e silenzioso personaggio deve recarsi fino a Matera per votare, ma non prima di una sana colazione a base di wurstel cucinata dalla moglie (Élisabeth Wiener).

Ritorniamo a bomba in Italia, stavolta a Torino alle 7.30, dove un nevrotico Furio (Carlo Verdone) sta mettendo, ancora una volta, a durissima prova la pazienza della moglie Magda (Irina Sanpiter) mentre carica i bagagli sulla macchina di famiglia per recarsi a Roma per votare.

Pare infatti che non li stia mettendo correttamente, al pari dei due figli, e non abbia neanche scelto il prosciutto migliore per i panini, mai prenderlo da Luciano quando c'è Gino. Tutto questo la porterà a dire la battuta che più di ogni altra la identificherà nel corso del film, “non ce la faccio più!” dopo lo scambio del “tu mi adori?” e la celeberrima telefonata all'ACI.

Un po' più in là, all'uscita autostradale di Verona ore 9.00, il goffo ed impacciato Mimmo (sempre Carlo Verdone) è giunto finalmente in Veneto, dopo aver confuso Vicenza con Verona, per andare a prendere la nonna Teresa (Elena Fabrizi conosciuta anche come Sora Lella) dagli zii che vuole andare a votare.

La nonna, lamentosa e manesca, vuole andare infatti a votare i comunisti, come afferma con enfasi, ma non prima di far levare un sedile alla macchina del nipote per stare più comoda.

In qualche maniera lo scalcagnato viaggio verso la capitale dei nostri tre assurdi protagonisti è cominciato. Ognuno di loro però vivrà un'esperienza che definire astrusa è solo un riduttivo!

Pasquale, anche se non dice una parola se non alla fine del film, subisce un furto ed una figuraccia dietro l'altra a dimostrazione della sua perenne sfortuna di fantozziana memoria.

Il viaggio di Magda e Furio viene invece “scosso” dall'incontro con il musicista Raoul (Angelo Infanti) del quale la donna s'infatuerà abbandonando il logorroico marito, personaggio usato più volte nella carriera di Verdone, ed i figli.

Il viaggio di Mimmo e la nonna, il mio preferito, è invece uno dei meglio descritti e più rocamboleschi di tutta la pellicola.

I due percorreranno insieme mezza Italia e finiranno nelle situazioni più astruse, condite dalle battute in romanesco più celebri del film, ma andiamo con ordine.

La nonna, ovviamente, è anziana ed ha bisogno di medicine e cure. Tra queste va anche fatta un'iniezione, ma Mimmo non ha la minima idea di quello che sta facendo o che potrebbe succedere. Per fortuna o purtroppo arriva il camionista citato all'inizio, il mitico Mario Brega, detto “er Principe” che li aiuta.

Poi, non si sa bene come e perché, lui finirà nei guai con la giustizia e la goffaggine di Mimmo non sarà certo di alcun aiuto. Proseguendo il viaggio, dopo uno strano incontro con dei turisti russi in un autogrill, nonna e nipote finiranno in un cimitero per portare un mazzo di fiori ad una tomba della quale non ricordano neanche il nome.

L'episodio in questione è stato infatti citato dallo stesso Verdone in un documentario sulla sua esperienza cinematografica che l'ha descritto come un mirabile esempio di aforismi e stile di vita tipicamente romano. I due si scambiano infatti commenti e battute sui nomi dei defunti mentre cercano la misteriosa tomba, fateci caso.

In seguito Mimmo incontrerà anche una prostituta (la Milena Vukotic che tutti ricordiamo per la saga di Fantozzi” e non solo) che cercherà di adescarlo, ma il nostro timido protagonista scappa e si rifugia a dormire tra le braccia della nonna.

Altri eventi sconquasseranno poi il viaggio fino alla capitale facendo sì che tale giornata raggiunga praticamente il suo apice ai seggi elettorali.

Questa, in poche parole, è la trama di Bianco, Rosso e Verdone” (1981) uno dei film più celebri dell'attore e regista romano che, con questa pellicola ormai cult, ha saputo darci un ritratto dell'Italia e degli italiani di allora a modo suo.

I valori, il fregare la gente, la sfida perenne tra PCI e DC, le nevrosi, la modernità, il sesso e chi più ne ha più ne metta in un unico calderone di irresistibile comicità verdoniana.

Comicità che ha visto la collaborazione di Ennio Morricone per la colonna sonora, con lui anche i temi musicali più semplici hanno tutta un'altra sonorità, e di Sergio Leone nei panni del produttore dato che aveva visto nel giovane Verdone del talento. Già ai tempi del primo film, Un sacco bello, Leone diede dei preziosissimi consigli ad un nervosissimo Verdone alle prese con la sua opera prima.

Un film questo che ha poi dato il LA a tanti altri cult di Verdone, basti pensare a Borotalco” oppure ad Acqua e sapone, ed i suoi personaggi. Una pellicola che, nonostante gli anni, fa ancora ridere e commuovere nei punti giusti e che rivedo sempre con piacere. Vorrei concludere con una domanda però, m'hanno fatto un buono... che vor di'? Vor di' che...?.

 

Vanni Versini – Onda Musicale

 

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